Ecco perché è stato facile, per chi ha sempre votato MSI-AN, poi riversare le proprie speranze in Berlusconi, il quale prontamente e quasi automaticamente si è sostituito a Fini nella leadership della destra. E’ paradossale, ma il Presidente della Camera, tentando di scalzare Berlusconi dalla leadership della destra, ha invece spianato la strada al Cavaliere per diventare l’unico e vero riferimento della destra. Perché è difficile seguire un leader (Fini), fino a ieri capace di proporre la chiusura delle frontiere e oggi fattosi promotore del voto agli immigrati e della cittadinanza breve. Il popolo di destra si è sentito non solo smarrito e confuso ma anche tradito, e ha inevitabilmente e naturalmente guardato a Berlusconi come a nuovo leader, benché il Cavaliere non provenga certamente dalla tradizione missina.
D’altra parte, è indubbio che il progetto finiano abbia subìto la nefasta influenza della sinistra radical chic, la quale, pompando le ambizioni di Fini nella speranza di scalzare Berlusconi, ha ottenuto comunque un risultato apprezzabile: è riuscita a rompere un sodalizio che sembrava d’acciaio, indebolendo il centrodestra in generale. Non so se Fini se ne sia reso conto, ma questa è la sacrosanta verità. Le ambizioni dell’uomo sono state usate per demolire un’alleanza che in quindici anni ha vinto tutto e che gli avrebbe consegnato prima o poi la incontrastata leadership del centrodestra. Gianfranco Fini, più di Umberto Bossi, si è invece rivelato il tallone d’Achille di Berlusconi, il Pinocchio frustrato che prestando ascolto al Gatto e la Volpe, è caduto nella loro trappola, non capendo che i due furbacchioni hanno voluto ben altro che la sua felicità…
Fini con le mosse azzardate e fallaci che ha fatto in questi due anni si è pertanto messo all’angolo della politica. Non può più tornare indietro. Non può più dire “ho scherzato, riparliamone”; non può rimescolare le carte come quando si alleò con Segni alle europee e il Cavaliere comunque lo perdonò. Questa volta si è giocato tutto: si è giocato la stima di Berlusconi e si è giocato soprattutto il consenso dell’elettorato di destra. Egli deve ora andare avanti per la strada che ha scelto e bere il calice amaro fino in fondo, compreso quello delle giornalate feltriane. Perché se è fango lo scandalo immobiliare monegasco, altrettanto lo era quello delle vicende D’Addario e Noemi contro il Cavaliere, sulle quali Fini non prese mai una netta posizione a favore e garanzia del proprio alleato. Non ci possono essere due pesi e due misure. Così come non ci possono essere doppie morali e un garantismo a corrente alternata. Sicuramente non ci può essere censura o libertà di stampa a seconda di chi viene colpito dagli scoop giornalistici e dall’organo di informazione che li fa.
Il Presidente della Camera si è rovinato con le proprie mani e ora deve proseguire nel suo progetto, se davvero ci crede e sempre che non sia stato solo un capriccio antiberlusconiano. Difficilmente però potrà considerarsi un progetto di destra. Lo sarebbe stato se pur ponendosi di traverso al Cavaliere, avesse proposto tematiche care alla destra: contrasto forte all’immigrazione, centralità della famiglia, tutela della vita in tutte le sue forme, valori nazionali ma senza sconfessare il federalismo, presidenzialismo, cittadinanza lunga e riconoscimento dei valori della cristianità come valori integranti l’identità nazionale. Insomma, princìpi che si pongono davvero come alternativi allo sfascio della sinistra e al suo antinazionalismo. Non si può definire di destra una formazione che pur di combattere il berlusconismo è disposta a rinnegare i princìpi anzidetti e a fare i patti con il diavolo, con i democristiani e con Vendola. Vorrei proprio vedere chi – autenticamente di destra – la voterebbe…
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