Non intendo certo qui riproporre l’intera storia di Nessie (così la chiamano affettuosamente i suoi fans). Il mostro di Lochness è il mostro più famoso del mondo, ma anche il più sfuggente. Molti riescono a vederlo, ma nessuno è mai riuscito a fotografarlo in modo decente. E certamente la sua individuazione non è oggi facilitata dalle più moderne tecniche di indagine sottomarina che permette di esaminare un fondo marino o lacustre palmo a palmo, centimetro dopo centimetro.
Ma Google Earth è riuscito là dove non è riuscito un sonar sottomarino dell’ultima generazione: ha immortalato, o si presume abbia immortalato, la famosa Nessie e l’ha resa di dominio pubblico su milioni di computers di tutto il mondo.
Il merito della scoperta è di un ragazzo, Jason Cook, il quale, smanettando con il programma di Google per vedere il mondo dal satellite, ha notato una strana forma che nuota allegramente nel lago di Lochness. Una forma ovale con una protuberanza all’estremità posteriore e quattro pinne laterali che hanno suggerito la forma di un mostro marino, e cioè di Nessie.
Che dire? Chi smentirà ora che non si tratta affatto del mostro di Lochness, ma magari di un natante che pigramente solcava le acque oleose del bacino scozzese? Meglio: un’illusione ottica, una pareidolia, una di quelle che piacciono tanto agli scettici per spiegare fenomeni altrimenti inspiegabili?
In verità non sono sicuro affatto che si sia trattato del mostro di Lochness. Per curiosità ho avviato Google Earth e ho dato un’occhiata ma del mostro nessuna traccia. Ho confrontato la foto riportata dal Sun, il giornale che ha pubblicato per primo la notizia, con le immagini su G.E. e non ho trovato corrispondenza: di Nessie nessuna traccia. Pertanto le ipotesi sono due: o la notizia è una bufala, o Google Earth ha frettolosamente sostituito una foto con un’altra. Magari per questioni di sicurezza, di misteriosi intrighi complottistici o forse perché così tiene tutti sulla corda e magari contribuisce a incrementare… o a salvaguardare la già notorietà turistica della zona.
Chissà! Sta di fatto che Google Earth non è nuova a simili scoperte. Ricordate la notizia di qualche mese fa della scoperta di Atlantide al largo dell’oceano Atlantico? Alla fine si risolse in una pareidolia, in un’illusione ottica: le linee che parevano fondamenta di una città sul fondo del mare non erano altro che linee casuali create dalla crosta della piattaforma subacquea. Niente atlantidei scomparsi fra i flutti, niente soluzione del più arcano e antico mistero della nostra storia precristiana. Solo scalfiture geologiche.
Tornando al mostro di Lochness, penso e sono convinto che Nessie sia ancora al sicuro nei fondali oscuri del lago scozzese. Neanche Google Earth l’ha smascherata. E vorrei ben vedere: se un giorno venisse appurata la sua esistenza o più probabilmente la sua non esistenza, Lochness tornerebbe a essere un’anonima cittadina lacustre senza grandi attrazioni per i turisti.
Home

