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	<title>Il Jester &#187; dell&#8217;utri</title>
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	<description>Blog Spoliticamente Corretto</description>
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		<title>Quando gli equilibri politici li decidono i magistrati</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 08:04:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Italia siamo arrivati a questo: la politica non è più un affare di tutti i cittadini, ma lo è dei magistrati. O almeno di certa magistratura. Se un Governo non garba, non va bene, non è aderente all&#8217;ideologia o al pensare di una certa parte politica, be&#8217; allora esiste un modo per farlo &#8220;fuori&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/2010/07/verds.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7294" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px;" title="(AGN) VERDINI SI DIMETTE DA PRESIDENTE DEL CREDITO COOPERATIVO FIORENTINO" src="http://www.iljester.it/wp-content/2010/07/verds.jpg" alt="" width="216" height="134" /></a>In Italia siamo arrivati a questo: la politica non è più un affare di tutti i cittadini, ma lo è dei magistrati. O almeno di certa magistratura. Se un Governo non garba, non va bene, non è aderente all&#8217;ideologia o al pensare di una certa parte politica, be&#8217; allora esiste un modo per farlo &#8220;fuori&#8221; (che non è il consulto elettorale), ed è indagare qualche suo esponente per reati che ancora non si capisce di che specie siano. Mi chiedo infatti qual è il crimine nel accertarsi se un investimento (come quello sull&#8217;eolico) debba andare a buon fine e a chi debba essere affidato, oppure se una carica deve essere affidata a un uomo di fiducia anziché a un altro. E mi chiedo dove stiano davvero i reati in un modo di fare politica che appartiene proprio alla politica, e non da oggi ma da sempre. Me lo chiedo perché nessun magistrato aveva ipotizzato una fantastica quanto improbabile P3 all&#8217;epoca della scalata Unipol-Bnl. Oggi, invece, pare che si sia scoperta l&#8217;acqua calda, e non è tanto la macchinazione in sé (il pitreismo) a destare perplessità, quanto l&#8217;eccessiva amplificazione mediatica che se ne sta dando, e a tutto vantaggio di un&#8217;opposizione inesistente e politicamente vuota.<br />
Ammesso però che ci siano delle responsabilità in queste patetiche &#8220;consorterie&#8221;, è ovvio che le stesse dovranno essere accertate, ma non capisco l&#8217;estrema esigenza di chiedere teste e dimissioni. Soprattutto non le capisco quando provengono dalla maggioranza, o comunque da certi settori della stessa, i quali &#8211; peggio dei giustizialisti dipietristi, che non conoscono un minimo di garantismo &#8211; ora sollevano un&#8217;improbabile quanto ridicola questione morale all&#8217;interno del PDL. Dov&#8217;è che stavano questi signori un anno fa? Due anni fa? Cinque anni? Dieci anni fa? Quando già la questione morale nel PDL era attualità, visto l&#8217;atteggiamento spocchioso della sinistra, che tuttora crede di essere perfetta e moralmente giusta? Dov&#8217;erano? Perché oggi, improvvisamente, si svegliano e parlano di questione morale, di esigenza di pulizia all&#8217;interno del partito?<br />
In verità, a me pare che anche questa curiosa riscoperta della moralità politica sembra sia strumentale a fare opposizione interna al PDL. Sappiamo &#8211; e questo blog l&#8217;ha detto &#8211; esiste ormai una lotta intestina all&#8217;interno del centrodestra. Fini contro Berlusconi e Berlusconi contro Fini. Quest&#8217;ultimo ha scelto un campo ben preciso: il giustizialismo, mitigato da un vago garantismo, più per opportunità politica legata a una base elettorale che giustizialista non è, che per vera vocazione garantista. Certo, adesso l&#8217;ultima di Fini è torniamo a parlarci, a rivederci e a proseguire il nostro percorso comune. Ma &#8211; mi domando &#8211; chi più ci crede? Nessuno, e non capisco perché ora abbia nuovamente cambiato idea.<br />
Sta di fatto che il clima che si è instaurato in Italia in questo costante rimbalzo tra politica e giustizia, è un clima pericolosamente giacobino, dove basta una banale delazione, un&#8217;intercettazione dalla quale emergono parole ambigue, per avviare un&#8217;indagine e cambiare gli assetti politici di un paese. Un potere troppo grande anche per un magistrato; un potere che i nostri costituenti &#8211; quelli del 1948 &#8211; avevano probabilmente previsto e scongiurato, stabilendo l&#8217;immunità di cui all&#8217;art. 68 Cost. Immunità che  &#8211; ricordo -  è stata cancellata a seguito della stagione di Mani Pulite, in una contingente esasperazione giustizialista che non ha prodotto la moralizzazione della politica, ma ha solo creato una micidiale miscela di giacobinismo e antipoliticismo, con una crescita abnorme e sproporzionata dell&#8217;influenza del potere giudiziario sulla politica.<br />
In questi venti anni si è tentato in ogni modo di tornare alla normalità, di ricreare un assetto di equilibri, a stabilire nuovi paletti nei rapporti tra giustizia e politica. Tentativi tutti puntualmente falliti. La sinistra giacobina e giustizialista, il dipietrismo e tutte le manifestazioni politiche legate al passato, a un modo di fare politica di natura autoritaria ed egemonica, non hanno permesso questo, perché avrebbe significato disarmare la mano giustizialista; avrebbe significato restituire l&#8217;Italia alla normale dialettica politica tra maggioranza e opposizione. Avrebbe significato non permettere più al primo magistrato che si sveglia alla mattina di acquisire notorietà con inchieste scandalo spesso rivelatesi negli elementi d&#8217;indagine inconsistenti. Avrebbe significato riportare la giustizia al proprio posto; a quello che la Costituzione le affida: l&#8217;applicazione della legge e non già di una qualsivoglia strategia (o ideologia) politica.<br />
Del resto, che qui nel nostro paese si viva in un clima giustizialista, dove ogni politico che non appartiene alla Santa Sinistra, è un carbonaro, un complottista, un corrotto o un mafioso, fino a instillare nella mente debole e poco attenta di molti elettori l&#8217;idea che davvero centrodestra equivalga a mafia-associazione segrete-lobby affaristiche, è dimostrato da questi episodi e da questo gramo e patetico tentativo di delegittimare una maggioranza e il suo Governo, attraverso indagini che per ora hanno davvero pochi elementi in mano e che non sono neanche partite sul serio, ma che già hanno emesso mediaticamente le loro indiscutibili condanne con tanto di dimissioni richieste, mozioni di sfiducia e commissioni d&#8217;inchiesta parlamentari. Perché in Italia oggi funziona così: l&#8217;indagine giudiziaria non è solo un&#8217;indagine, è una sentenza di condanna definitiva. E come tale richiede atti dovuti: dimissioni e magari ammissioni di responsabilità, anche quando forse non ci sono. Ecco che allora, nel nostro modo di vedere la politica, si insinua &#8211; grazie anche alle amplificazioni mediatiche di certi organi di informazione imbavagliati solo nelle proteste &#8211; uno schema mentale subdolo e pericoloso&#8230; giacobino: chi è indagato è sicuramente colpevole. Se un magistrato avvia un&#8217;indagine, evidentemente ha in mano prove incontrovertibili della colpevolezza dell&#8217;indagato. Ergo, chi è indagato è condannato e dunque è un delinquente.</p>
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		<title>Tartaglia assolto e a Dell&#8217;Utri confermati sette anni</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 21:04:46 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/2010/06/dellutri_berlusconi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7174" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px;" title="dellutri_berlusconi" src="http://www.iljester.it/wp-content/2010/06/dellutri_berlusconi.jpg" alt="" width="204" height="119" /></a>Due casi diversi. Due mondi distanti in modo pressoché abissale. Eppure uniti da un filo flebile che si chiama Silvio Berlusconi. Già, perché il primo fu colui che a dicembre 2009 scagliò la statuetta del Duomo di Milano contro il premier, ferendolo gravemente al volto. Il secondo invece fu uno dei contributori alla nascita di Forza Italia, oggi coinvolto in un processo che dura da quindici anni e che lo ha visto imputato di concorso esterno in associazione mafiosa.<br />
Tartaglia oggi è stato assolto perché il PM ha sostenuto la tesi della non imputabilità del reo per incapacità temporanea di intendere e di volere. Il GUP ha ritenuto fondata la richiesta e ha disposto solo l&#8217;applicazione di una misura di sicurezza, consistente in un anno di ricovero coatto presso una comunità terapeutica. A Marcello Dell&#8217;Utri invece è stata confermata la condanna in appello, sebbene riformata sia nella determinazione del fatto di reato e sia conseguentemente nella pena inflittagli. I giudici della Corte d&#8217;Appello hanno infatti ritenuto completamente infondata la tesi della &#8220;trattativa mafia-Stato&#8221; successiva al 1992, che avrebbe visto l&#8217;on. Dell&#8217;Utri fra gli esponenti più attivi di questa trattativa, anche in ragione della fondazione di Forza Italia e dei suoi rapporti con i fratelli Graviano (con tutto quello che ne è conseguito in termini di connessioni tra mafia e il nascente partito berlusconiano sulle quali la letteratura giornalistica è pressoché sterminata), e lo hanno assolto perché &#8220;il fatto non sussiste&#8221;, ritenendolo invece responsabile per i fatti anteriori alla data anzidetta.<br />
Leggendo i giornali, quella che fa parlare di più è ovviamente la condanna di Dell&#8217;Utri. Dalle parti del PDL si esprime solidarietà al Senatore e si attacca chi, dentro e fuori la magistratura, ha voluto spingere verso i teoremi complottisti e collusivi, cercando in questo senso di delegittimare un partito, un&#8217;area e il suo leader. Mentre dalle parti della sinistra, ovviamente, si esulta per la (conferma della) condanna di concorso esterno in associazione mafiosa, anche se a denti stretti per il distinguo temporale operato dalla Corte d&#8217;Appello. Perché l&#8217;assoluzione per il periodo successivo al &#8217;92, fa cadere il castello accusatorio sul quale era stata incentrata la campagna antiberlusconiana degli ultimi quindici anni. Il sospetto di collusioni mafiose, il sospetto che la genesi di Forza Italia fosse radicata in un oscuro e criminoso accordo mafioso&#8230; il sospetto che la discesa di Silvio Berlusconi in campo non fosse così disinteressata come poteva sembrare, sono stati definitivamente spazzati via dalla stessa magistratura che su un altro versante e a molte centinaia di chilometri di distanza pur avendo riconosciuto la gravità di un gesto inconsulto come quello commesso da Tartaglia ai danni del Premier, come uomo e come figura istituzionale, ha ritenuto di non dover procedere alla condanna perché l&#8217;uomo al momento di compiere il fatto era incapace di intendere e di volere.<br />
Una sentenza che non può non lasciare perplessi, sebbene personalmente non abbia carte che possano confutare o confermare questa decisione. Lascia comunque perplessi più di quanto lasci perplessi la sentenza su Dell&#8217;Utri. Era quasi palese, nel caso del Senatore, che le accuse contro di lui fossero insussistenti. I giudici non hanno fatto altro che rilevare tale inconsistenza e smontare le accuse contro il senatore. Nel caso di Tartaglia invece la dinamica del fatto, così come riportata dagli organi di informazione, ha lasciato un mare di dubbi. Ma &#8211; ripeto &#8211; è difficile, senza lo stesso grande risalto mediatico avuto dal processo dell&#8217;Utri, capire esattamente cosa sia accaduto quella sera di dicembre. Girando per la rete, se ne leggono e vedono di tutti i colori. Si è arrivati addirittura a ipotizzare un falso attentato. Quello che è certo è che nel caso in questione dalla condanna esemplare all&#8217;assoluzione piena per infermità di mente, non c&#8217;era di mezzo l&#8217;oceano, e nemmeno il mare. Magari solo un rigagnolo. I misteri della nostra giustizia!</p>
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		<title>Ciancimino J. sconfessato dal giudice</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 22:17:07 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/2010/03/ciancimino-j.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5874" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px;" title="ciancimino j" src="http://www.iljester.it/wp-content/2010/03/ciancimino-j.jpg" alt="" width="200" height="153" /></a>Ogni tanto qualche giudice agisce con autentico buon senso, e nel caso di Ciancimino J. sarebbe stato davvero delittuoso non ritenere corretta la strada del giudice d&#8217;appello di Palermo che ha ritenuto il teste (Ciancimino) inattendibile per le evidenti contraddizioni della sua resa testimoniale e per la palpabile tendenza a fare dichiarazioni <em>de relato</em>, cioè non sentite da lui direttamente, bensì semplicemente riportate dalla voce del padre (morto) che a sua volta le avrebbe sentite da altre persone.<br />
 Insomma, secondo il giudice d&#8217;appello, la testimonianza del test &#8211; che avrebbe dovuto rafforzare l&#8217;accusa contro il senatore Marcello Dell&#8217;Utri - <a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE6240DY20100305">non sarebbe utile a scoprire la verità</a> sul politico, e forse pure sul processo relativo alla mancata cattura di Provenzano nel 1995 determinata da un accordo Mafia-Stato, che vede imputati il Generale Mori e il Colonello Obinu. <br />
 Al rigetto naturalmente si sono opposti i PM di Palermo, ma il giudice dell&#8217;appello è andato avanti per la sua strada. Mi chiedo ora cosa dirà Marco Travaglio, che su certe testimonianze ci scrive tomi sensazionalistici, dove la verità è quasi confezionata in quartine di Nostradamus, tanto sono criptiche e praticamente destituite di fondamento. Non ne ho proprio idea, benché sono quasi certo che il nostro Marco troverà altri modi per vendere la sua carta a chi si beve le sue teorie.<br />
 Intanto un altro passo avanti è stato fatto nella scoperta della verità. Smontata la testimonianza di Spatuzza, venuto meno il ridicolo show di Ciancimino, il presunto coinvolgimento di Berlusconi in un affare sporco e infamante come la collusione mafiosa sta perdendo sempre più consistente terreno. E diversamente non avrebbe potuto essere. E&#8217; difficile infatti cercare di incastrare una persona se non esistono i fatti che gli si attribuisce. Soprattutto laddove questi fatti sono mostruosi e sono legati a illazioni, flatus vocis, supposizioni, collegamenti sillogistici azzardati, forzature e invenzioni varie, spesso finalizzate più a infangare che a evidenziare una verità processuale ancora tutta da verificare.<br />
 Da oggi, la teoria travagliesca è priva di un mattone fondamentale. Ma &#8211; come ho detto poco prima &#8211; i vari Travaglio di turno sapranno trovare qualche altro appiglio per alimentare la loro missione salvifica dell&#8217;Italia ottenebrata dall&#8217;oppio berlusconiano. Più pragmaticamente, però, ritengo che l&#8217;anzidetta missione sarà piuttosto orientata a mantenere alto il livello dei vari conti correnti bancari di editori e scrittori del genere &#8220;flavus berlusconianus&#8221;.</p>
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		<title>Abbiamo un nuovo scrittore noir: Ciancimino J.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 21:21:54 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a title="Ciancimino J." href="http://www.iljester.it/wp-content/2010/02/ciancimino.jpg"><img class="size-full wp-image-5471 alignleft" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px;" title="ciancimino" src="http://www.iljester.it/wp-content/2010/02/ciancimino.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a> Abbiamo un nuovo scrittore del giallo e dell&#8217;intrigo e non lo sapevamo. Ciancimino Junior è un vero asso nel tessere oscure trame che coinvolgono Berlusconi e l&#8217;ex ormai Forza Italia, e a renderli complici entrambi della mafia; o meglio &#8211; se dobbiamo tagliare il capello in quattro &#8211; oggetti di un accordo tra Stato e Mafia. <br />
 Un racconto, il suo &#8211; sebbene a puntate e con lacune e contraddizioni evidenti &#8211; davvero avvincente e ricco di colpi di scena che neanche Battisti, dal suo esilio brasileiro e sotto l&#8217;ala protettrice di Lula e Genro, con i suoi libri noir, riuscirebbe a immaginare.<br />
 Ma Ciancimino J. sì. Lui, nonostante la giovane età, conosce tutto della mafia e dei rapporti tra criminalità organizzata e Stato; sa bene quali legami esistevano tra il boss Provenzano e il padre e quelli che invece legavano il primo al solito Dell&#8217;Utri e al sempre presente Berlusconi (il quale fra poco &#8211; vedrete &#8211; sarà additato come responsabile anche della strage di Ustica). Ed è curioso vedere come la favella e i ricordi, al buon junior, gli siano riaffiorati alla memoria giusto giusto qualche annetto fa, e cioè  nel 2007. Invece che parlare davanti a una giudice, avesse parlato davanti a un editore, probabilmente oggi il suo libro avrebbe sgretolato il record di Dan Brown, il quale al suo confronto è un pivellino.<span id="more-5470"></span><br />
 Ciancimino ha le idee davvero chiare sui fatti e sulle accuse mosse al colonello Mori e di riflesso a Berlusconi e Dell&#8217;Utri. La mafia? Ma naturalmente voleva l&#8217;immunità per Provenzano e una tv di Silvio. Per garantirsi quest&#8217;ultima avrebbe &#8211; tramite un pizzinno &#8211; minacciato il rapimento del figlio del premier, perché, come afferma Ciancimino, il &#8220;<em>documento, insieme all’immunità di  cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di  Riina, era il frutto di un’unica trattativa che andava avanti da anni </em>[una sorta di accordo dopo le stragi del '92, nda]<em>. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza  Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non  scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell’accordo.</em>&#8220;<br />
 Non mi dilungo sul resto che potete leggere sui vari giornali e che per quanto mi riguarda lascia il tempo che trova, tanto da farmi domandare come sia tuttora possibile che ci sia (ancora) qualcuno che presti ascolto a questa persona e alle sue presunte &#8220;rivelazioni&#8221;. La nascita di Forza Italia e del centrodestra? Mica grande partecipazione democratica, mica grande adesione di popolo per contrastare il neocomunismo che già pensava di avere le mani nel potere. Macché! La mafia. Quella stessa mafia che si vorrebbe imparentare alla più grande rivoluzione democratica di questo paese senza la quale oggi a governarci ci sarebbero Prodi o D&#8217;Alema, o D&#8217;Alema o Prodi; o forse, in ossequio all&#8217;alternanza democratica, Bersani o D&#8217;Alema, oppure D&#8217;Alema o Bersani.<br />
 Dinanzi a tutte queste eresie, appare assai lucida la posizione di Angelino Alfano quando afferma che &#8220;<em>il governo Berlusconi ha fatto con le proprie leggi esattamente il contrario di quello che prevede il famigerato Papello. La mafia non teme dibattiti e convegni, ma teme confische e carcere duro e noi abbiamo fatto la guerra alla mafia tenendo proprio come rotta quella delle confische e del rafforzamento del 41-bis, tant’è vero che il modello-Italia è diventato d’esempio per i paesi del G8.</em>&#8221; <br />
 Questa è la migliore risposta che può essere data a personaggi come Ciancimino o ai mafiosi che dal carcere probabilmente ora godono contro coloro che hanno inasprito e aggravato le loro pene fisiche e patrimoniali.</p>
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