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Tartaglia assolto e a Dell’Utri confermati sette anni

6 29 giugno 2010 | Giustizia, Politica | Permalink

Due casi diversi. Due mondi distanti in modo pressoché abissale. Eppure uniti da un filo flebile che si chiama Silvio Berlusconi. Già, perché il primo fu colui che a dicembre 2009 scagliò la statuetta del Duomo di Milano contro il premier, ferendolo gravemente al volto. Il secondo invece fu uno dei contributori alla nascita di Forza Italia, oggi coinvolto in un processo che dura da quindici anni e che lo ha visto imputato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Tartaglia oggi è stato assolto perché il PM ha sostenuto la tesi della non imputabilità del reo per incapacità temporanea di intendere e di volere. Il GUP ha ritenuto fondata la richiesta e ha disposto solo l’applicazione di una misura di sicurezza, consistente in un anno di ricovero coatto presso una comunità terapeutica. A Marcello Dell’Utri invece è stata confermata la condanna in appello, sebbene riformata sia nella determinazione del fatto di reato e sia conseguentemente nella pena inflittagli. I giudici della Corte d’Appello hanno infatti ritenuto completamente infondata la tesi della “trattativa mafia-Stato” successiva al 1992, che avrebbe visto l’on. Dell’Utri fra gli esponenti più attivi di questa trattativa, anche in ragione della fondazione di Forza Italia e dei suoi rapporti con i fratelli Graviano (con tutto quello che ne è conseguito in termini di connessioni tra mafia e il nascente partito berlusconiano sulle quali la letteratura giornalistica è pressoché sterminata), e lo hanno assolto perché “il fatto non sussiste”, ritenendolo invece responsabile per i fatti anteriori alla data anzidetta.
Leggendo i giornali, quella che fa parlare di più è ovviamente la condanna di Dell’Utri. Dalle parti del PDL si esprime solidarietà al Senatore e si attacca chi, dentro e fuori la magistratura, ha voluto spingere verso i teoremi complottisti e collusivi, cercando in questo senso di delegittimare un partito, un’area e il suo leader. Mentre dalle parti della sinistra, ovviamente, si esulta per la (conferma della) condanna di concorso esterno in associazione mafiosa, anche se a denti stretti per il distinguo temporale operato dalla Corte d’Appello. Perché l’assoluzione per il periodo successivo al ’92, fa cadere il castello accusatorio sul quale era stata incentrata la campagna antiberlusconiana degli ultimi quindici anni. Il sospetto di collusioni mafiose, il sospetto che la genesi di Forza Italia fosse radicata in un oscuro e criminoso accordo mafioso… il sospetto che la discesa di Silvio Berlusconi in campo non fosse così disinteressata come poteva sembrare, sono stati definitivamente spazzati via dalla stessa magistratura che su un altro versante e a molte centinaia di chilometri di distanza pur avendo riconosciuto la gravità di un gesto inconsulto come quello commesso da Tartaglia ai danni del Premier, come uomo e come figura istituzionale, ha ritenuto di non dover procedere alla condanna perché l’uomo al momento di compiere il fatto era incapace di intendere e di volere.
Una sentenza che non può non lasciare perplessi, sebbene personalmente non abbia carte che possano confutare o confermare questa decisione. Lascia comunque perplessi più di quanto lasci perplessi la sentenza su Dell’Utri. Era quasi palese, nel caso del Senatore, che le accuse contro di lui fossero insussistenti. I giudici non hanno fatto altro che rilevare tale inconsistenza e smontare le accuse contro il senatore. Nel caso di Tartaglia invece la dinamica del fatto, così come riportata dagli organi di informazione, ha lasciato un mare di dubbi. Ma – ripeto – è difficile, senza lo stesso grande risalto mediatico avuto dal processo dell’Utri, capire esattamente cosa sia accaduto quella sera di dicembre. Girando per la rete, se ne leggono e vedono di tutti i colori. Si è arrivati addirittura a ipotizzare un falso attentato. Quello che è certo è che nel caso in questione dalla condanna esemplare all’assoluzione piena per infermità di mente, non c’era di mezzo l’oceano, e nemmeno il mare. Magari solo un rigagnolo. I misteri della nostra giustizia!

Autore: Il Jester » Articoli 1417 | Commenti: 2334

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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  • OkNo
  • Davide

    Quello che deve far riflettere non è tanto l’assoluzione di Tartaglia (potevano anche dargli l’ergastolo che ai cittadini non interessava..), ma il fatto che un senatore, co-fondatore di Forza Italia sia stato CONDANNATO a 7 anni per conocorso esterno in associazione mafiosa…

    Ricordo testuali parole affermate da MARCELLO DELL’UTRI:

    ” A me della politica non frega niente, io mi sono candidato per non finire in galera ”.

    Questo è incredibile. Che una persona che pronuncia frasi del genere sia ancora al senato…

    • Il Jester

      Be’, se pensiamo che ci sono politici che della politica non gliene frega nulla, ma solo dei soldi che arrivano dalla politica, visti i grassi emolumenti che incassano sia come singoli individui, sia come partiti, l’affermazione di Dell’Utri non è per nulla scandalosa in un contesto nel quale spesso e volentieri la giustizia è stata usata per fini che non sono di giustizia. Scandalizzati di questo.

  • Pietro

    La perplessità nel caso di Tartaglia mi sembra abbastanza in malafede.
    Non sai , come è stato dichiarato dal capo della polizia il giorno stesso del ferimento di Berlusconi che il sig Tartaglia in cura presso il reparto psichiatrico del policlinico di Milano da 10 anni per seri problemi mentali ?
    Una persona del genere va curata e poteva essere condannato solo da un tribunale stalinista o fascista, a me fa abbastanza schifo il fatto che il problema dei malati di mente potenzialmente pericolosi lasciati allo sbando in Italia sia considerato irrilevante, al punto da parlare di fantomatici complotti quando ci va di mezzo qualche pezzo grosso.
    Finchè ci vanno di mezzo le persone comuni è solo un problema di spesa pubblica da tagliare, la cura dei malati di mente.

    • Il Jester

      Non ho ben capito la tua considerazione. A me lascia perplesso questo specifico caso, e non la problematica generale dei malati di mente, sulla quale si potrebbe discutere all’infinito. E comunque, al di là del problema Tartaglia, bisogna dare atto che certe azioni sconsiderate sono anche frutto del clima che si è creato intorno al Premier; un clima che va oltre la normale dialettica politica e che è trascesa nell’odio nei confronti della persona. Tartaglia probabilmente, proprio per la sua condizione mentale, ha percepito questo clima e l’ha proiettato nella sua mente in modo esponenziale, fino alla decisione di compiere il gesto inconsulto.
      Sì, forse hai ragione, altri dovevano essere condannati. E non Tartaglia.

  • Davide

    Ma perchè non c’è mai autocritica, ma sempre attacco verso gli altri..??

    Mi vuoi dire che tu sei contento che un senatore che ha co-fondato il partito di Forza Italia CONDANNATO a 7 ANNI per concorso esterno in ASSOCIAIZONE MAFIOSA… pronunci frasi del genere e stia al proprio posto legiferando per il nostro paese…?
    Stiamo scherzando?????

    • Il Jester

      L’autocritica si fa quando serve e quando è necessaria, non certo per dare soddisfazione alle esigenze dei benpensanti di turno. Io personalmente non sono contento di un bel niente. Mi limito a evidenziare delle contraddizioni e l’ipocrisia di certe critiche. Non ci si può scandalizzare di un uomo che utilizza la politica per difendersi da un attacco giudiziario-mediatico sul quale ci sono molti punti oscuri, e far finta di nulla davanti a politici che usano la politica per guadagnare denaro, fare carriera, prendersi pensioni milionarie senza aver mai lavorato in vita loro, magari pure cavalcando il disagio sociale. Ecco, diamo atto che la politica italiana serve a tutto tranne alla funzione che deve assolvere e allora potremmo anche fare autocritica. Ma poi, che autocritica io dovrei fare? Mica sono Dell’Utri.

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