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	<title>Il Jester &#187; anarchia</title>
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		<title>Art. 13 Costituzione italiana</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 15:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Jester</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi vi parlo del principio di libertà personale, il quale assume sicuramente un ruolo centrale nell&#8217;ambito di ogni istituzione che si voglia dire davvero democratica. Non a caso, la democrazia è notoriamente il governo del popolo (e si affianca al concetto di repubblica, intesa come affare del popolo), ma il popolo può governare solo se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/costituzione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-596" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px;" title="Costituzione Italiana" src="http://www.iljester.it/wp-content/costituzione.jpg" alt="Costituzione Italiana" width="241" height="175" /></a>Oggi vi parlo del principio di libertà personale, il quale assume sicuramente un ruolo centrale nell&#8217;ambito di ogni istituzione che si voglia dire davvero democratica. Non a caso, la democrazia è notoriamente il governo del popolo (e si affianca al concetto di repubblica, intesa come affare del popolo), ma il popolo può governare solo se è libero di esprimere i propri governanti, e dunque le proprie idee politiche in merito alla gestione della nazione, della comunità e della microsocietà in cui vive e si organizza.<br />
Molte ideologie del passato hanno dato varie definizioni di libertà; persino le ideologie più totalitarie alla fine hanno tentato di dare un significato al concetto di libertà, asservito però ai loro scopi ideologici: la dominazione dell&#8217;individuo e delle masse e il controllo sul loro pensiero. Altre ideologie, non totalitarie, ma anarchiche, invece hanno sempre concepito la libertà in termini troppo assoluti e antisociali, poiché finalizzata a demolire qualsiasi istituzione  o aggregato (es. lo Stato) che si fraponesse tra l&#8217;individuo e la sua autodeterminazione.<br />
In verità, nessuna di queste concettualizzazioni della libertà può essere accettata. La libertà nel totalitarismo è infatti solo una patetica illusione che fa perno su una visione della vita ove la libertà è intesa come estremo sacrificio individuale al bene supremo della nazione (stato etico), al bene superiore della razza (dittatura di razza), ovvero al bene assoluto del proletariato (dittatura di classe). La libertà individuale, in questo senso, è un valore secondario ed è accettata e tollerata fintanto che non intralcia la libertà collettiva e il potere che la esprime, la tutela e la interpreta. Da qui dunque la sua compressione o eliminazione se necessaria.<br />
La libertà nell&#8217;anarchia invece è intollerante a qualsiasi comunità umana organizzata che esprima dei governanti e dei governati. La libertà è intesa perciò come assenza di qualsiasi istituzione o aggregazione organizzata che possa disciplinare i rapporti tra gli individui, tanto da essere considerata come opposta a essa (libertà dalla legge). Ma chiaramente, l&#8217;assenza di qualsiasi istituzione od organizzazione gerarchizzata rischia semplicemente di sfaldare i rapporti umani, operando come strumento di disgregazione della società.<br />
Passando perciò a un concetto accettabile di libertà, si può benissimo accogliere qualle che afferma che la libertà, in una società organizzata, ha dei limiti ontologici e normativi che si riflettono nei diritti e nei doveri dei membri: la libertà di ognuno di essi è limitata dalla libertà degli altri altri. Se così non fosse, ogni membro della società, con il pretesto della propria libertà, potrebbe giustificare anche le azioni più riprovevoli e dannose per gli altri membri o per la comunità (la legge del più forte). Ecco che allora si può dire che la libertà dell&#8217;individuo trova il proprio limite nell&#8217;integrità (collettiva e individuale) della società ove questi agisce (la libertà nella legge) e si riflette nell&#8217;esercizio dei diritti soggettivi e nell&#8217;osservanza degli obblighi imposti.<br />
Ma attenzione: il rapporto tra libertà individuale e libertà sociale non è inteso come un rapporto a senso unico (come avviene nelle ideologie totalitarie). E&#8217; un rapporto a doppio senso: la libertà sociale o della collettività trova il proprio limite nella libertà individuale (altrimenti avremmo la repressione), e la libertà individuale trova il proprio limite in quella sociale-collettiva (altrimenti avremmo l&#8217;abuso). Trattasi perciò d un fattore di equilibrio che afferma la sua massima espressione nelle democrazie, le uniche capaci di mediare tra libertà individuale e libertà collettiva&#8230; tra società e individuo, e tra individui, attraverso la postulazione di princìpi, diritti e doveri in capo ai membri di quella data collettività.<br />
Fatta questa premessa, la norma che ci apprestiamo a esaminare sancisce il principio fondamentale della libertà, ma lo fa soprattutto dinanzi alle conseguenze di una (sua) eventuale restrizione che comporti limitazioni  alla capacità fisica e morale delle persone di interelazionarsi nella società. In altre parole, la libertà fisica e psicologica opposta ai provvedimenti restrittivi che limitano e pregiudicano, per un motivo o per un altro, sia l&#8217;una che l&#8217;altra.<br />
Ecco cosa stabilisce  precisamente l&#8217;art. 13 Cost.:</p>
<p><em><br />
La libertà personale è inviolabile.<br />
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o                perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della                libertà personale, se non per atto motivato dell&#8217;autorità                giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.</em></p>
<p><em>In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente                dalla legge, l&#8217;autorità di pubblica sicurezza può                adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati                entro quarantotto ore all&#8217;autorità giudiziaria e, se questa                non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono                revocati e restano privi di ogni effetto.</em></p>
<p><em>È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque                sottoposte a restrizioni di libertà.</em></p>
<p><em>La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Orbene, il primo comma afferma che &#8220;la libertà personale è inviolabile&#8221;. Che significa? Semplicemente che nessuno può pregiudicare questa libertà in alcun modo e con qualsiasi strumento.<br />
I limiti a questo principio vengono rilevati al secondo comma quando viene affermato che &#8220;non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione e perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell&#8217;autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge&#8221;.<br />
Vi sono dunque una riserva di legge e una riserva di competenza che pongono limiti alla libertà degli individui. Solo la legge può stabilire quando e come la libertà può essere limitata, e solo l&#8217;autorità giudiziaria (il magistrato) può disporre strumenti per limitarla nei casi e nei modi previsti dalla legge. Da ciò ne consegue, per esempio, che il potere esecutivo (il governo) non può limitare la libertà degli individui in alcun modo.<br />
Il terzo comma tuttavia stabilisce che &#8220;l&#8217;autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori&#8221; di limitazione della libertà che devono però essere comunicati all&#8217;autorità giudiziaria per la convalida entro quarantotto ore.<br />
Chi è l&#8217;autorità di pubblica sicurezza? Naturalmente la polizia giudiziaria, le forze dell&#8217;ordine e dunque tutti gli organismi che sono deputati alla sicurezza nella società. Questi possono per esempio fermare e arrestare un individuo perché colto in flagranza di reato o perché colto in quasi flagranza. Ma il provvedimento di restrizione deve essere convalidato dal giudice, altrimenti perde qualsiasi efficacia. E deve essere convalidato in un termine non superiore alle quarantotto ore, poiché la libertà in questo caso non può tollerare limiti che non abbiano una motivazione stabilita dall&#8217;unico organo competente a limitarla: il magistrato.<br />
D&#8217;altro canto, la libertà si esplica anche nelle misure restrittive. Non è possibile &#8211; secondo il penultimo comma dell&#8217;art. 13 Cost. &#8211; sottoporre chi è limitato nella propria libertà, a violenza fisica e psicologica, come per esempio la tortura. Da questo punto di vista, già la carta fondamentale prevede la punizione per coloro che si rendono responsabili di queste violenze. Trattasi perciò di una norma penale cristallizzata nella Costituzione che necessita di essere determinata nell&#8217;aspetto punitivo (l&#8217;entità della pena).<br />
L&#8217;ultimo comma della norma in esame afferma che la legge stabilisce i limiti massimi alla carcerazione preventiva. Questa è la carcerazione che viene disposta prima del processo per motivi legati a specifici fattori, quali il pericolo di fuga, il pericolo di reiterazione del reato, il pericolo di occultamento e inquinamento delle prove. In altre parole, stiamo parlando delle cosidette misure cautelari e pure delle misure di prevenzione.<br />
Poco più su ho detto che il tenore complessivo dell&#8217;art. 13 Cost. suggerisce come il costituente si sia soffermato in modo specifico sul concetto di libertà opposto alle ipotesi in cui questa verrebbe o potrebbe essere limitata. E precisamente sul concetto di libertà quale libertà fisica e psicologica limitate da provvedimenti dell&#8217;autorità  pubblica attraverso varie modalità: carcere, arresti domiciliari, internamento, restrizioni ecc. Ebbene, va da sé che questa libertà così considerata integra perfettamente il concetto più ampio di libertà come in premessa. E&#8217; ovvio che la libertà di opinione e le libertà politiche (altrettanto sancite nella nostra carta costituzionale) non avrebbero alcun senso se per esempio la loro esternazione comportasse detenzione, arresti domiciliari, internamenti, violenze psicologiche e fisiche, e dunque tutte quelle misure restrittive e violative che annullano di fatto il loro esercizio. E non a caso, l&#8217;art. 13 attribuisce alla sola legge l&#8217;individuazione dei casi (solitamente conseguenti a fatti penali) in cui sia possibile limitare la libertà personale, stabilendo comunque che la restrizione non può mai comportare violenza fisica e psicologica su colui nei confronti del quale la misura restrittiva viene applicata. Ed è ben chiaro d&#8217;altra parte che la legge  &#8211; quando fissa le ipotesi e le modalità di limitazione della libertà &#8211; dovrà tener conto di tutti gli altri principi costituzionali che garantiscono libertà fondamentali, come la libertà di opinione e di spostamento.<br />
Se così è, si può benissimo affermare che il concetto di libertà stabilito al primo comma dell&#8217;art. 13 Cost. deve essere integrato e letto in modo complementare e conseguente ai concetti di libertà di opinione, di inviolabilità del domicilio e della corrispondenza, di libertà di circolazione e soggiorno, di libertà di riunione, di libertà di professare la propria fede e così via. Altrimenti non avrebbe senso il dettato qui esaminato. Si pensi per esempio al diritto di riunione. Questo diritto è garantito dalla nostra Costituzione all&#8217;art. 17. Ma chiaramente esso deve essere esercitato in modo pacifico e senz&#8217;armi. Nel momento in cui queste condizioni vengono deluse, la libertà potrà essere limitata e compressa in modo giustificato, e i responsabili potranno essere arrestati (art. 13 Cost.) poiché la minaccia sociale insita nelle riunioni bellicose e con armi è chiaramente evidente. Altro esempio: ogni cittadino è libero di esprimere la propria opinione. Questa libertà non può essere  compressa in alcun modo, salvo che l&#8217;opinione non violi altre libertà e la dignità delle persone, poiché a sfondo razzista, poiché incita alla violenza, alla discriminazione razziale ecc. Allora quanto sancito all&#8217;art. 21 Cost. potrà essere limitato e compresso e il responsabile sottoposto a misure restrittive (art. 13 Cost.). Infine, il diritto alla libertà e alla segretezza della corrispondenza. Anche questo diritto, sancito dalla Costituzione all&#8217;art. 15, è inviolabile, salvo che lo strumento della corrispondenza non venga utilizzato per commettere azioni che possono mettere in pericolo la pacifica convivenza sociale e la vita delle persone (minacce, persecuzioni, attività di terrorismo ecc.). In questa ipotesi, quanto sancito all&#8217;articolo citato viene meno e l&#8217;autorità giudiziaria può aggirare il diritto anzidetto e può limitare la libertà della persona che si è resa responsabile delle azioni summenzionate (art. 13 Cost.).</p>
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		<title>Francesco Guccini: il cantastorie</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 22:20:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Continuiamo il nostro escursus nel mondo del cantautorato di sinistra, per una breve retrospettiva di uno dei più originali cantautori nostrani: Francesco Guccini. Certo, Il Jester ha una linea editoriale (se così si può chiamare) di netta contrapposizione rispetto alla sinistra. In questo blog ho ampiamente criticato sia la sinistra, sia le sue origini e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/guccini.jpg"><img class="alignleft" style="margin-top: 3px; margin-bottom: 3px;" title="Francesco Guccini" src="http://www.iljester.it/wp-content/guccini.jpg" alt="Francesco Guccini" width="197" height="167" /></a>Continuiamo il nostro <em>escursus</em> nel mondo del cantautorato di sinistra, per una breve retrospettiva di uno dei più originali cantautori nostrani: Francesco Guccini.<br />
Certo, Il Jester ha una linea editoriale (se così si può chiamare) di netta contrapposizione rispetto alla sinistra. In questo blog ho ampiamente criticato sia la sinistra, sia le sue origini e la sua cultura comunista o quasi. E tuttavia, tali posizioni non possono comportare alcunché da un punto di vista della valutazione meramente artistica di un grande autore come Francesco Guccini. L&#8217;importante &#8211; dico io &#8211; è saper scegliere e saper leggere la sua musica, affinché anche chi non si rispecchia nella falce e martello, nelle querce e ulivi più o meno secolari, possa in un certo senso godere della sua musica.<br />
Bene&#8230; Fatta questa premessa d&#8217;obbligo, parliamo un po&#8217; di questo autore, e parto con il dire che Guccini è un grande paroliere. Lo dico con un tono davvero disarmato, perché io &#8211; letterariamente &#8211; sono nato ascoltando la sua musica e i suoi testi. E da lui ho imparato l&#8217;espressione e la poetica. E&#8217; un cantastorie eccezionale, di quelli capaci di trasmetterti allo stesso tempo ilarità, giocosità, ma anche riflessione. Ed è davvero difficile poi poter scegliere, fra i suoi pezzi, quello che maggiormente lo rispecchia.<br />
Guccini nasce artisticamente verso la metà degli anni &#8217;60. Rifiuta di entrare negli Equipe 84 di Vandelli e si avventura nella carriera solista, dopo aver composto musica da balera. Contemporaneamente abbandona gli studi a un passo dalla laurea (ne conquisterà una Honoris Causa nel 2002 in scienze della formazione) e incide il suo primo disco &#8220;Folk Beat n. 1&#8243;.<br />
Da quel primo lavoro, un costante e crescendo riscontro di successo tra pubblico e critica. Il pubblico rimane affascinato dalla sua capacità di esporre poeticamente  problemi esistenziali, farse giullaresche, illusioni d&#8217;amore, senza mai scadere nella banalità componentistica; la critica altrettanto rimane conquistata dal suo modo di comporre, di creare il fine intreccio tra parole e musica, tanto da conferirgli negli anni numerosi premi e riconoscimenti (soprattutto del Club Tenco). E non solo: insieme a De Andrè, egli viene spesso citato nelle scuole e dunque negli insegnamenti di italiano, come fra i compositori contemporanei maggiormente rappresentativi&#8230; chiaramente per la sua capacità di saper ben dosare musica e parole, poesia e canzone.<br />
Nell&#8217;ambito della sua produzione sono numerosissimi i successi: Dio e morto, Auschwitz, La locomotiva, Il vecchio e il bambino, Eskimo, Bisanzio, Scirocco, L&#8217;avvelenata, Canzone per un&#8217;amica ecc. ecc. Molti di questi successi sono stati persino ripresi da altri cantanti e appartengono appieno alle più conosciute e note canzoni popolari, sebbene sia chiaro che molte di esse hanno una forte venatura politica, orientata non solo a sinistra (sarebbe limitativo), ma addirittura all&#8217;anarchismo (La Locomotiva è l&#8217;emblema di un concetto anarchico che Guccini non ha mai nascosto di ammirare).<br />
Ma, al di là del pensiero politico Gucciniano che, seppur presente, comunque non è mai ingombrante (il Francesco ha sempre preferito narrare il disagio sociale  e le problematiche esistenziali, senza dare alle stesse un&#8217;eccessiva connotazione politica), altra caratteristica peculiare dell&#8217;autore è la sua ricerca di raffinatezza musicale. Guccini infatti non è solo un cantautore voce-chitarra (come De Andrè): egli ha saputo donare ai suoi ascoltatori anche piccole raffinatezze musicali, versate essenzialmente al blues-folk e al jazz. Il blues-folk è di fatto presente nella prima produzione (quella anni &#8217;60-70), mentre il jazz è piuttosto presente nella produzione successiva (quella anni &#8217;80 e contemporanea). Eppur questo, mai la musica ha intaccato la componente poetica&#8230; Anzi! In un certo senso l&#8217;ha esaltata.<br />
In conclusione, per chi davvero ha necessità di estirpare dalle proprie orecchie la pedanteria dei cantanti moderni, insipidi e clonati ai computers delle major musicali, non può non ascoltare Francesco Guccini, e questo a prescindere dalle opinioni politiche personali, che comunque rimangono. Di fatto, Francesco ha sempre cantato della libertà, e questa non può non essere intesa tout court: come la libertà di pensarla un po&#8217; come si vuole, senza costrizioni né barriere.<br />
Ma Francesco Guccini non è solo un cantautore. Nella sua vita è anche scrittore, fumettista e persino attore (celebre è la sua partecipazione al film di Ligabue: Radiofreccia). In questi ambiti ha collaborato con diversi scrittori, fumettisti e attori più o meno conosciuti nel mondo della letteratura, del fumetto e del cinema, tra cui Leonardo Pieraccioni, Bonvi e Stefano Benni.</p>
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		<title>Sinistra: se la conosci la eviti</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 13:03:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che cos&#8217;è la sinistra? E&#8217; veramente l&#8217;ala riformista del panorama politico di ogni nazione, l&#8217;eroina dei deboli o è solo un concetto ipocrita e astratto? Un mezzo fraudolento per raggiungere facilmente il potere, facendo leva sul senso di bisogno delle persone? Ma poi cosa s&#8217;intende per sinistra? Esistono diverse sinistre: c&#8217;è la sinistra marxista-leninista, c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/sinistra.gif"><img class="alignleft" style="margin-top: 3px; margin-bottom: 3px;" title="Sinistra" src="http://www.iljester.it/wp-content/sinistra.gif" alt="Sinistra" width="164" height="186" /></a>Che cos&#8217;è la sinistra? E&#8217; veramente l&#8217;ala riformista del panorama politico di ogni nazione, l&#8217;eroina dei deboli o è solo un concetto ipocrita e astratto? Un mezzo fraudolento per raggiungere facilmente il potere, facendo leva sul senso di bisogno delle persone?<br />
 Ma poi cosa s&#8217;intende per sinistra? Esistono diverse sinistre: c&#8217;è la sinistra marxista-leninista, c&#8217;è quella socialista e c&#8217;è quella sedicente liberale e riformista. A quale di queste si rivolge l&#8217;articolo? Essenzialmente a quella che culturalmente predomina fra le tre: quella nostalgicamente comunista o radicale, la quale è la più forte nel sentimento popolare, grazie soprattutto ai (falsi) miti come Ernesto Guevara e alla propaganda. Ma chiaramente, è difficile distinguere tra sinistra e sinistra. In Italia abbiamo quella più vicina al centro democristiano (oggi PD) che, come tale, pur ponendosi in un ottica socialdemocratica, non ha perso alcuni &#8220;vizi&#8221; genetici risalenti alle proprie radici comuniste, mai del tutto negate.<span id="more-140"></span><br />
 Eccovi perciò un breve (e per nulla esauriente) ritratto della sinistra e delle sue contraddizioni, premettendo che si vuole in questo articolo criticare aspramente non tanto il pensiero di sinistra inteso come &#8220;difesa dei deboli&#8221;, quanto piuttosto le pretese di superiorità morale e culturale della sua ideologia rispetto a chi non condivide queste pretese, e pur questo fa suo lo stesso pensiero di tutela citato.<br />
 In primo luogo, la sinistra &#8211; tranne che nelle sue origini &#8211; è tendenzialmente una parte politica che vive e prolifica sul disagio sociale, sulle difficoltà della gente, sulla povertà e sulle ingiustizie. Non ha un vero interesse a risolvere i problemi delle persone, perché una volta risolti, essa sinistra scomparirebbe. Ma del resto, ammesso e non concesso che tenti davvero di affrontarli, le soluzioni politiche ed economiche offerte sono tanto risibili e ridicole, quanto pericolose e retrograde.<br />
 Da qui la diffusa cultura del &#8220;NO-NI&#8221; preconcetto e ideologico della sinistra; un &#8220;NO-NI&#8221; frutto dell&#8217;irresponsabilità di una ideologia limitata e limitatativa, lagnosa e preoccupata solo di tutelare e preservare i propri privilegi sindacali e politici (lo Stato spende un patrimonio in permessi sindacali per i suoi dipendenti; permessi che spesso vengono utilizzati per fini differenti e per sottrarre produttività, incrementando la spesa pubblica che noi cittadini paghiamo con le tasse).<br />
 Questo è un primo volto della sinistra. Ma la sinistra è anche una cultura fortemente statalista e ideologicizzata che tende a egemonizzare e a considerare l&#8217;avversario non già come qualcuno che la pensa in modo differente e a cui bisogna portare rispetto, bensì come un nemico da eliminare politicamente (e si vede costantemente).<br />
 La sinistra è pure cieca e orba: non riesce ad avere una visione d&#8217;insieme della società, considerata in modo settario e classista (operai, contadini, borghesi, capitalisti, fascisti ecc.). Ma questo del resto è il limite maggiore della sinistra e della sottocultura che propugna.<br />
 La sinistra è potenzialmente illiberare e antidemocratica, nonché eversiva nelle sue frange più estreme (che cos&#8217;è la rivoluzione se non una forma di eversione di stampo fascistoide, fondato sul mito comunista della dittatura del proletariato?). Non accetta il dialogo e il confronto (la censura non è solo fascista), e non permette la partecipazione democratica e la pluralità del pensiero, perché &#8211; come ho già ripetuto &#8211; la sua ideologia non da spazio a visioni della società differenti rispetto alla propria.<br />
 La sinistra è profondamente materialistica ed eticamente relativista. Considera l&#8217;uomo un oggetto, un dato statistico e niente più. Lo spoglia della propria personalità e della propria creatività, del proprio sentimento morale e religioso e lo rende semplicemente un animale capace di creare società nelle quali il diritto dell&#8217;individuo è assolutamente sacrificabile per il &#8220;bene&#8221; sociale. Non è pertanto capace di concettualizzare una visione equilibrata tra il diritto e la libertà individuale e quelli collettivi/sociali.<br />
 Proprio per la sua amoralità (o materialità), la sinistra tende a calpestare i valori e le tradizioni di una data società, li ridicolizza e cerca di annullarli, dimenticando che i particolarismi sono la ricchezza di un popolo, la sua identità, il suo passato e il suo futuro. Non ha pertanto il senso della nazione e dell&#8217;appartenenza, salvo quando intende usare questi due sentimenti nobili in modo beceramente strumentale per affermare la propria egemonia e mistificare la realtà. Esempi lampanti? A favore del senso nazionale: Blocco sovietico (storico), Cuba, Cina, Corea del Nord, per rivendicare il diritto al calpestamento costante dei diritti umani, facendo leva sulla sovranità e sul diritto di non intromissione negli affari interni di una nazione. Contro il senso nazionale: in Italia, per affermare la propria egemonia culturale e politica, facendo leva sul sentimento populistico del falso tollerantismo e del buonismo ipocrita che mortifica costantemente la cultura nazionale a favore di culture straniere spesso illiberali e violative dei diritti fondamentali della persona umana.<br />
 La sinistra è perciò gravemente mistificatrice della realtà. Usa i sentimenti di libertà e tolleranza in modo del tutto arbitrario e strumentale. Tende a contrabbandare democrazia, libertà e tolleranza per confermare il proprio controllo sulla società e imprimere alla stessa la propria visione egemonica della vita, al fine di favorire i propri interessi politici ed economici, che certamente non sono pochi (es. voto amministrativo agli emigrati). Così capita che in Italia abbiamo una sinistra che si professa contro le oppressioni e i poteri forti, e poi ne diviene connivente. E non parlo certo solo di Prodi, ma anche della sinistra radicale, che io definisco la più ipocrita fra tutte le sinistre arcobaleni e non che esistono in Italia.<br />
 Ma ancora: la sinistra non ha rispetto per il principio della vita e fomenta la cultura della morte. Considera l&#8217;aborto un diritto, quasi che una persona abbia davvero il diritto di decidere sulla vita di qualcun altro, sebbene il proprio figlio. Una visione pericolosa, deprecabile e direi animalesca (solo gli animali uccidono i propri cuccioli quando non possono allattarli), perché tale diritto si tramuta nel diritto di assassinio legalizzato.<br />
 La vita umana non è una merce, eppure la sinistra la considera tale, sia per quanto riguarda l&#8217;aborto, sia per quanto riguarda il concepimento. Così capita che la sinistra promuova &#8211; con la scusa dell&#8217;evoluzione scientifica &#8211; la selezione genetica umana e i supermarket dei figli perfetti e senza difetti fisici e mentali, con la possibilità di conservare gli embrioni in congelatore quando servono e di utilizzarli per altri fini quando non servono. E del resto, in Cina esiste già un abozzo di quello che potrebbe conseguire anche qui in occidente: il controllo delle nascite e l&#8217;obbrobriosa legge di autorizzazione ad avere un figlio, nonché l&#8217;aborto obbligatorio e la sanzione penale per chi viola queste norme. Da qui alla mercificazione dei figli, poco ci manca.<br />
 Che la sinistra sia profondamente antidemocratica è dimostrato poi anche dalla struttura organizzativa del più grande e potente sindacato italiano di stampo comunista: la CGIL. Sindacato che ha sempre respinto con veemenza l&#8217;attuazione del secondo comma dell&#8217;art. 39 della Costituzione (carta questa che spesso utilizza impropriamente per i propri fini propagandistici), poiché, in caso contrario, dovrebbe dotarsi di una struttura democratica che invero non possiede. Mentre certamente possiede un patrimonio immobiliare davvero immenso e con pochi, quanto ridicoli, obblighi di bilancio e dichiarazione. Un sindacato che pretende, peraltro con arroganza, di intromettersi nell&#8217;attività legislativa e di governo del paese, senza averne mandato da alcun elettore se non dal povero tesserato che paga la propria quota con una detrazione automatica dalla busta paga, spesso senza nemmeno un&#8217;adeguata informazione circa la possibilità di rinunciarvi. Un sindacato che &#8211; facendo il coro alla sinistra &#8211; blatera di leggi a<em>d personam</em>, e poi guarda caso si vede approvate leggi che favoriscono il sistema pensionistico integrato che è costruito su misura per i suoi Fondi Pensione e un sistema di consulenza obbligatorio del lavoratore (CAF) che lo avvantaggia economicamente e politicamente, consolidando la propria influenza e il proprio sistema di potere sulla classe dei lavoratori.<br />
 Questa è la sinistra: il simbolo stesso dell&#8217;ipocrisia che ricerca costantemente e avidamente il potere e il  controllo sociale, tanto che &#8211; laddove non è riuscita a governare con elezioni democratiche &#8211; ha tentato la strada impropria del giustizialismo politicizzato. E peraltro &#8211; se proprio dobbiamo dirla tutta &#8211; ritornando al concetto di sinistra che prolifica sul disagio sociale, chiaramente tale concetto assume piena validità in una società democratica, ove la concorrenza delle idee è fisiologica e dunque quella di sinistra è una fra le tante (fortunatamente minoritaria). In un tale contesto, non sfugge come la sinistra tenda a fommentare il disagio, proprio per sopravvivere e crearsi nicchie di controllo sociale. Altrimenti, laddove riesce a prendere le redini del potere, opera un acquietamento e una eliminazione definitiva, ma certo non risolvendo i problemi per i quali &#8211; per vocazione ideologica (ma direi piuttosto per opportunismo) &#8211; lotta, quanto piuttosto perché l&#8217;intolleranza e il senso profondamente antidemocratico della sua ideologia (che certo non è terminata con il comunismo) non tollerano divergenze, dissensi e dunque opinioni politiche ed economiche diverse da quelle propugnate e applicate a forza sulla società. Gli esempi, ancora una volta, si sprecano rileggendo la storia dei totalitarismi comunisti che tanti danni hanno creato nelle società in cui sfortunatamente hanno prolificato.</p>
<p><strong>Letture Suggerite</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Diverse sono le letture interessanti sull&#8217;argomento. Per facilitare un approccio più immediato e soprattutto per individuare subito letture che si pongono certamente fuori dal coro rispetto a una letteratura italiana e straniera tutta rivolta a valutare in termini positivi la sinistra e il comunismo, eccovi tre opere fondamentali:</p>
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<td><img style="border: 1px solid #f7f7f7; margin: 2px;" title="Il Libro nero del Comunismo" src="http://www.iljester.it/wp-content/libronerocomunismo.jpg" alt="Il Libro nero del Comunismo" /></td>
<td style="text-align:justify;"><strong><span style="color: #ff9900;">IL LIBRO NERO DEL COMUNISMO</span><br />
 </strong>Del 1998, a cura dello storico Stéphane Courtois, questo volume è impressionante per quanto riguarda i dettagli statistici dei misfatti del Comunismo in Europa e nel mondo: deportazioni, discriminazioni generalizzate, torture, repressioni ecc. La sua autorevolezza non è ormai più messa in discussione. Persino Norberto Bobbio dichiarò a tal proposito che &#8220;&#8230; <em>L&#8217;utilità e la novità dell&#8217;opera è aver individuato il nesso indissolubile tra comunismo e terrore dovunque</em>.&#8221;</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td><img style="border: 1px solid #f7f7f7; margin: 2px;" title="C'era una volta il Che" src="http://www.iljester.it/wp-content/che-194x300.gif" alt="C'era una volta il Che" width="96" height="147" /></td>
<td style="text-align:justify;"><strong><span style="color: #ff9900;">C&#8217;ERA UNA VOLTA IL CHE</span><br />
 </strong>Per l&#8217;illustrazione di questo libro &#8211; che rivisita la figura di Che Guevara (e per certi versi della rivoluzione cubana, compresa l&#8217;instaurazione del regime castrista, tutt&#8217;ora al potere nella povera Cuba), restituendo allo stesso soprattutto verità e correttezza storica &#8211; invito a leggere la presentazione che feci qualche mese fa: <a href="http://www.iljester.netsons.org/?p=69">Un mito da sfatare</a> .</td>
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<tr valign="top">
<td><img style="border: 1px solid #f7f7f7; margin: 2px;" title="L'altra Casta" src="http://www.iljester.it/wp-content/altracasta.jpg" alt="L'altra Casta" width="97" height="136" /></td>
<td style="text-align:justify;"><strong><span style="color: #ff9900;">L&#8217;ALTRA CASTA</span><br />
 </strong>Libro scritto da Stefano Livadiotti che tratta &#8211; guarda caso &#8211; dell&#8217;altro grande potere italiano. Quello dei sindacati. Un&#8217;opera davvero interessante sui privilegi e le carriere dei sindacalisti. I fatti e i misfatti che hanno visto protagonista il sindacato italiano. Il patrimonio con i suoi fatturati da multinazionale. Un&#8217;interessante inchiesta dunque su quella che è, a ragione, considerata appunto l&#8217;altra casta.</td>
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<p>Per certi aspetti, inoltre vengono consigliati anche i libri di Oriana Fallaci.<a href="http://www.iljester.it/blog/?p=69"> </a> <a href="http://www.iljester.it/blog/?p=69"></a></p>
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