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© 2010 Il Jester 05 settembre 2010

Schifani contestasto. Democrazia o intolleranza?

Link breve: http://wp.me/pEivy-1XX |   Permalink Categorie: Cultura

E’ una domanda legittima alla quale si dovrebbe dare una chiara e netta risposta. Personalmente credo si tratti semplicemente di becera intolleranza, di quella che fa male alla democrazia. E questo perché impedire a una persona di esprimere il proprio parere, di dire la propria idea e dunque di esporre il proprio pensiero, è quello che viene comunemente definito “atteggiamento squadrista”. I fascisti – quelli veri – impedivano agli altri di parlare a colpi di manganello, minacciando, denigrando e urlando. Non i cosiddetti democratici: quelli che si vantano un giorno sì e l’altro pure di essere l’ultimo baluardo della democrazia contro il berlusconismo, spesso accostato (mi chiedo da quale parte) al fascismo. Così ecco che ancora una volta, nel nostro paese, si consuma la più grossolana delle contraddizioni che ha come protagonisti sempre e solo i soliti sinistrati, viola, violetti, violacei, grillini… Insomma, i sempiterni livorosi della domenica: quelli che non concepiscono altro che le loro idee. Quelli che spesso vengono aizzati, illusi, fregati dai guitti di ogni risma e razza.
Loro la chiamano prova di democrazia, ma a me pare sia semplice atteggiamento fascista, di quello  brutto poi. Di quello che se ti azzardi ad avere un’idea anche poco lontana dalla loro (rispetto cioè a quella predicata dagli evangelisti di Genova e Montenero di Bisaccia), rischi il linciaggio, il dileggio, l’apostasia e magari l’accusa di mafia, corruzione e a seguire di tutti i peccati capitali che il diavolo ha inventato per indurci in tentazione ogni giorno della nostra breve vita.
Un’assurdità che non si può più tollerare in questo paese. L’arroganza non ha più limiti ormai; e molti la chiamano pure democrazia. In verità, io lo chiamerei “pensiero unico”, poiché secondo il concetto democratico  di lorsignori, tutto quello che non rientra nel loro modo di vedere è sbagliato, è illegittimo, è corrotto. Questa è la presunzione di avere sempre ragione e mai torto. Questa è manipolazione dell’opinione pubblica, o almeno di quella parte che ci casca come una pera cotta, pensando pure di essere stata illuminata da chissà quale profeta. Ma in Italia di profeti ce ne sono ben pochi, e sono tutti falsi o giù di lì. Soprattutto quando predicano da sinistra, dove l’ipocrisia è di casa. Del resto, come si può credere a chi dice di stare dalla parte del popolo povero e derelitto, e lo fa con una coppa di champagne in mano e comodamente seduto su una poltroncina di velluto?
E’ difficile crederci. E’ davvero difficile bere i loro calici mistificanti. Eppure c’è qualcuno che lo fa, e lo fa in modo entusiastico, ubriacandosi della loro parola. E questo perché l’uomo in sé non ha bisogno di essere libero; l’uomo ha solo necessità di sentirsi libero. E i signori della sinistra hanno questo incredibile potere: danno l’illusione della libertà al popolo che li segue. Un gioco di prestigio fra i più interessanti in assoluto, sebbene ci voglia davvero poco per capire il trucco. Basta voltarsi indietro. Basta vedere come ci siamo formati culturalmente durante la nostra giovinezza, il libri che ci hanno fatto studiare, i professori e i maestri che ci hanno insegnato, gli scrittori, i cantanti e i comici che dominano la nostra fantasia. Basta vedere cosa realmente trasmette la Tv. Basta bilanciare la presenza delle idee su internet e sui giornali per capire che la cultura, la politica, l’attualità e persino lo spettacolo sono una costante mistificazione dei sinistrati della domenica: di quelli che credono di essere moralmente e culturalmente superiori… di quelli che trovi in ogni dove, in ogni redazione, in ogni sito. Perché è  sempre stato chic essere di sinistra. E’ sempre stato quasi un obbligo essere dalla presunta (e sconfessata dalla storia) parte del giusto. Perché è così che ci hanno educato a pensare: la sinistra difende i deboli, la destra i padroni.

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Il Jester » Post 1320 | Commenti: 1894

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4 Commenti  •  Commenta anche tu!

  • Concordo con la tua analisi: che però non va dimenticato va estesa alle squadre di contestatori organizzate dalla Brambilla contro Fini.
    La parola d’ordine è diventata Zittire l’avversario. In questo caso Dell’Utri e Schifani. Ma con questa logica sarà difficile stabilire il limite da usare. E la storia ci insegna che quando nel far tacere qualcuno, a destra sanno essere assai efficaci con l’olio di ricino e il manganello

    Dopo Dell’Utri, Schifani. Far tacere l’avversario politico: la logica pericolosa dell’arroganza tramutata in diritto

    Commento di  sgrz  - ID -  5 settembre 2010 alle 10:40    Rispondi  

    • Tra l’intenzione e l’attuazione c’è una bella differenza. Se poi l’intenzione non è così certa, be’ allora la distanza con l’attuazione è abissale. Nel caso dei presunti contestatori assoldati dalla Brambilla, mi pare che l’intenzione fosse – diciamo – fumosa. E comunque ammesso che fosse vera, sicuramente non sarebbe (stata) scevra di critiche.

      Commento di  Il Jester  - ID -  5 settembre 2010 alle 10:51    Rispondi  

  • La contestazione della piazza è sempre esistita, è stata di destra e di sinistra, e trasversale, o meglio interna, e fa parte degli inconvenienti che possono capitare ad un politico. A maggior ragione oggi, quando i nostri rappresentanti vengono eletti con un sistema che non ci permette di sceglierli direttamente, riservando questo potere alle segreterie (o meglio, ai cinque leaders) di partito. Per mio modo di essere, non andrei mai a strillare a qualcuno in piazza, ma posso capire che lo fa.

    Commento di  federico  - ID -  5 settembre 2010 alle 12:45    Rispondi  

    • In realtà se una cosa esiste non è detto che sia giusta. Altrimenti dovremmo iniziare a considerare che siccome gli omicidi sono sempre esistiti, da che mondo è mondo, devono essere considerati giusti. In verità, la contestazione potrebbe avere un senso in un regime, come in Iran, ma non qui, dove fortunatamente i pulpiti per esprimere il proprio dissenso sono tanti e spesso molto più civili. Peraltro, avrebbe pure avuto senso, se fosse stata fatta in un comizio dove non c’è il diritto di replica al monologo del politico di turno. Ma durante il confronto tra maggioranza e opposizione è parsa soprattutto una manifestazione di fascistica intolleranza.

      Commento di  Il Jester  - ID -  5 settembre 2010 alle 12:51    Rispondi  

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