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Quando Wikileaks e i quotidiani sinistrati dipingono un Berlusconi troppo simile…

29 novembre 2010 | Cultura, Politica | Permalink

Si può proprio dire che il l’elefante ha partorito il topolino. Perché effettivamente cosa sono le rivelazioni di Wikileaks se non tanti piccoli topolini partoriti dal grasso ventre dell’elefante della diplomazia americana? Topolini che – personalmente – ritengo debbano essere inquadrati correttamente nel contesto dei rapporti Italia-Usa.
In primo luogo, però, debbo precisare cosa sono le fonti «classificate», e perché in verità non debbono preoccupare né meravigliare più di tanto. Gli USA sono un paese che presenta tre livelli di sicurezza per i rapporti e i documenti; il più basso è «confidential», ed è un livello che gli americani in verità utilizzano davvero poco. Hanno talmente la mania della sicurezza che quasi tutti i loro documenti sono sempre classificati «top secret», cioè con il livello di sicurezza più alto. Persino le ordinazioni della cartaigienica per le ambasciate sono tutte classificate «top secret» tanto per intenderci.
Ciò detto, i documenti rivelati da Wikileaks che riguardano l’Italia, pur essendo classificati  «confidential», «secret» o «top secret», in verità attengono al mero gossip e peraltro già ampiamente conosciuto e dibattuto qui in Italia. Se questo è vero, debbo però fare un chiarimento. E lo faccio con tre domande. Prima domanda: chi è che trasmette al Dipartimento di Stato USA le relazioni su Berlusconi e il Governo italiano? Risposta: sono i funzionari delle ambasciate. Seconda domanda: e come fanno i funzionari delle ambasciate a sapere tutto del Presidente del Consiglio italiano e delle sue feste, compreso il bunga bunga? Risposta: ovviamente non tramite i servizi segreti americani (la CIA), che ha ben altro a cui pensare, bensì attraverso la fonte più ovvia e scontata, e cioè tramite i quotidiani nazionali italiani. Terza domanda: e quali sono questi quotidiani nazionali? Risposta facilissima: i più conosciuti, e precisamente Repubblica, Corriere e ora persino Il Fatto. Conclusione: le «indiscrezioni» dei funzionari USA trasmesse al Governo americano sono valutazioni oggettive o solo le ovvie opinioni di chi – come un qualsiasi italiano che si abbevera al vangelo di Scalfari e compagni – legge (solo) la nostra stampa faziosa e antiberlusconiana? Datevi voi la risposta. Per quanto mi riguarda, non c’è mistero e non c’è scandalo, semplicemente perché tutto quello che hanno scritto gli americani lo troviamo da anni nei fondi di Scalfari, Ezio Mauro, Travaglio, D’Avanzo ecc. ecc.
Orbene, tenendo ferma questa ovvia considerazione, debbo a questo punto fare una seconda riflessione in merito alle «rivelazioni» di Wikileaks. Premettendo che gli americani quando operano nel mondo hanno sempre come unico parametro di riferimento gli interessi USA, mi domando perché all’amministrazione degli States dà tanto fastidio che Berlusconi – e cioè il Premier italiano – abbia un rapporto «privilegiato» con Putin o con Gheddafi. Anche qui risposta abbastanza ovvia: perché una simile amicizia danneggia l’influenza americana sull’Italia e magari anche gli interessi USA nel nostro paese. Gli americani, infatti, hanno sempre considerato l’Italia non già come un paese alleato capace di una propria politica estera (a differenza della Francia e persino della Germania o della Gran Bretagna), bensì come un paese la cui politica estera è sempre stata legata a doppio filo a quella delle amministrazioni USA. Non possiamo non ricordare come gli americani se la presero a male quando Craxi ebbe le palle di rifiutare a Reagan l’utilizzo delle basi italiane per bombardare la Libia. Per gli USA fu inconcepibile che l’Italia rifiutasse di «obbedire». Eppure lo fece, e forse anche per questo che Bettino pagò… e pagò caro il prezzo della disubbidienza.
E allora? Allora Wikileaks non ha rivelato nulla di veramente nuovo e nulla di eclatante sull’Italia, né su Berlusconi. È sufficiente prestare maggiore attenzione ai contenuti per capirlo. E se per puro caso le informazioni fossero state davvero nuove o inedite, la domanda che ci si sarebbe dovuti porre sarebbe stata questa: come può un funzionario di terz’ordine di un’ambasciata americana possedere informazioni di tal fatta sul nostro Presidente del Consiglio? L’unica risposta sarebbe un’ulteriore e allarmante domanda: che fanno quelli dei servizi segreti italiani, se non sono neanche capaci di difendere la sicurezza del nostro Stato e la riservatezza dei nostri capi istituzionali?

Autore: Il Jester » Articoli 1417 | Commenti: 2334

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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