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Settant’anni fa iniziava la vergogna

27 gennaio 2009 | Cultura, Politica | Permalink
Oggi più che mai la Shoah è d'attualità...

Famiglia ebraica deportataSettant’anni fa, la Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebraico nella Germania Nazista, progrediva sempre più. Iniziata già qualche anno prima, trovò il proprio culmine pre-deportazione il 9 e 10 novembre del 1938, con la famigerata “Notte dei Cristalli”, quando una moltitudine di ebrei vennero marchiati e deportati nei campi di sterminio nazisti, dove venivano poi trucidati ed eliminati nel modo più barbaro possibile.
Un dramma e una vergogna per il genere umano, e questo benché nei secoli della storia umana ci siano state centinaia di persecuzioni. La differenza sta nel diverso livello di civiltà che distingue le persecuzioni storiche (come quella dei cristiani mandati al martirio nelle arene romane) da quella nazista. Soprattutto però, sta nell’assurdo fondamento ideologico che “giustificava”, in parte, lo sterminio degli ebrei: una presunta e presuntuosa superiorità razziale ariana rispetto alle altre razze e in particolare a quella ebraica. Da qui, pure la persecuzione di persone di colore e di chi non avesse una marcata discendenza ariana. E da qui, ancora la persecuzione del diverso (come gli omosessuali,  i transessuali e diversamente abili), indegno – secondo la turpe ideologia nazista – di vivre e di appartenere a un popolo.
Una follia, dunque. Un patto scellerato tra il demonio che c’è nell’animo umano (o almeno in certi animi umani) e la bestialità di chi pensa davvero che esistano differenze di razza tra uomo e uomo. Un patto questo che giustificava stermini e violenze, uccisioni e segregazioni che neanche i più crudeli schiavisti americani erano riusciti a concepire.
Tornando alla Shoah, ho già anticipato che questa venne attuata per “purificare” la razza ariana di cui il popolo tedesco si faceva tutore e promotore. In verità, l’ideologia nazista giustificava lo sterminio degli ebrei con argomentazioni ben più complesse della semplice superiorità razziale. Essa infatti si era fatta convinta sostenitrice dell’antisionismo e dunque dell’esigenza di combatterlo ed eliminarlo in Europa e nel mondo. Ed è bene dire che l’antisionismo non è figlio del nazismo, quanto l’opposto, visto che questa corrente di pensiero, sebbene covata nella cenere dei secoli (gli ebrei non erano generalmente ben visti perché solitamente mercanti e prestadenaro, nonché assassini di Cristo: mitologia dell’Ebreo Errante, condannato a vagare per i secoli, perché aveva ucciso il Salvatore)  ha iniziato a diventare filosofia politica alla fine dell’ottocento, quando l’ebreo venne tratteggiato definitivamente come un avido soggetto, dedito al denaro e allo strozzinaggio e il popolo ebraico come un popolo che si prefissava la conquista dell’Europa e del mondo.
Su queste basi, iniziarono a diffondersi assurde documentazioni e trattati che giustificavano il progetto sionista e l’idea che gli ebrei fossero un male che doveva essere sterminato ed eliminato (Vedi la nota opera fallace “I Protocolli dei Savi di Sion” sul presunto complotto sionista].
Il culmine di tutto ciò lo conosciamo. Arriva con l’avvento del nazifascismo. Ma se mentre il fascismo – almeno inizialmente – non aveva quell’indole razzista che l’avrebbe connotato poi (con la vergognosa promulgazione delle leggi razziali), il nazismo, fin dalle origini, era basato sulle differenze razziali e sulla superiorità della razza ariana. Da qui Auschwitz e tutti i campi di concentramento, teatri di sterminio e di morte nelle forme più atroci e crudeli (note sono le cosidette camere a gas).
Passando al ruolo dei cristiani e della Chiesa in questo contesto storico, v’è da dire che la cristianità in generale ha vissuto in modo contraddittorio questi tristi eventi storici. E’ indubbio infatti che molti cristiani e molti prelati ecclesiastici si fossero lasciati incantare e affascinare dall’ideologia nazista (ho detto che generalmente gli ebrei, fra i cristiani più integralisti, venivano considerati come gli uccisori di Cristo), ma è altrettanto indubbio che la cristianità in genere ha sempre osteggiato il nazismo e il fascismo. Noti sono gli episodi di salvataggio di numerosi ebrei dallo sterminio, operato da cristiani e da esponenti ecclesiastici (secondo fonti indipendenti, la Chiesa salvò 600.000 ebrei) a rischio della propria vita, mentre è tutt’ora dibattuta – non senza polemiche e divergenze – la posizione di Pio XII°, all’epoca papa. Secondo una posizione, diciamo,  confutatrice estrema, Pio XII° fu simpatizzante dei nazisti e non impedì la deportazione e lo sterminio degli ebrei; secondo una teoria intermedia, Pio XII° non potè far nulla per impedire questa deportazione poiché ciò avrebbe messo in pericolo anche i cristiani; secondo un’altra teoria, Pio XII° aiutò concretamente molti ebrei a sfuggire al Nazismo, nascondendoli nelle Chiese e nei palazzi vaticani. Diversi ricercatori e storici ebraici comunque ritengono Pio XII° ambiguo, sebbene la storiografia pare stia pendendo a favore di una posizione del papa dell’epoca tendezialmente diplomatica e favorevole agli ebrei, in un contesto storico molto teso e ostile verso qualunque forma di religione che non comprendesse l’adorazione dello Stato e del suo capo carismatico.
Con la fine della seconda guerra mondiale e la sconfitta del nazifascismo e di ogni ideologia razzista,  la Shoah diventa un periodo da ricordare per il dramma che essa simbolizza; dramma non certamente tutto interno al popolo ebraico (il quale ha visto sterminare più di sei milioni di persone), ma dramma dell’umanità, svergognata dinanzia a se stessa per tutto quello che accadde all’epoca. Ed  è proprio l’umanità colpevole che cercò di rimediare, attribuendo agli ebrei una terra in cui vivere: la terra dei loro padri. La terra di Israele.
Purtroppo sono note le vicende successive a tale attribuzione, e sappiamo bene quanto la stessa sia stata contesta dalle popolazioni arabe del territorio, tanto da innescare un nuovo conflitto detto israeliano-palestinese che si potrae fino ai giorni nostri; conflitto basato sulla pretesa dei palestinesi di costituire un proprio Stato e di ritenere Israele un invasore. Un conflitto che negli anni ha generato una nuova forma di antisionismo  arabo-islamico che, tra guerre e attentati terroristici, non solo ha portato a dichiarazioni negazioniste del leader iraniano Mahmud Ahmadinejad e al suo auspicio a che Israele venga cancellato dalla faccia del pianeta, ma che ha pure rafforzato il vecchio antisionismo europeo, causando una nuova ventata di intolleranza razziale in Europa, questa volta trasversale, visto che accomuna nell’obiettivo esponenti di estrema destra neonazista ed esponenti di estrema sinistra, neocomunista e filoislamica. E del resto, questa alleanza non è poi così strana, se si guarda ancora una volta al periodo nazista e al patto Patto Ribbentrop-Molotov tra Germania Nazista e Unione Sovietica Stalinista (è noto infatti come la persecuzione degli ebrei sia stata attuata anche nei regimi comunisti, in quanto l’ebreo – considerato nella mitologia antisionista, capitalista per eccellenza, aguzzino e strozzino – era un dichiarato nemico del proletariato, tanto da meritare la deportazione nei gulag, gli equivalenti sovietici dei campi di sterminio nazista).
Alla luce di tutto questo, oggi come non mai – soprattutto dinanzi a certe manifestazioni che si vedono oggi persino qui in Italia, manifestazioni vergognose ove si bruciano bandiere israeliane e si inneggia alla vittoria dei palestinesi in un modo profondamente ostile nei confronti del popolo ebraico – è necessario rafforzare il giorno della memoria, affinché i giovani non dimentichino quell’epoca vergognosa, e continui così a costituire un monito per l’umanità, oggi più che mai disposta a scordare questo ingombrante scheletro nell’armadio della Storia. Sul punto, pure la Chiesa deve fare una scelta di campo decisiva: la missione salvifica di Cristo non implica certamente le teorie negazioniste del prelato lefebvreiano Richard Williamson, e se è certo che la Chiesa deve osservare i precetti evangelici sul figlio prodigo e sul perdono, deve altresì tenere in considerazione che certe affermazioni, certe correnti di pensiero, non possono e devono essere assolutamente accettate dai cristiani e da chi trae da Cristo insegnamento di pace, fratellanza e amore. Papa Ratzinger deve – a mio avviso – fare una scelta coraggiosa e dire definitivamente sì agli ebrei, considerati da Giovanni Paolo II° i fratelli maggiori di cui i cristiani devono andare orgogliosi. In questa prospettiva… o meglio in una prospettiva ecumenica, anche la nota preghiera pro-conversione pre-conciliare ha costituito un passo indietro. Sebbene di natura prettamente escatologica e formalistica, viene comunque interpretata in modo ostile da chi – per scelta o per fede – non ha accettato il mistero cristiano. Imporla, significa semplicemente un ritorno al passato che non è né accettabile né condivisibile, né genuinamente evangelico.

Autore: Il Jester » Articoli 1417 | Commenti: 2334

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