Vi è mai capitato di avere a che fare con un negoziante petulante e insistente? Uno di quelli che quando entrate nel negozio tenta in ogni modo di indirizzarvi su un prodotto diverso da quello che intendete acquistare? E per farlo inizia a decantarvi le virtù del prodotto, omettendo che costa molto di più e che magari è pure di scarsa qualità (ma siccome il profitto è maggiore…). E quando voi gli obiettate che non vi interessa e che volete quello che avete già scelto, lui vi guarda con aria di compatimento, per continuare a insistere, dandovi sottilmente dell’ignorante e del babbeo. Be’, diciamo che la politica dei cattocomunisti italiani (non ancora del tutto estinti) è pressapoco quella del negoziante in questione: voi avete scelto un presidente del consiglio e una parte politica per governare l’Italia, e loro prima stanno lì a massacrarvi l’esistenza, tentando di convincervi che siete dei babbei perché avete scelto l’uno e l’altro della parte sbagliata (il centrodestra of course), e poi, davanti al primo accenno di crisi istituzionale, non è che diano atto che la palla deve ritornare a voi, elettori. No! Insistono, cercando di convincervi che è meglio l’ammucchiata istituzionale prima di andare al voto, perché conviene di più, perché è per il vostro… nostro bene. Perché è la regola delle istituzioni ed è così che devono andare le cose. E perché, ancora una volta, è il formalismo che deve trionfare sulla sostanza. E’ la burocrazia istituzionale che deve prevaricare la volontà popolare, o meglio il diritto del popolo di scegliersi i suoi rappresentanti.
Veniamo trattati davvero da babbei. Mentre chiediamo con insistenza quello che è nei nostri diritti – sceglierci chi deve governarci – il negoziante cattocomunista ci convince del contrario. Tenta di persuaderci che è meglio che decida lui al nostro posto. E del resto, perché rivendicare il diritto di scegliere, quando c’è lui pronto, sotto forma di partito bonario e buonista (magari di sinistra e anche un po’ centrista), ad agire per noi? Un partito che stabilisce quel che è giusto o sbagliato in nostra vece dalla culla alla bara. E allora perché perdere tempo a votare, quando c’è lui che sa tutto e vede tutto, e che soprattutto vuole proteggerci da noi stessi e dalla nostra dabbenaggine? Governo, Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato, Giudici Costituzionali, CSM… Sceglie tutto lui. Noi dobbiamo solo stare a guardare senza diritto di parola.
Naturalmente, ogni tanto il contentino c’è. Come per l’adolescente al quale il papà fa provare l’auto nel vicolo: giusto l’innesto della prima marcia, poi stop… Un contentino di cui non si può fare a meno. Nel caso del negoziante dell’esempio, trattasi della promozione prendi tre e paghi due. E se il negoziante è quello cattocomunista: trattasi di voti dati e non rispettati. “E’ la promozione istituzionale” ci viene bonariamente e paternalisticamente spiegato, magari con la pacca sulle spalle e con l’aria di sufficienza che sembra dire “siete proprio dei babbei“. Si vota una volta ogni tanto, ma come popolo avremo la possibilità di avere più governi. Bella storia vero? Qualunque cosa accada fino alla prossima scadenza elettorale, è lui il negoziante-papà-cattocomunista a decidere per noi quale prodotto elettorale confezionarci, indipendentemente dalle nostre scelte. Dunque possiamo anche scegliere il Governo A, che poi gli uomini della partitocrazia ci propinano il Governo B. E come in ogni promozione che si rispetti, il prodotto offerto è sempre di scarsa qualità, rispetto a quello prescelto che risulta ormai “esaurito”.
Ma del resto questa è l’Italia della politica-discount, dove l’elettore-consumatore non ha grande voce in capitolo. Le regole (costituzionali-istituzionali) che ci hanno imposto sono infatti confezionate ad hoc per evitare che questa voce si levi troppo alta. Nel 1948 i signori del cattocomunismo l’avevano pensata davvero bene. Perché dare al popolo la possibilità di esprimere un Governo? Lasciamo che siano i partiti a intrallazzare e scegliere. Lasciamo che siano le segreterie che esprimono i più svariati interessi economico-politici a governare il nostro paese. Il popolo sfugge alle logiche del Palazzo, e il Palazzo deve rispondere a tanti di quegli interessi oligarchici che non può permettersi che sia il popolo a decidere. Per cui, niente possibilità per la gente di scegliersi direttamente il Governo che più gli aggrada: si accontenti di votare deputati e senatori, che poi ci penseranno loro – i negozianti bonari e cattocomunisti (come estensione di partiti e interessi vari) – a stabilire quando un Governo deve vivere o morire, quando una maggioranza deve governare o cadere. E quando il popolo deve votare oppure no.
Questo rito ormai si ripete da sessantadue anni. Possono arrivare mille Berlusconi, nascere centomila centrodestra… Possono cadere diecimila repubbliche e possono scomparire mille PCI e DC, ma l’andazzo è sempre lo stesso. Lassù, nei Palazzi, sono loro i burocrati istituzionali che decidono per noi. Sono loro che scelgono al nostro posto. Ci considerano solo un principio formale (la sovranità appartiene al popolo…) in una Carta dove l’unico soggetto istituzionale che conta è la segreteria di partito (… che la esercita nelle forme e nei limiti stabiliti dalla legge). E non esistono leggi elettorali che tengano. Possiamo farne diverse e delle più fantasiose, ma sono sempre loro – i partiti – che decideranno per noi. Possiamo metterci pure il nome del candidato Premier nella scheda elettorale, che non servirà se non come contentino formale. Perché poi alla prima crisi governativa, la maggioranza e il Premier prescelti finiranno diritto nel cestino dei rifiuti, sostituiti prontamente da una maggioranza e da un Premier che nessun popolo ha scelto, perché scelti dalle segreterie che rispondono non già alla gente… a noi, ma a loro stessi quando gli va bene, o ai poteri oligarcici, quando gli va meno bene…
“Venghino, babbei, venghino! Maggioranze e governi a prezzi scontati! Venghino, voi scegliete l’abito istituzionale e noi scegliamo chi lo deve vestire!“
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http://coccaglioolioepeperoncino.wordpress.com/ Filippo Filippini
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