Dicono e stradicono che le TV sono occupate da Berlusconi, che Berlusconi controlla i media italiani, in particolar modo la RAI. Ma poi vai a fare un po’ di zapping nei programmi della TV pubblica e cosa scopri? Che a farla da padrone sono i giornalisti e i conduttori della sinistra, di chi non fa mistero della propria militanza politica e dei propri ideali – come si suol dire – antiberlusconiani. E che poi questi giornalisti e conduttori abbiano in mano programmi che hanno un alto indice d’ascolto, poco importa, quello che importa è che comunque la loro presenza e la loro posizione è e resta sempre espressione della libertà di opinione, perché in Italia (e in RAI) funziona così: se dici qualcosa contro Berlusconi stai esercitando il sacrosanto diritto di critica e di opinione; se invece dici qualcosa a suo favore (vedi Minzolini), ecco che allora ti riscopri servo e ciabatta del Cavaliere.
Un modo strano di concepire la libertà di stampa e di espressione questa, ma del quale ho già ampiamente parlato. Quello che qui voglio dire è altro: ho fatto la premessa di cui sopra, perché in RAI, facendo l’accennato zapping, scopro (e in verità il particolare è saltato all’occhio di parecchi: soprattutto a Libero e Il Giornale) che in alcuni programmi abbiamo avuto in questi ultimi giorni una grave anomalia: la presenza di magistrati che hanno dato la loro opinione politica su alcuni provvedimenti del governo e sulla persona del presidente del Consiglio.
Perché è grave? Semplicemente perché questi magistrati sono detentori di delicate indagini (di mafia e di terrorismo) e perché, a rigor di logica, un magistrato non dovrebbe fare politica quando è in carriera, e dovrebbe – proprio per l’importante ruolo istituzionale che ricopre (l’amministrazione della giustizia) – evitare qualsiasi forma di protagonismo e di interventismo opinionista. Invece, complici i giornalisti e i giornaletti di sinistra o comunque manettai (Repubblica e Il Fatto), ecco che certa magistratura trova spazi per le proprie indelicate opinioni, confermando alla fine quanto Berlusconi va a dire da quindici anni a questa parte: che esistono certi settori della magistratura che fanno politica.
Ecco perché si può benissimo affermare che in Italia la vera anomalia non è Berlusconi che ha ottenuto ampi consensi per governare e in modo pienamente legittimo (tramite democratiche elezioni). La vera anomalia è il protagonismo di certa magistratura che fa opposizione politica al governo e a una maggioranza in ogni sede giornalistica e giudiziaria, poiché in essa evidentemente non si riconosce e non ne condivide lo spirito riformatore. Ma basti, a titolo di esempio, vedere un po’ le carriere politiche di certi ex magistrati: Di Pietro in primis, che dal banco dell’accusa nei Tribunali è passato al banco dell’accusa in Parlamento. O all’altro magistrato, De Magistris, anch’egli passato dal banco dell’accusa nei Tribunali al banco dell’accusa nel Parlamento europeo. Entrambi sfruttando la visibilità e i consensi ottenuti durante le loro stranote indagini giudiziarie, molte delle quali – ricordiamo – si sono rivelate inconsistenti.
Ancora una volta mi rendo conto che certe riforme della giustizia non solo sono necessarie ma anche impellenti. E’ necessario restituire alla magistratura il giusto ruolo che gli compete nell’architettura istituzionale e costituzionale: quello di amministrare la giustizia. E’ necessario che ai cittadini vengano garantiti tempi certi nella soluzione delle controversie con processi celeri e sentenze giuste. E’ necessario che i magistrati siano responsabili dei propri errori e dei propri ritardi. Ed è necessaria una condotta deontologica seria della magistratura, che restituisca a giudici e PM quel lustro e quell’autorevolezza persi nel tempo. Per questo, il potere giudiziario oggi – in ragione del delicato e importante ruolo che riveste – dovrebbe astenersi da certi protagonismi televisivi e giornalistici. La libertà di pensiero e opinione è da ritenere inderogabile, ma ci sono modalità e modalità per esprimerle. Soprattutto quando si è titolari di un potere fondamentale come quello dell’applicazione della legge.
Home

