Questa volta non posso proprio lamentarmi di questo scrittore. L’elemento avventuroso è stato davvero esaltante e la trama coinvolgente. I personaggi principali, il famoso Dirk Pitt e il suo amico Al Giordino, hanno soddisfatto appieno le aspettative di chi pretende da un libro d’avventura moderno il solito mix di simpatia, capacità di togliersi dai guai, eroismo e persino sex appeal.
Clive Cussler (non certo da Tesoro, ma pure – immagino – dagli altri) sa ben dosare tutti questi elementi ed è riuscito pertanto, anche in questo volume, a creare una buona opera di svago, sebbene non priva di difetti, comunque di secondaria importanza. In particolare, in alcuni tratti, la simpatia di Giordino mi è parsa un po’ forzata ed enfatizzata, mentre il sex appeal di Dirk Pitt un po’ eccessivo, quasi da operetta.
Passando invece alla trama, Tesoro affronta il classico dei temi: la scoperta dell’America in epoca precolombiana. Tematica peraltro già affrontata da Cussler nell’altro libro che ho letto di suo: il Serpente dei Maya (scritto con Paul Kemprecos). Anche in questo caso, la trama intensamente avventurosa porta a una sensazionale scoperta che collega il vecchio mondo (l”Europa) al nuovo mondo (le Americhe), in un’epoca insospettabile e con personaggi assolutamente incredibili.
Ma in Tesoro, l’aspetto archeologico s’intreccia con un aspetto un po’ meno storico e più politico: la situazione in Medioriente. E’ stato interessante leggere la ricostruzione fantapolitica di Cussler sulla caduta di Mubarak in Egitto e sull’imminente crollo del regime messicano. In un certo senso, benché con le dovute cautele, il quadro politico dipinto dall’autore e incastonato in un periodo storico in cui esistevano ancora i sovietici (1991), ben potrebbe essere proiettato al presente. Il terrorista illustrato dall’autore americano infatti potrebbe tranquillamente confondersi con gli attuali terroristi di AlQaeda.
In questo contesto, il comportamento dell’Amministrazione americana appare decisamente realistico. Sebbene esageratamente buonista e altruista, fondamentalmente rispecchia in modo pressoché aderente il cinismo tipico dei politici e degli intrallazzi politici a livello internazionale.
Per quanto concerne infine la durata della trama e il suo intreccio, posso dire che appaiono decisamente sostanziosi. Il continuo saltare da una situazione all’altra, l’apparente indipendenza delle diverse vicende che vengono narrate, porta il lettore a porsi un mucchio di domande che troveranno puntuale risposta man mano che il libro viene divorato. Così ci si domanda cosa c’entri il Messico con l’Egitto, la scoperta dell’America in epoca precolombiana con gli interessi USA nel tempo moderno, e così via… Domande che – come ho detto – troveranno una logica risposta solo negli ultimi capitoli e che renderanno chiara la machiavellica fantasia di Cussler, quando tutti i nodi vengono sciolti.
Pubblicità. Be’, qualcosina c’è, ma non è nulla di veramente importante: qualche marca di automobile e di whisky. Nulla tuttavia che stoni nel contesto della storia, sebbene – come ho già detto nella recensione de Il Serpente dei Maya – poteva essere evitata. Ma si sa, anche la letteratura, soprattutto quella d’intrattenimento, necessita di finanziamenti, e la pubblicità occulta o semi tale, è una buona fonte di finanziamento, soprattutto se i libri in cui è inserita vendono milioni di copie in tutto il mondo.
Concludo con il dire che comunque il mio giudizio è più che positivo, tanto che mi sono convinto ad affrontare una nuova lettura dei libri di Clive Cussler: L’Oro dell’Inca, di cui posterò presto una recensione.









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