Bando alle ipocrisie, e bando ai faziosi programmi televisivi. È ora di scendere in campo e proporsi ai cittadini come i salvatori della patria (o se vogliamo: delle patrie galere). Ed è quello che hanno deciso di fare i due più acerrimi avversari di Berlusconi. Il primo (Michele Santoro), il nemico televisivo per eccellenza (seguito dai vari Floris e Lerner); il secondo (Marco Travaglio), un po’ più multimediale, visto il suo passare con disinvoltura dai salotti televisivi, alle pagine dei blog, per finire in quelle dei quotidiani nazional-manettari e dei libri-inchiesta (antiberlusca) scritti a quattro mani con Peter Gomez. Entrambi accompagnati dalla signora Barbara Spinelli (per chi non la conoscesse: vedova Padoa Schioppa e giornalista corsivista – guarda un po’! – di Repubblica).
L’obiettivo è sempre lo stesso, e non è cambiato: abbattere il berlusconismo, reo (secondo la loro personale visione delle libertà in Italia) di chiudere la bocca all’informazione e ai magistrati che indagano su Berlusconi. Sentite qui il delirio politicante dei tre soci. Il movimento Travaglio-Santoro-Spinelli (ancora il nome è ignoto) dovrà – a lor dire – essere «un movimento che reagisca con tutte le forze disponibili a ogni tentativo di mutilare ulteriormente i poteri di controllo, a cominciare dalla magistratura e dall’informazione».
Capito? Nella lettera aperta a Il Fatto Quotidiano, i tre capopopolo della «libertà» intendono opporsi al tentativo di tappare bocca, penna e manette ai cosiddetti «poteri di controllo» che altri non sono che la magistratura e l’informazione. Senza però specificare che, per come li intendono loro, la magistratura è solo quella che indaga su Berlusconi, mentre l’informazione è solo quella antiberlusconiana. Altrimenti non si spiega il perché le tre voci dell’indolenza antiberlusconiana e del puritanesimo politico italiano, non abbiano sollevato le loro indignate e colte lagne, davanti all’inspiegabile atteggiamento soft della magistratura che ha indagato su Fini, e abbiano sistematicamente omesso di parlare degli scandali (anche giudiziari) che hanno colpito a vario titolo altri politici italiani di parte avversa (e le cui inchieste giornalistiche sono state considerate fango).
Ma non è finita qui. Udite udite che dicono ancora i tre nuovi eroi della sinistra benpensante e salottiera: «Siccome il 13 febbraio in tutte le piazze d’Italia migliaia di donne manifesteranno contro l’umiliante modello femminile sbandierato dal premier… ci pare giusto che la loro protesta abbia la precedenza su tutte le altre, evitando inutili sovrapposizioni».
Ecco che spunta l’ego. Le altre proteste devono lasciare il passo alla loro (!), perché è più importante, in quanto vuole dire no al «modello femminile sbandierato dal Premier». Il che mi fa porre la domanda fatidica: quale modello??? Quello per caso della «mignotta» che si vende ai politici? In tal caso, se è questo il «modello» contestato, debbo precisare che il «mignottismo» non è un modello né un vizio femminile (peraltro c’è anche quello maschile) inventato da Berlusconi. A meno che non si voglia attribuire all’odiato e vituperato Cavaliere Nero, un’età che si aggira intorno ai trenta mila anni (più o meno l’età della civiltà umana), e gli si voglia pure riconoscere il correlato diritto d’autore, che spetterebbe semmai a mamma natura che ci ha fatti egoisti, interessosi, interessati e libidinosi.
Il vero è che questa discesa in campo dei tre moschettieri è solo l’ennesima farsa, frutto del nostro sistema soffocato e bloccato su un’idea di democrazia e libertà di informazione di stampo stalinista e discriminatorio: libertà di opinione per i «giusti» (i sinistri e gli amici dei sinistri); bavaglio per chi non la pensa come loro (i destri e gli amici dei destri). Un sistema che non fa altro che gettare benzina sul fuoco dello scontro e della destabilizzazione politica e istituzionale, improntati entrambi alla delegittimazione del voto popolare non gradito allo stesso sistema. È sufficiente in questo senso leggere i loro desiderata per capire quanto sia deprimente la situazione della civiltà giuridica nel nostro paese. Dice Santoro: «Vogliamo vivere in un Paese civile dove sia bandita qualunque impunità per i potenti e la giustizia sia eguale per tutti».
Come no!, gli rispondo. Ditemi, chi non è d’accordo su questo scontato assunto che pare uscito dalla bocca di una neo-miss mondo? Con una differenza di non poco conto. Quando Santoro parla di «potenti», il riferimento è a un solo potente e al suo seguito: Berlusconi e i politici che gli gravitano attorno. Per il conduttore-capopolo infatti gli altri non sono potenti (o se lo sono, sono potenti buoni). E non è potente la magistratura, che per dogma sinistro, è infallibile, è politicamente asessuata, e ha solo come unico fine supremo il perseguimento della giustizia, anche quando alcune toghe compiono scelte giudiziarie discutibili che tendono a rompere (consapevolmente o inconsapevolmente) gli equilibri politici usciti dalle urne elettorali.
Ma non è finita qui. Leggete il resto. Scrivono i tre: «Se il presidente del Consiglio dovesse tornare sui suoi passi, riproponendo iniziative che calpestano princìpi costituzionalmente garantiti risponderemo con tutte le nostre forze. Per Legittima Difesa.»
Quali principi costituzionalmente garantiti? Io sono pronto a lottare per questi princìpi. Ma in tal caso, per me lottare per essi significa ben altro, rispetto a quello che propongono Santoro & C. Per me significa processi certi. Significa un’informazione equilibrata e una magistratura rispettosa dei mandati popolari. Significa tutelare e riaffermare la libertà di opinione per tutti e il rispetto dell’opinione di tutti. Significa la legittimità assoluta del voto popolare. Insomma, lottare per i princìpi costituzionalmente garantiti significa tutte queste cose. E sono persino consapevole che per tutelarli, l’unica legittima difesa è e resta il voto democratico. Perciò, anziché sbraitare i piazza o nei giornali amici, ovvero nella Tv pagata da tutti, che lorsignori raccolgano consenso non virtuale ma reale per far prevalere le loro discutibili ragioni. Propongano davvero un programma alternativo e lo presentino agli italiani alle prossime elezioni, e la smettano di interpretare la costituzione e la libertà di informazione a loro uso e comodità. E poi vedremo se il paese approverà le idee che offrono – consapevole che la loro sarà una politica di conservazione che agevolerà (volente o nolente) un sistema politico-giudiziario al collasso, arretrato, irresponsabile, debole e inzuppato di privilegi e rendite di potere – oppure (come è probabile) ci riderà sopra è sceglierà la politica seria, relegando Santoro, Travaglio e la Spinelli al ruolo di catalizzatori di consenso. Per il Cavaliere, naturalmente.
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