E’ noto che sul Festival di Sanremo sono stati scritti fiumi di inchiostro velenoso, ma certo non guasta aggiungere altro, anche perché più che velenoso, l’inchiostro usato contro il festival della “canzone” italiana è un’inchiostro simpatico (nel senso che scompare quasi subito).
Anche quest’anno, la RAI si prepara ad ammorbarci con il trionfo della banalità musicale (o pseudo tale) chiamata impropriamente musica e/o canzonetta italiana, contrabbandola peraltro come la massima espressione della nostra tradizione musicale, laddove questa è ben altra.
In verità, è assodato come il Festival di Sanremo non rappresenti altro che se stesso, essendo essenzialmente un programma o meglio un evento autoreferenziale, dove, in un’inverosimile gara canora, la peggior mediocrità musicale italiana si cimenta in noiose piroette amoreggianti o simil tali.
A parte il fatto che una gara canora non ha senso in sé, visto che è davvero difficile (se non impossibile) confrontare stili e musiche differenti (quando una differenza e uno stile cè!), v’è da dire che la sostanza nei festival di Sanremo è davvero poca o nulla. Del resto, basti vedere chi partecipa al festival. Esclusi i cosidetti esordienti, i quali – in verità – non sono altro che gli ennesimi cloni di esordienti passati, persi nei fumi dell’anonimato canoro da piano bar (col vago sospetto tra l’altro di esser solo abbellimenti come i fiori sul palco), i cosidetti big, nella maggioranza dei casi, non sono altro che mummie e relitti di precedenti festival canori, il cui unico “merito” artistico è quello di aver cantato qualche canzoncina orecchiabile, poi pedantemente riproposta nelle collezioni, nei matrimoni, nelle feste e nei salotti televisivi. E di fatto, più che un festival della canzone italiana, Sanremo appare sempre più come una lussuosa sala di rianimazione per cantanti a fine vita (carrieristica).
Ma, a quanto pare, a mamma RAI poco importa se la sostanza non c’è. Quel che per lei conta è l’auditel… lo share, e dunque gli introiti pubblicitari e l’ascolto. E siccome i cantanti con la c maiuscola (o quasi) non hanno la benché minima intenzione di cimentarsi in una stupida gara canora, ecco che l’organizzazione, per distrarre l’ascoltatore medio dall’evidente vuoto musicale di un festival insipido e noioso, propone (a forza di lautissimi compensi) i cosidetti ospiti stranieri, ai quali, come dessert, aggiunge l’ormai immancabile gossip sui presentatori (quest’anno tocca a Bonolis) e le loro vallette.
Un festival canoro con i fiocchi dunque, dove viene effettivamente “rappresentata” la musica italiana, in un contesto “professionale” di critica, il cui unico obiettivo è “l’effettivo” accertamento della canzone cosidetta più rappresentativa della musica del nostro paese…
“Piuttosto, il trionfo della pochezza televisiva e della banalità di canzonette che di poesia hanno poco o nulla e di musica ancor meno!” è più corretto dire. La noia nell’ascoltare le canzoni sanremesi è direttamente proporzionale alla scarsa qualità dei prodotti offerti, e certo l’ascoltatore arguto non si lascia incantare dagli sviamenti e dalle distrazioni extramusicali. Ecco perché, al fin fine, a discapito di uno share mediamente alto (ma ormai in forte declino), il Festival di Sanremo più che un appuntamento musicale di portata nazionale e internazionale, è il solito spettacolino da quattro soldi sopravvalutato e iperfinanziato che simbolizza nel complesso la decadenza della televisione e della musica italiana, ormai incapaci di proporre qualità, sostanza e musica di un certo spessore, e altrettanto incapaci di fuoriuscire da tematiche sdolcinate o politicamente scorrette (non è poi così difficile trovare cantanti politicizzati che nei loro pezzi fanno propaganda per la sinistra), il tutto in uno stile musicale che va dalla noiosa melassa melodica (spesso sintetizzata) al patetico rock tarallucci e lambrusco…
E allora che fare dinanzi all’evidente inconsistenza musicaltelevisiva? Semplice, non guardiamo il Festival. Spegnamo la tv e distendiamoci sul nostro divano con le cuffie e dedichiamoci a un disco come dio (musica) comanda.
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