Non è della sconfitta italiana che vi devo parlare, non è della scalata al titolo mondiale dei brocchi azzurri, miseramente fallita, che devo raccontarvi, quanto del primo atto del ministro Brancher: legittimo impedimento in un processo stralcio che lo vede imputato nella vicenda della scalata Antonveneta. Una richiesta decisamente imbarazzante, soprattutto perché il ministro non è entrato ancora nel pieno delle sue funzioni, e come dicono alcuni finiani: “non sa ancora quali deleghe avrà, in quali uffici verrà ospitato, quante segretarie potrà assumere e quanti soldi avrà in dotazione il suo ministero“. Un imbarazzo per la Lega e per il PDL che tenta – con Maurizio Lupi – di fare quadrato senza riuscirci, e dando il La all’opposizione per polemizzare e farsi bella davanti ad azioni politiche che dire incomprensibili è davvero dire bene. Persino in finiani – come ho detto – esprimono un inequivocabile mal di pancia davanti all’episodio, e questa volta – debbo ammettere – hanno perfettamente ragione.
Ecco dunque come il legittimo impedimento, nato essenzialmente per dare la possibilità al premier e ai ministri di conciliare eventuali processi e l’attività di governo, diventa uno scudo – seppur temporaneo – per impedire a un qualsivoglia politico di essere processato. Certo, anche Brancher è ministro, ma di un ministero decisamente fantasioso, neanche ancora operativo… Insomma, un ministro che ancora ministro non è. Eppure, ciononostante, il suo primo atto concreto qual è stato? Legittimare il proprio impedimento a partecipare a un processo. Non c’è male come inizio!
Se Berlusconi voleva polemiche, e voleva scontento fra i suoi elettori, be’… c’è riuscito benissimo, perché – come ho già spiegato nel titolo – certe cose non si possono vedere! Non è accettabile un siffatto modo di procedere, anche perché si dà spago all’opposizione ridicola e stracciona che non aspetta altro. I dipietristi gongolano e puntano il dito, asserendo che si è scoperto l’inghippo di persone che vanno al potere solo per fare i loro interessi; il PD fa altrettanto, affermando con Franceschini che è caduta la maschera. Insomma, se con l’invenzione del ministero per l’attuazione del Federalismo per Brancher, si è voluto preparare il terreno per consegnare l’Italia alla sinistra, questo è stato sicuramente il primo degli atti utili.
Certo è che la Lega non è rimasta contenta. Bossi si defila e afferma di non saperne nulla, mentre è sicuro che il suo partito sia stato il maggiore sponsor del ministro Brancher, nonostante il suo ministero sia un doppione di quello del leader leghista. Berlusconi tace, ma forse anche lui è consapevole dell’evidente e inescusabile autogol di Brancher, sebbene abbia una mezza idea che il suo intervento sia accuratamente evitato per non dare ulteriore spago alle polemiche. O forse perché è semplicemente di mal umore: in un altro processo, dove è lui l’imputato (processo Mediatrade), il GUP (Giudice per l’Udienza Preliminare), all’atto della richiesta del legittimo impedimento (giustificatissimo in questo caso), ha disposto la trasmissione degli atti alla Consulta, asserendo che sussiste la necessità di adoperare una legge costituzionale per stabilire nuove prerogative per i membri del governo. Una decisione che non è piaciuta ai difensori berlusconiani e sul quale anche io ho notevoli perplessità: il legittimo impedimento, se sfruttato in modo corretto e adeguato, è solo uno strumento processuale legato alla funzione e non una prerogativa legata allo status.
Ma tant’è che anche dalle parti della giustizia, le decisioni imbarazzanti e stiracchiate sono di casa. Ora però, il rischio è che tra il PDL e la Lega scoppi il gelo (come suggerisce il giornaletto di Scalfari che gode, e gode assai); è un’eventualità da non sottovalutare, tanto che Brancher forse dovrebbe dimettersi, o forse Berlusconi dovrebbe chiederglielo. Non tanto perché c’è un processo ove il ministro è imputato, quanto per la pessima figura fatta con un utilizzo così smaccato e inopportuno dell’istituto del legittimo impedimento, in un momento che appariva pure decisamente inutile, visto che il ministero è senza portafogli ed è peraltro ancora del tutto inoperativo. Dubito comunque che accadrà: Brancher rimarrà al suo posto e anche questa polemica finirà; ma certamente il segno rimarrà. Soprattutto nella memoria di quegli elettori il cui voto è legato anche a questi particolari, che oggi – a distanza di tre anni dalle elezioni – sembrano davvero insignificanti, ma che a momento debito avranno tutto il loro peso. E’ meglio che il Premier faccia le riforme promesse, o certi errori prevarranno sui meriti, che non sono pochi.
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Davide
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