Diventa Fan
su Facebook
Seguici su
Twitter!
Segui @iljst
Carica Modulo Ricerca...

Stai a vedere che ora gli diventiamo tutti finiani?

25 giugno 2010 | Politica | Permalink

Se Berlusconi vuole evitare la catastrofe, deve per forza decidere a cambiare i consiglieri, o come dice qualche lungimirante amico, i “consigliori”. Non può permettersi – soprattutto in questo delicato periodo fatto di DDL intercettazioni e manovre economiche – passi falsi, figuracce e critiche. Non può servire alla sinistra (che non aspetta altro) certe polemiche in un piatto d’argento: come Brancher, ministro di un fantasioso ministero che, come suo primo atto, ti chiede al processo il legittimo impedimento, delegittimando – come scrive Il Giornale – l’istituto agli occhi degli elettori, dei lettori, degli ascoltatori, e vista la delusione calcistica, anche dei tifosi. Non può, Berlusconi, sperare o credere davvero che votare lui significhi tifare Milan; i colori sono importanti, la squadra (politica) del cuore è sempre la squadra (politica) del cuore. Ma a nessuno piacciono i rospi (almeno quelli troppo grossi), e a nessuno piacciono le ambigue decisioni politiche che portano ai risultati che sappiamo. Ne va della credibilità del Governo, della maggioranza e del rispetto dell’intelligenza degli elettori, i quali si attendono ben altre azioni e decisioni dal centrodestra e che solo il centrodestra può portare avanti.
Non so che sia preso al Premier. Non ho idea di quali siano gli intrecci politici, i ricatti e i condizionamenti ai quali egli deve sottostare con alleati e collaboratori. Capisco che si trova a lottare su due… anzi tre fronti: due esterni, magistratura e opposizione, e uno interno. I finiani, i quali – come la sinistra – non attendono altro che certi scivoloni per ringalluzzirsi. Perché sono loro quelli che “rischiano” di incassare di più da certe discutibili decisioni. Il loro porsi contro a prescindere, li fa salire di quotazione fra gli scontenti del PDL. Permettono a Fini di acquistare credito non solo a sinistra e al centro, ma anche a destra. L’erosione è già in atto da tempo, ma l’esempio Brancher suggerisce che alcuni eventi erodono più di altri.
Fini di questo passo ha molte chance di trovarsi tra le mani un’ottima partita contro il Cavaliere, che appare leggermente appannato e consumato dalle polemiche sulle intercettazioni. Il presidente della Camera sta giocando le stesse carte della sinistra, moralismo e giustizialismo, conquistando consensi ed erodendo quelli del Cavaliere. Perché anche a destra c’è voglia di moralità e correttezza. Anche a destra c’è voglia di rigore, pulizia e decisioni che non abbiano il retrogusto dell’opportunismo. E se la sinistra usa questi argomenti solamente per distruggere l’avversario, complice anche una società che è fortemente condizionata dalla sua cultura e dal controllo che esercita sui media e i giornali, è certo che il centrodestra non si può sempre nascondere dietro lo scudo del garantismo, il quale è importante in uno Stato di diritto, ma solo e se ha un senso logico e razionale. L’alternativa è fare la fine del Partito Popolare di Aznar, sonoramente battuto dai socialisti di Zapatero che hanno tenuto la Spagna per dieci anni sotto scacco, rovinandola socialmente ed economicamente. Dieci anni di sinistra in Italia sarebbe la fine del nostro paese.
Berlusconi deve valutare bene questa eventualità. Deve capire che lo scarso coraggio nel prendere in mano una nazione che ha bisogno di rigorose e profonde riforme strutturali, con o senza la minoranza, è presagio di debolezza e fallimento. Non può sempre affidarsi a uno spot elettorale per vincere e conquistare gli italiani. Il 2006 insegna, e oggi, la luna di miele con gli elettori è davvero finita; e certamente Brancher ha accelerato questo inevitabile e fisiologico processo. E’ necessario  pertanto passare all’azione definitivamente, pure smarcandosi dalle bizze della Lega, la quale ora esagera sia nelle pretese, sia nelle uscite, sia nel folklore, ormai diventato incomprensibile per chi ha ben altro a cui pensare. Soprattutto, il Premier deve iniziare a ricomporre il PDL dal suo interno, e non sarebbe certo male un dialogo con Fini per capire fino a che punto la distanza è tale da escludere qualsiasi pacificazione. Il recupero della minoranza interna, intorno a un nucleo di valori comuni, è fondamentale a prescindere dalle specifiche idee di ognuno. L’alternativa è il logorio del PDL, il suo smembramento e un inevitabile calo di consensi che potrebbe portare la sinistra al potere senza troppi sforzi seppur senza alcun merito, e potrebbe far decollare Fini, che inizierebbe così ad arruolare tutti gli scontenti del partito, che giorno dopo giorno rischiano di diventare sempre più numerosi.

Autore: Il Jester » Articoli 1417 | Commenti: 2334

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

Seguimi su Twitter | Pagina Facebook | Contattami

  • OkNo
Seguimi

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua Email

Unisciti agli altri Follower: