«L’accerchiamento» giudiziario di Berlusconi coincide con la nascita ufficiale del Terzo Polo, che al di là dei proclami si propone come alternativa alla destra italiana formata da PDL e Lega. L’idea è chiara: delegittimare il PDL e il patto con la Lega, e contemporaneamente proporre come «nuovo» centrodestra l’alleanza farlocca tra UDC, FLI e API. Tre partiti, diretti eredi della becera partitocrazia italiana in versione amarcord.
Non vi sono dubbi in proposito, e se le azioni giudiziarie contro il Premier non sono mai state una novità nel nostro paese, queste fino al 2008 si limitavano, o comunque puntavano, a delegittimare il suo consenso elettorale, paventando l’idea che il Cavaliere fosse un truffatore e un favoreggiatore della mafia; dopo le ultime elezioni politiche però qualcosa è cambiato. Si è puntato sul personale e sulla sfera sessuale del Premier. Da qui gli pseudo scandali su Noemi Letizia, la D’Addario e ora Ruby.
Difficile non vedere un tentativo di accerchiamento. Difficile non leggere nella cronaca politico-giudiziaria diverse e incomprensibili coincidenze che non fanno altro che aumentare la tensione nel nostro paese, già concretamente palpabile. I magistrati si difendono, ritenendo legittima la loro azione, ma è chiaro che ormai questo potere dello Stato è andato oltre i limiti di cui all’art. 101 cost. È infatti davvero arduo – per dirla con gli osservatori più acuti – non leggere in molte attività giudiziarie l’intento di scaraventare nella polvere il maggiore leader della maggioranza di Governo. Certo, ipotesi impossibile da dimostrare. E questo perché quando si rappresenta la legge, è la legge che parla, e non le presunte e intime motivazioni di chi la amministra. Per cui, la magistratura ha gioco facile nel difendere l’operato di alcune procure (in verità sempre le stesse). E del resto, difendendo quelle procure, difende l’intera casta giudiziaria e le sue prerogative, oggi messe in pericolo dall’esigenza sempre più pressante di una riforma che mira sostanzialmente a ridimensionarle e ad armonizzarle meglio con la Costituzione.
È chiaro che dinanzi a certe resistenze di casta e di potere, il baratro non è poi così lontano. In un contesto sociale più «caldo», il rischio che alcune azioni e certi comportamenti comportino il pericolo di una guerra civile, non sarebbe poi così peregrino. Basti vedere quel che accade in Tunisia, Algeria o Egitto, per capire che gli scollamenti sociali sono altamente pericolosi e creano instabilità. Nella nostra società – che alla sinistra piaccia o meno – esiste una consistente fetta di opinione pubblica che vota e sostiene Berlusconi, e crede in lui e nel centrodestra, ritenendo – a ragione o torto – l’opera della magistratura se non proprio illegittima, quantomeno sospetta. Perciò non sopporta l’idea che al potere l’avversario ci arrivi o possa arrivarci grazie a una sentenza di condanna del proprio leader politico, piuttosto che per mezzo di una legittima vittoria elettorale netta e indiscutibile.
Alla luce di questi motivi, i poteri istituzionali nostrani stanno giocando con il fuoco. E se non è capitato il peggio, è perché gli italiani sono persone perbene e conoscono perfettamente quali sono i limiti che non possono essere superati in una democrazia compiuta. Ma va da sé che nessun cittadino con la testa sulle spalle e un cervello per pensare, accetterà mai che lo si prenda in giro e gli si sottragga quel poco di sovranità che la Costituzione ancora gli garantisce. E cioè il potere di scegliersi i propri rappresentanti politici, senza che altri poteri decidano per lui. Sia che questi poteri siano giudiziari, sia che siano politici.
Ecco perché sono convinto della necessità che la palla ritorni al centro e che ogni attore di questo triste spettacolo all’italiana si quieti. Parimenti sono necessari segnali forti da parte delle istituzioni più autorevoli e arbitre. In particolare il Presidente della Repubblica dovrebbe intervenire fermamente presso il CSM e presso il Presidente della Camera, affinché i toni e gli attacchi contro la Presidenza del Consiglio siano moderati e rientrino nella normale dialettica tra le istituzioni, ricordando che il Premier è espressione del potere legislativo, il quale a sua volta – a differenza degli altri poteri dello Stato – trova la sua diretta legittimazione nella volontà popolare. Ed è questa, come fonte primaria della democrazia, a dover essere primariamente salvaguardata.
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