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Sciopero generale CGIL. Camusso dice «niet» e domani il Corriere della Sera non esce

2 05 settembre 2011 | Economia, Politica | Permalink
Domani il quotidiano di via Solferino non uscirà. Il suo direttore, Ferruccio De Bortoli, si lamenta e rammarica, perché la Camusso gli impedirà di fare il suo lavoro: informare. Benvenuto nel club, direttore!

Non che mi tocchi più di tanto. Il Corriere, negli ultimi anni, è scivolato sempre più a sinistra, sempre più verso le posizioni del Partito Democratico, e sempre più vicino ai sinistrati d’ogni tipo e concetto, perdendo autorevolezza e credito. Per cui – come si suol dire – avete voluto la bicicletta? Mo’ pedalate. Coloro che avete considerato amici e avete difeso in un modo o nell’altro, ora vi piantano un bel coltello nella schiena, e tutto in nome di uno sciopero smaccatamente politico, che solo apparentemente e formalmente ha a che vedere con la manovra, e che invece ha come unico obiettivo far cadere il Governo.
Il sior De Bortoli si lagna (ho ascoltato la dichiarazione in TV), ed è piuttosto rammaricato che i suoi tipografi domani – su ordine della CGIL – incrocino le braccia, e non facciano uscire il giornale. Ovviamente parlo dei tipografi iscritti al sindacato rosso.
Che ci vuol fare, dottore? Questa è l’Italia. Questa è la CGIL. Questo è il sindacato che a parole difende lavoratori e i salari, mentre nei fatti difende soprattutto le sue prerogative, il suo potere e dunque i suoi interessi primari: avere l’ultima parola su tutto, compresa l’uscita di un quotidiano.
D’altro canto, sono rammaricato perché nel grande mantra delle riforme che ogni tanto aleggia sulla politica italiana, nessuno che mai proponga (almeno questa dannata soddisfazione!) di costituzionalizzare l’attività sindacale, obbligando i sindacati a registrarsi e dotarsi di strutture trasparenti (v. art. 39 Cost.). E nessuno – dico nessuno – che altresì proponga la regolamentazione del diritto di sciopero; per carità, sacrosanto quanto si vuole, ma comunque misura straordinaria ed eccezionale che non può diventare la regola, come invece lo è qui nel nostro paese, grazie all’ultimo relitto del sindacalismo marxista.
Mi compiaccio piuttosto della maturità di CISL e UIL, che non si sono lasciati irretire dalle sirene camussiane, e hanno preferito trattare e ragionare con il Governo. Un atteggiamento davvero apprezzabile, perché dimostra la serietà dell’azione sindacale di Bonanni e Angeletti, e dimostra soprattutto una certa sensibilità delle loro organizzazioni sindacali nei confronti di una situazione economica che esige tutto tranne che le braccia incrociate per motivazioni ideologiche e politiche.
Domani dunque non avremo il Corriere in edicola. Anche perché, a quanto pare, la Camy ha già «minacciato un ulteriore sciopero nel caso si tenti di far uscire ugualmente il giornale con le maestranze presenti» (parole di Ferruccio De Bortoli). Perché – visione tutta cigiellesca – una simile eventualità «è un atto grave e discriminatorio». E i lettori? Dico io. E il diritto all’informazione? E il diritto a lavorare di chi non sciopera? (Anche questo, signora Camusso, è sacrosanto. Lo sa?)
Perdonatemi, ma a volte ho un dannato dubbio: che la CGIL sia davvero convinta di vivere in un paese marxista, magari negli anni ‘30, tra case del popolo, riunioni dei soviet, miti della rivoluzione e canzoni bolsceviche. Anzi, è quasi certo che sia così. Il 2011, per la CGIL, sembra un’epoca ancora molto lontana nel futuro. Un’epoca fantascientifica, possibilmente da esorcizzare…

Fonte: Diritto di Critica

Autore: Il Jester » Articoli 1417 | Commenti: 2334

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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  • OkNo
  • tommaso

    Visto che critichi chi scioperi mi piacerebbe sapere che lavoro fai che non hai bisogno di scioperare!!!

    • Il Jester

      Faccio un lavoro dove bisogna sgobbare se vuoi mangiare, perché non ti regala niente nessuno. E comunque, è chiaro che non hai afferrato il senso di questo post. Non viene criticato lo sciopero in quanto tale, ma viene criticato lo sciopero quale strumento di lotta politica. Lo sciopero è uno strumento del quale non bisogna abusare. Ma qui in Italia, a quanto pare l’eccezione diventa la regola, che viene snaturata per fini tutt’altro che nobili.

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