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© 2010 Il Jester 25 agosto 2010

Torna Walter Veltroni… sul Corriere

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A leggere la sua lettera da “padre della patria” c’è solo da ridere. Non tanto per l’alto carattere retorico dello scritto, quanto per le genericità delle considerazioni fatte, condite peraltro con il solito stomachevole antiberlusconismo. Quello che emerge in particolare è la considerazione – non ancora accettata dalla sinistra – secondo la quale Berlusconi sta a palazzo Chigi non certo per miracolo divino ma per i voti presi alle elezioni. Per cui, non può trattarsi di un evento eccezionale, ma della ovvia conseguenza dell’esercizio della democrazia nel nostro paese. Invece, per la sinistra tutta, la permanenza di Berlusconi nella poltrona di palazzo Chigi pare più un abuso che la conseguenza dell’esercizio di un diritto. In altre parole, il Cavaliere sta al governo in modo del tutto illegittimo.
A parte questa sensazione, che – ripeto – emerge chiaramente dalle parole di Uolter, il resto della missiva è davvero assuramente pesante. Più precisamente mi hanno colpito queste parole: “… scrivo ai nuovi poveri italiani, i ragazzi precari, che arrivano a metà della vita senza uno straccio di certezza, senza un euro per la pensione, senza un lavoro sicuro, senza una casa, senza la sicurezza di poter mettere al mondo dei figli. E senza che politica e sindacati si occupino di loro.”
Oddio, detto da un politico che per anni ha preso ventimila euro al mese e che gode di diritti pensionistici che un lavoratore di fabbrica non riuscirebbe a ottenere neanche con trecento anni di lavoro, mi pare francamente un po’ beffardo. E poi, mi dovrebbe chiarire il buon Walter a quale politica e a quali sindacati egli si riferisce. Anche perché sarebbe facile ribattergli che la politica che più di altre dovrebbe occuparsi dei lavoratori è proprio la sinistra, la quale invece appare piuttosto affannata a sostenere le ragioni di ben altri soggetti, ben lontani dai ceti deboli. E per quanto riguarda i sindacati, se si riferisce alla CGIL o alla FIOM, be’, allora siamo d’accordo, visto il casino che stanno mollando con la FIAT. Fosse stato per loro, non ci sarebbe stato nessun accordo sia per Termini Imerese, sia per Melfi e sia per Pomigliano D’Arco. E Marchionne avrebbe trasferito armi e bagaglia all’estero, facendo ciao ciao con la manina.
Un’altra chicca della sua tediosa lettera è questa: “Rimango dell’idea che le uniche alleanze credibili, prima e dopo le elezioni, siano quelle fondate sulla reale convergenza programmatica e politica. In fondo il repentino declino del centrodestra conferma proprio questo…”
A parte il fatto che il declino del centrodestra lo vede solo lui e quell’illuso di Bersani, io credo che proprio Walter non può dire nulla, visto che nel 2008 ha fatto un’alleanza capestro con l’IDV di Di Pietro; un’alleanza ancora mortale per il PD, visti i capricci continui del partito delle manette che non nasconde, in verità, l’aspirazione a diventare il partito leader della coalizione, un po’ come Bossi e la Lega nel centrodestra, con la sostanziale differenza che a destra c’è Berlusconi, mentre a sinistra, non c’è nemmeno mezzo Cavaliere. Dal che, si deduce che Uolter anche in questo frangente ha fatto cilecca. La sua lungimiranza politica è quella che è, del resto…
Passando alla terza e ultima chicca, be’, posso anticipare che mai il discorso di un politico è stato tanto retorico quanto vuoto e scontato… persino banale. Però, prima debbo avvisarvi che Veltroni benedice il governo istituzionale. Dall’alto della sua saggezza, egli infatti afferma: “è giusto semmai che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve periodo l’emergenza finanziaria e sociale e di riformare la legge elettorale dando forma, per esempio, attraverso i collegi uninominali e le primarie per legge, a un moderno e maturo bipolarismo.
Praticamente gli elettori… il paese a cui si appella vale solo come spettatore, uditore e lettore dei suoi scritti. Le scelte popolari non hanno gran pregio nella democrazia veltroniana. Avesse scritto: bisogna rispettare le scelte degli elettori e dunque se cade questo governo bisogna votare subito, be’, allora il discorso sarebbe stato davvero innovativo. Invece niente da fare. Ci vuole un governo che gestisca nel breve periodo l’emergenza bla, bla, bla, e riformi la legge elettorale bla, bla, bla. Fuori Berlusconi, dentro chi ci vuole stare. Senza però future ammucchiate elettorali antiberlusconiane. Secondo Veltroni, infatti, il Cavaliere ormai è in declino, e perciò “le uniche alleanze credibili, prima e dopo le elezioni” sono “quelle fondate sulla reale convergenza programmatica e politica.”
Già il termine di per sé fa venire i brividi perché rievoca la vecchia e retorica politica della prima repubblica. Mi chiedo piuttosto a quali forze politiche Veltroni si riferisce quando parla di convergenze. Forse all’alleanza con Di Pietro? Oppure a quella ipotetica con l’UDC… o con Rutelli? O addirittura con Fini? Escludo la sinistra massimalista di Nichi Vendola. Mi pare che Veltroni la emarginò già nel 2008; e di questo non possiamo che ringraziarlo infinitamente. Non credo pertanto che oggi voglia farla tornare in auge, anche se Nichi Vendola pare intenzionato a non farsi mettere da parte.
Dicevo comunque della terza e ultima chicca. Eccovela. Un vero tripudio di retorica mielosa: l’Italia – sottolinea l’ex leader del Pd – è “un paese fermo, che ha bisogno di correre. Che ha bisogno di politica alta, ispirata ai bisogni della nazione. Non è retorica. Parri, De Gasperi, Moro, Ciampi, Prodi e altri hanno dimostrato che si può stare a palazzo Chigi per servire gli italiani. Bene o male, ma servire gli italiani. Non se stessi. Spero che si concluda rapidamente l’era Berlusconi,” affinché si possa “finalmente avere un vero bipolarismo, schieramenti fondati sulla comunanza dei valori e dei progetti, capaci di riconoscersi e legittimarsi reciprocamente in un Paese con una politica più lieve e perciò più veloce ed efficiente nella capacità di decisione del suo sistema democratico.” E poi l’epilogo da poema lirico… o se volete da testamento politico: “Il nostro  è un meraviglioso Paese. Amare l’Italia e gli italiani dovrebbe essere una precondizione per partecipare alla vita politica. Per questo il nostro Paese merita di più. Merita di più dei dossier e dei veleni. Di più della politica ridotta a interesse di un leader. Di più delle alleanze con il diavolo. Il nostro Paese deve smettere di vivere dominato solo da passioni tristi. È difficile. È possibile.”
Un tempo, parlare di Italia e italiani per la sinistra era quasi una bestemmia nazionalista da condannare e reprimere in cento… mille modi diversi. Oggi, incredibilmente, appare la cosa più naturale di questo mondo, quasi un elemento dal quale non si può prescindere, fino a considerare l’amor patrio “precondizione per partecipare alla vita politica”. Una moda forse? Chissà! Intanto, il resto della retorica veltroniana si commenta da sé. Meglio stenderci un velo pietoso, va!

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