Mai mistificazione fu più grande. La fine della seconda guerra mondiale fu l’inizio della falsificazione della nostra storia recente, e il 1968 fu il suo epilogo. E’ tramite questi due fatti storici che la bugia culturale si è consolidata e si è radicata nella nostra società, fino a corromperla in modo deleterio. Se oggi non esiste la capacità di legittimare chi la pensa diversamente da quello che propone l’estabilishment culturale di Repubblica, Espresso, Unità, Rai 3, Annozero, Grillo, Di Pietro, ecc. ecc., è perché il castello di bugie costruito sui miti della Resistenza e del 1968 continua a resistere. E del resto, difficilmente non potrebbe se coloro i quali furono protagonisti di quegli anni lì oggi sono i padroni e i patroni della cultura, la dominano e la monopolizzano, fino a stabilire con inappellabili sentenze chi merita e chi non merita. Fino a sancire con la loro onniscenza chi è che fa cultura – benché sia un brocco – e chi invece no. Chi ha il diritto di parola e chi invece deve solo star zitto.
Eccoci dunque all’ennesimo esempio di questo modo di concepire la libertà e la democrazia nel nostro paese: quello secondo il quale io posso parlare perché sono democratico, e tu invece devi star zitto perché non sei democratico. Ebbene, non pare questa una contraddizione? Se una persona è democratica, si presume tolleri anche le idee diverse dalle proprie; ovviamente la democrazia delle idee non ha nulla a che fare con le offese. Sono sempre legittimato a zittire chi offende, senza sentirmi un antidemocratico. Ma certamente lo sarei (antidemocratico) se qualcuno – con rispetto – esprimesse solo un’idea diversa dalla mia.
Ma veniamo al dunque. L’on. Schifani è stato invitato alla festa del PD per esprimere con rispetto le proprie idee e confrontarsi con il suo avversario politico: Piero Fassino. Questo – è a mio avviso – un esempio pratico di vera democrazia. Due persone hanno idee politiche diverse e si confrontano civilmente in un dibattito. Eppure, come registra la cronaca, alcuni invasati della “democrazia sono io e gli altri devono solo star zitti”, sono arrivati sotto il palco e hanno impedito al Presidente del Senato di parlare a suon di offese. Questa sicuramente non è democrazia, ma è squadrismo e di quello peggiore. Eppure c’è chi lo benedice pure. Grillo, pur tirandosi fuori da qualsiasi responsabilità sull’accaduto, afferma: “Questo è solo l’inizio. Devono rendersi conto che è finita. Che si blindino con i poliziotti antisommossa, chiamino Maroni e l’esercito. Paghino la gente che va ai comizi per applaudirli. Oppure se ne vadano a casa… Io non sono l’autore o il sobillatore, io interpreto quello che vedo e che sento: la gente non ce la fa più“. Di Pietro aggiunge: “Sono semplicemente difensori del legalità, della democrazia e degli onesti cittadini. E’ ora di dire basta a questa ipocrisia imperante. Siccome molti si sono ritrovati ad avere importanti incarichi quali la presidenza del Senato o altre cariche istituzionali, si ritengono immuni da ogni critica.”
Già, perché siccome – secondo loro – la gente non ce la fa più, le regole della democrazia e del confronto civile devono essere sospese, almeno quando parla chi non la pensa come loro! O peggio, a interpretare le parole del leader dell’IDV, i contestatori sono difensori della democrazia. Ma quale democrazia, mi chiedo! Quella che impedisce al proprio avversario di esprimere le proprie idee? Questa è la democrazia secondo Di Pietro? Secondo Grillo? O secondo la sinistra in genere?
Se questo è il concetto della democrazia che loro ci propongono e impongono, be’, allora credo che continuerò a osteggiarli, a criticarli e a ritenerli inadeguati come rappresentanti della libertà. Non possono esserlo, e ancor meno potrebbe esserlo il popolo che rappresentano. Del resto, il tentativo di bavaglio imposto a Schifano lo ha per l’ennesima volta certificato. Cosa vogliamo di più per capire che questi non sono i difensori se non della loro intolleranza verso chi non la pensa come loro?
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