Su Libero di oggi ho letto una notizia davvero incredibile. Pare che i comunisti boicottino i libri di Gianpaolo Pansa, inserendo fra le loro pagine un volantino volto a depotenziare la straordinaria verità raccontata sulla Resistenza, che – sappiamo tutti – svela i retroscena di un movimento partigiano che non era tutto rose e fiori, come la mitologia comunista ci ha insegnato già dai primi anni delle elementari, bensì presentava pure lati oscuri e anzi, spesso, questi prevalevano sull’ideale di libertà proposto. E in verità, anche su tale ultimo aspetto, bisognerebbe precisare: se i partigiani liberali e democratici lottavano effettivamente per la liberazione dell’Italia dal giogo nazi-fascista per instaurare una democrazia, i comunisti di Togliatti – di cui i nostri amici del PD e della Rifondazione Comunista sono i nipoti e i pronipoti – avevano ben altri obiettivi che si riassumevano in un’unica locuzione eloquente: dittatura del proletariato. E dunque: socialismo reale.
Gli scempi che si compirono perciò all’epoca contro persone inermi, accusate – spesso infondatamente – di appartenere al fascismo o di aver collaborato con il fascismo, vennero nascoste e sepolte nella mitologia della Resistenza, quasi che ogni atto criminale compiuto contro i fascisti (o presunti tali) poteva essere giustificato dal mito della liberazione.
In verità, Gianpaolo Pansa, pur non negando l’essenzialità e l’importanza della Resistenza, ne denuncia le storture e gli abusi compiuti dai comunisti partigiani. Ma questo chiaramente non piace all’ortodossia comunista di oggi come non piaceva a quella di ieri. Solo che, se ieri il PCI poteva garantire l’egemonia culturale che permetteva – nelle scuole pubbliche in particolare e nelle Università – di distorcere la storia per evitare che certe scomode verità venissero a galla, oggi ciò non è più possibile. Non si tratta pertanto di revisionismo storico, come gli estremisti di sinistra, accusano. Si tratta di raccontare la verità e di raccontarla per quello che è: un inutile spargimento di sangue per fini che certamente non erano democratici.
Ai comunisti però – ancora oggi – questo non va proprio giù. Perché – si sa – loro sono strenui difensori della libertà di pensiero e di opinione, a patto però che sia sempre esercitata a loro vantaggio, e mai contro. In tal ultimo caso, invero, è revisionismo, è oscurantismo, è mistificazione, fascismo, autoritarimo e bugia del potere borghese e padronale. Deliri da Centri Sociali, da giovani comunisti che ignorano la storia come un primitivo ignora l’atomo. E che per questo, vengono pure supportati dalla cosidetta intellighenzia dei salottini radical chic degli intellettualoidi di area sinistroide che oggi considerano Pansa una sorta di “traditore”.
In verità Pansa non è certo un traditore. Mentre gli intelligentoni di sinistra sono semplicemente quello che lo stalinismo-leninismo impone loro di essere: dei mistificatori della verità per ideologia. Non a caso, per riscoprire la tragedia delle Foibe dovevamo attendere Berlusconi, perché fino a qualche annetto fa, parlare della criminalità disumana dei seguaci di Tito alla fine della seconda guerra mondiale, era praticamente un tabù imposto proprio da coloro che oggi negano il sangue dei vinti. Pansa – per amore della verità – si è pertanto semplicemente ribellato a questo negazionismo e ha dato modo di farci conoscere quello che realmente è accaduto in quei giorni di speranza e paritempo funesti. Accusarlo di tradimento è un atto vile, e cercare di delegittimare i suoi libri, solo perché non più rispondenti a una visione ideologica e di parte della storia recente italiana, è addirittura volgare. Per cui, compriamo i suoi libri, leggiamoli e rifiutiamo con fermezza il tentativo di ricondurre ancora una volta le vicende della Resistenza a una lettura comunista e mistificata; la stessa lettura che poi già dagli anni ’50 costituirà – ricordiamo – il substrato culturale e ideologico per la nascita delle future Brigate Rosse.










Cosa si vuol dire con questo libro? Dalla violenza nasce violenza. Dal fascismo e dalla sua violenza dal terrore, dalla dittatura, non poteva altro che nascere violenza,odio, morte, quello che aveva seminato ha raccolto. Non vedo perche si giudica con il buonismo di oggi, il marcio il male di ieri. Perchè i carnefici si trasformano in vittime? Il perche di quella violeza chiedetelo alle vittime innocenti del fascismo.
Quando le iene piangono pietà…ma per favore …
Commento di elio - ID - 6 aprile 2011 alle 05:32
Prima che fascisti, liberali, democristiani o comunisti, si ricordi che siamo tutti essere umani, e si ricordi che in politica non esistono colori definiti come il bianco e il nero. Esistono molte zone di grigio. Gli innocenti esistono anche nelle peggiori dittature, e certamente il fascismo, o il passato fascismo, non poteva assolutamente giustificare i trucidamenti di persone innocenti fatte alla fine della seconda guerra mondiale. Il sangue dei vinti ha questo significato: rispettare il vinto per non abbassarsi al suo pari. E sempre che si trattasse effettivamente di un vinto e non di un innocente che ha dovuto sopravvivere sotto un regime…
Commento di Il Jester - ID - 6 aprile 2011 alle 08:37