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Strasburgo contro la nostra Costituzione

6 04 novembre 2009 | Giustizia | Permalink
La sentenza viola la prima parte della nostra carta che attraverso i suoi princìpi tutela e riconosce la nostra identità nazionale

crocifisso_classe--400x300La sentenza che impone di levare il crocifisso dalle aule scolastiche è contraria al nostro dettato costituzionale. Nella gerarchia delle norme, le fonti internazionali, se recepite, sono di sicuramente di forza superiore a quelle nazionali, ma non possono contraddire le norme costituzionali fondamentali: cioè quelle che si riassumono nella parte prima della nostra carta. Altrimenti, l’Italia non sarebbe uno Stato indipendente e autonomo, ma uno Stato confederato. E nello specifico, l’Europa però non è una Federazione di Stati, è solo un’accozzaglia di affaristi e burocrati che ha creato un sistema per garantire meglio i loro affari, imponendo ai singoli Stati norme e princìpi che spesso stridono con i valori e i e l’etica dei singoli membri.
L’Italia dovrebbe tirarsi fuori da questo pasticcio. O almeno, dovrebbe imporre con maggiore efficacia le sue vedute, le quali invece spesso sono condizionate da un manipolo di personaggi così distanti dal nostro paese da non avere neanche ben presente di cosa significhi viverci. L’Europa e il mondo non possono imporci una condotta etica che non sentiamo e non sappiamo nostra. Non possono dirci di togliere un crocifisso in nome non già della laicità, ma dell’ateismo di Stato. Non possono affermare che quel simbolo di pace e di carità urta la sensibilità di un’esigua minoranza di persone. L’Italia dovrebbe davvero ribellarsi a questo!
La nostra Costituzione garantisce l’uguaglianza religiosa e garantisce la libertà di professare la propria fede in pubblico e in privato, ma altresì riconosce attraverso l’art. 7 della Costituzione, la peculiarità della religione cattolica nella nostra società, il valore della tradizione cristiana che ha informato la crescita e lo sviluppo della nostra società. Nessuna sentenza può negarci questo. Soprattutto nessuna sentenza ci deve o ci può imporre  di essere ostaggio di una minoranza che non sente sue le radici e le tradizioni del paese in cui vive e che per questo si lamenta sempre e ovunque pur di vedere prevalsa la sua ragione su quella di una società intera.
I giudici europei non hanno alcun diritto morale ed etico di dirci dove dobbiamo mettere i nostri crocifissi. Giuridicamente vedremo cosa dirà la Corte allargata, ma eticamente e socialmente la loro decisione se confermerà quanto hanno già deciso i loro colleghi, sarà inaccettabile, e l’Italia dovrebbe prendere in seria considerazione di attuare le giuste azioni politiche a livello internazionale per impedire che una simile sentenza possa essere attuata nel nostro paese, o si rischia il malumore e la frustrazione culturale. Soprattutto si rischia uno sradicamento violento e insensato della nostra identità. Il mondo non deve negare l’identità delle singole nazioni, ma deve garantirla e tutelarla. Una carta internazionale che nega l’identità dei popoli è uno scempio del diritto, è una carta palesemente anticostituzionale. E’ una carta che deve essere condannata dagli Stati che in essa non si riconoscono!

Autore: Il Jester » Articoli 1417 | Commenti: 2334

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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  • OkNo
  • pietro

    Scusa ma ho letto l’articolo 7 della costituzione ma non parla assolutamante di peculiari caratteristiche della religione cattolica, anzi la frase “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.” dice letteralmente il contrario. Il riferimento poi ai patti lateranensi comporta anche che tutto il resto è regolato da una legge ordinaria e quindi sottoposta ad organismi come la Corte europea dei diritti dell’uomo Altro punto su cui troppe persone dimostrano un ignoranza incredible è l’affermazione che la “Corte europea dei diritti dell’uomo” sia un organismo della comunità europea, mentre è nata 10 anni prima e ne è assolutamente indipendente. Infatti hanno aderito alla Corte europea dei diritti dell’uomo 47 nazioni, tra cui evidentemente almeno metà non fanno parte della comunità europea. Pensare quindi a azioni a livello comunitario è inutile, e il fatto che ci siano politici che ne affermano la necessità è dimostrazione del basso livello di preparazione e competenza dei nostri cari eletti.

    • Il Jester

      Ma io non ho mai detto che la Corte Europea appartiene alla Unione Europea. Faccio riferimento all’Europa perché la Corte è stata istituita in Europa, la sede è in Europa e l’organismo che nomina i giudici è il Consiglio d’Europa. In secondo luogo, studiati la Costituzione. Non è una lettura superficiale, priva di un retroterra giuridico, che può farti capire i nostri principi costituzionali, i quali non possono essere letti e interpretati a compartimenti stagni o letteralmente. Ahi! La scuola – è vero! – non insegna proprio nulla…

  • http://pensieroliberale.ilcannocchiale.it PensieroLiberale

    Sono ottimista.
    Vuoi vedere che è la volta buona che gli uomini di buona volontà si danno una svegliata?
    A proposito.
    In questi giorni nel mio blog pubblicherò diversi articoli per ricordare la caduta del Muro di Berlino e l’inizio del cammino verso la democrazia dei Paesi oltrecortina.
    Ci tengo a conoscere il tuo punto di vista sulla questione.
    Provo ad rendere note questioni che mi hanno particolarmente toccato.
    Spero di riuscirci e spero che questa sia un occasione per ritornare a leggerci con più frequenza.
    Per ora grazie.

    • Il Jester

      In questo periodo sono un po’ impegnato, ma non mancherò di fare visita al tuo blog e dare la mia opinione. Peraltro, probabilmente pubblicherò anche io qualcosa! ;)

  • Davide

    La Corte europea dei diritti dell’uomo afferma un principio basilare:  nessuna   istituzione può essere sotto il marchio di un unico segno religioso. Laicità significa apertura e neutralità, rifiuto del monopolio…Non nega affatto la vitalità di una tradizione  culturale. Non  “col -
    pisce”, come lamenta l’Osservatore Romano, una grande tradizione. Meglio sarebbe che gli alfieri della difesa delle «radici cristiane» si chiedessero perché tante chiese vuote, perché tanta ignoranza  religiosa negli alunni che escono da più di dieci anni di insegnamento della religione a scuola, perché sono semivuoti  i  seminari  e  deserti  i confessionali…

    • Il Jester

      “Nessuna istituzione può essere sotto il marchio di un unico segno religioso.” Questo chi lo afferma? Un giudice che non sa o fa finta di non sapere (forse per via delle proprie convinzioni personali) che esiste una netta distinzione fra il principio di laicità dello Stato e il senso della tradizione e delle radici comuni di una società. Pretende di imporre la laicità anche in un ambito che non gli compete: quello del sentimento comune.
      Nessuna istituzione in verità può giuridicamente e legislativamente predeterminare il prevalere di una religione sull’altra. Ma altrettanto nessun giudice può negare o impedire questa prevalenza in termini sociali. Soprattutto quando questa prevalenza sociale (non giuridica!) è riconosciuta persino dalla nostra carta fondamentale, attraverso il peculiare art. 7 e il principio di uguaglianza confessionale “relativo” sancito all’art. 8.
      Lo Stato è fatto dai cittadini ed è per i cittadini. Perciò, nei luoghi pubblici (scuola compresa) devono potersi manifestare, anche simbolicamente, le tradizioni religiose che appartengono al sentimento comune di quella determinata società. Non è accettabile che la stessa, soprattutto se maggioranza, deve vedersi negata la sua identità culturale e religiosa in ossequio a un principio astratto di uguaglianza che non giustifica altro che la posizione individuale di chi non tollera e non condivide valori e tradizioni che appartengono a tutti o quasi. Non è in questo modo che si garantisce la laicità dello Stato e l’uguaglianza fra i cittadini. Questo è il modo sbagliato: fomenta l’odio, fomenta l’intolleranza, rende la maggioranza ostaggio di una esigua minoranza e contribuisce allo sfaldamento di quei valori etici e morali, di quella identità ormai millenaria che ci appartiene.
      Sulle chiese vuote. Questo è un altro discorso che nulla ha a che vedere con l’argomento in questione che parla di tradizioni e di identità culturale e sociale. La fede è una convinzione personale ed è cura della Chiesa Cattolica stimolare la partecipazione dei propri fedeli alle attività religiose. Non è questo un compito dello Stato o della scuola. Se lo fosse, allora sì che saremmo in uno Stato confessionale e in una scuola orientata religiosamente.

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