La sinistra, dopo la martellata ricevuta sulla cocuzza con la grande manifestazione del PDL in piazza S. Giovanni, cerca di recuperare affannosamente e propone un confronto tra Berlusconi e Bersani. Lo stesso Bersani si rende disponibile per questo faccia a faccia, e puntualmente Berlusconi dice no. Niente confronto. “Non credo,” dice il Premier “che sia opportuno in questo momento perché le dichiarazioni quotidiane di Bersani nei miei confronti ci hanno fatto perdere la fiducia che si possa arrivare a un interscambio produttivo basato sulla realtà.“
E in effetti, la fiducia in questa sinistra stracciona noi l’abbiamo persa da parecchio, anzi… mi sa che non l’abbiamo mai avuta. Troppi i sotterfugi, troppi gli attacchi ai fianchi, gli imbrogli, l’ipocrisia, la costante delegittimazione della cultura anticomunista e antisinistra portata avanti in questi anni, troppi gli attacchi giudiziari mirati, le critiche ad personam, le dichiarazioni di inadeguatezza e via dicendo… Insomma, troppi!, troppi!, da rendere credibile una simile disponibilità che appare del tutto contraddittoria: non si può delegittimare l’avversario politico, criticarlo fino a non riconoscerlo come tale, e poi pretendere che ci si confronti in un dibattito pubblico. Per arrivare a una simile eventualità, questa sinistra dovrebbe prendere atto dell’esistenza di una cultura e di una società che mai si piegherà all’omologazione culturale ex-post-comunista, che mai abbraccerà la sua filosofia assistenzialistica e statalista, il suo ecologismo ipocrita e il suo giustizialismo perverso, che mai rinuncerà al concetto di patria e di nazione. Solo riconoscendo questa realtà e dando atto che è la realtà maggioritaria del nostro paese, potranno porsi le premesse per un confronto politico a viso aperto. Altrimenti, Bersani dovrà rassegnarsi a fumarsi il sigaro e a fare le sue prevedibili battute da bocciofilo emiliano. Ma poi – mi domando – che senso ha per Berlusconi confrontarsi con il nulla programmatico del PD? Che senso ha dibattere con un segretario che rappresenta al massimo solo se stesso? Il Partito Democratico oggi è una Cerbero incanutito con mille teste pensanti, molte delle quali simpatizzano in modo vergognoso con il becero giustizialismo dipietrista. Ed è proprio Di Pietro – e si è visto – che oggi rappresenta (sebbene in modo folkloristico e inadeguato) l’opposizione. L’IDV, da cespuglio che gravitava intorno ai DS e la Margherita, oggi è diventato il gigante gassoso (nel senso di gas, e dunque privo di sostanza) attorno al quale ruota l’arido pianetino piddino. Confrontarsi pertanto con Bersani costituirebbe una semplice perdita di tempo, un motivo in più per dare a questa sinistra stracciona occasione per autolegittimarsi come democratica, laddove i fatti, le azioni e soprattutto le parole hanno dimostrato completamente il contrario.
Prendiamo a esempio il pasticcio delle liste. Diamo pure per buono che i delegati del PDL abbiano fatto degli errori. Sbagliare è umano, soprattutto dinanzi alla fiscalità di certe norme. Però è chiaro che questo non implica affatto dare la benedizione a una tornata elettorale che si preannuncia falsata dall’assenza del simbolo del più grande partito italiano. Perciò, il PD avrebbe dovuto prendere atto di questo increscioso inghippo e avrebbe dovuto tendere la mano al PDL e dire: “Errore o non errore, non ci piace vincere facile, e non ci pare corretto che alla gara elettorale non possiate partecipare solo perché il vostro delegato è arrivato alle 12.35. Per cui, mettiamoci a un tavolo e vediamo come risolvere il problema.” E invece nulla: per la Bandabersani, la democrazia è forma, e le forme vanno rispettate. Niente mani d’aiuto, niente di niente. “Arrangiatevi. Niente accordo.” Troppo ghiotta la prospettiva di riprendersi una regione già persa per via dello scandalo Marrazzo e per della sua cattiva gestione. Così, ecco che Bersani si è consolato: noi vinceremo, lista o non lista, lealmente e correttamente, secundum legem. Già – dico io – voi vincerete, lista o non lista, e nel rispetto della legge, ma non già per merito vostro e dei vostri contenuti programmatici inesistenti, ma per demerito (ancora tutto da verificare, in verità) dell’avversario.
Dinanzi a un simile ragionamento, volete che Berlusconi accettasse di confrontarsi? Ma con chi? Con chi lega la democrazia a un banale cavillo burocratico? Ma la democrazia è forma, e la forma è sostanza, ci insegnano insistentemente i “paladini” della Costituzione. E’ vero. Peccato però che sia l’una che l’altra non valgono un fico secco se poi impediscono il concreto esercizio della democrazia, come è avvenuto nel Lazio. Che senso ha una forma se poi non permette a un cittadino di esercitare concretamente il proprio diritto di elettorato attivo, costituzionalmente protetto? Nulla, perché per forma tale diritto è diventato una moneta supersvalutata. Ergo, cartastraccia.
Perciò, per rispondere alle parole di Enrico Letta – che accusa Berlusconi di preferire il monologo al confronto dialettico – credo che davanti al nulla, è preferibile il monologo. E certo questo non è un atto di viltà, come i sinistri vorrebbero farci credere. Perché la viltà è altra. E’ vile, per esempio, lanciare il sasso e poi nascondere la mano. E’ vile ergersi a difensori della democrazia, e poi negarla nei fatti. Ancora, è vile pretendere un confronto con l’avversario politico, mentre un giorno sì e l’altro pure lo si delegittima, e si apostrofa – tramite i giornali di partito – la grande manifestazione democratica del 20 marzo, come il “Marcio su Roma”. Davanti a cotanti esempi di viltà, difficilmente può essere qualificata poco coraggiosa la scelta strategica del capo del partito di maggioranza relativa di sottrarsi all’inutilità di un confronto che alla fine sarebbe scaduto in un costante j’accuse nei suoi confronti.
Il PD dovrebbe riflettere su queste considerazioni, ammesso che mai le legga o ammesso che qualcun altro, con un po’ di sale in zucca, gliele faccia notare. Il confronto civile con l’avversario politico richiede un approccio diverso alla politica. Richiede meno ipocrisia e meno volontà egemonica; richiede più lealtà e rispetto sia per il capo del partito opposto, sia soprattutto per il suo popolo che il 20 marzo ha dato prova di grande spirito democratico e di grande voglia di libertà e confronto. E non certo incendiando autoveicoli, infrangendo vetrine, scontrandosi con i poliziotti o bruciando bandiere. Pertanto, un confronto ci potrà pure essere in un futuro prossimo, ma solo e se la sinistra inizierà a pensare a Berlusconi e al PDL come un partito e una cultura legittima a cui rendere il massimo rispetto, e solo e se il PD si libererà del fardello dipietrista a dimostrazione di essere non solo un partito veramente democratico, ma anche garantista e rispettoso non già del giustizialismo e dell’uso politico della legge, quanto della giustizia. Altrimenti, “il marcio su Roma” continuerà per la sua strada, e Bersani dovrà attendere parecchio – forse per l’eternità – un confronto con il premier…










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