Ne hanno fatto una (falsa) questione di diritti umani, quasi che impegnare il Governo a convincere la Libia ad aprire un ufficio ONU a Tripoli sia non solo facile, ma anche utile alla causa. Poi hanno detto che il trattato Italia-Libia – che loro stessi hanno contribuito a scrivere, e che hanno poi sostenuto e approvato – dovrà essere rivisto alla luce delle garanzie sui diritti umani previsti dalla nostra Costituzione e del diritto internazionale, perché questi «respingimenti» ora sembrerebbero violativi dei diritti dei clandestini (o del diritto di Fini di ricattare questa maggioranza). Infine, hanno fatto inserire nella mozione altre due previsioni «interessanti»: i pescherecci italiani devono poter pescare nelle acque internazionali senza che le vedette libiche possano fermarli; gli italiani espulsi con la rivoluzione del 1969 devono essere risarciti dalla Libia.
In altre parole, con questo voto si sono poste le premesse per far saltare il Trattato con Gheddafi e dunque per tornare alla fase «barcaiola» della nostra politica immigratoria, fatta di costanti ed estenuanti sbarchi di clandestini sulle nostre coste. Perché è chiaro che il dittatore libico non accetterà mai alcuna lezione sui diritti umani (bontà sua!) da parte dell’Italia, e anzi – in un certo senso – se l’Italia tenta di convincere la Libia a fare qualcosa che non vuole fare spontaneamente, sarà lo stesso Gheddafi a far saltare l’accordo.
Ma a Fini e ai suoi – che ieri (?) si sono scoperti molti vicini al Partito Democratico in fatto di politica immigratoria – non frega un fico secco degli italiani, né della loro sicurezza, né del diritto degli immigrati. A Fini e al suo cespuglio virtuale interessa solo fare cadere questa maggioranza, ribaltarla e costituire un nuovo governo con la sinistra per modificare la legge elettorale, affinché venga tolto lo sbarramento del 4% per l’ingresso in Parlamento. Perché gli ultimi sondaggi non sono confortanti per FLI, che si attesta tra il 2,5% e il 4,5%. Mentre il PDL, nelle intenzioni di voto, è stabile tra il 29% e il 31% (sondaggio Euromedia Research).
Insomma, l’immigrazione clandestina ieri è stata usata per mettere ancora una volta in difficoltà la maggioranza di cui FLI, almeno nominalmente e virtualmente, fa parte. I presunti «diritti umani» sono stati solo l’ennesimo pretesto per gli artificiosi distinguo finalizzati a convincere Berlusconi a dimettersi da Presidente del Consiglio. Ecco perché poi hanno meritato gli «applausi» sarcastici del PDL.
Chiaramente, in questa sconfortante situazione, c’è chi ne fa le spese – la maggioranza – e c’è chi ne sta traendo il massimo vantaggio: la sinistra. Quella sinistra che negli ultimi due anni ha perso praticamente tutto: dalle elezioni politiche alle elezioni locali, passando per quelle europee e regionali. Eppure grazie a Futuro e Libertà sta riprendendo forza, almeno negli attacchi vigorosi al centrodestra. E allora? E allora quando dico che Fini ha svenduto la destra alla sinistra, non sto dicendo menate. Sto dicendo la pura e semplice verità. Quando la coerenza ideale viene messa da parte per un puro e cinico calcolo politico, per soddisfare la propria ambizione personalistica e personale, per mandare a monte anni e anni di politiche di «rigore» in una materia così delicata come l’immigrazione, beh allora è il momento di porsi il problema sulla bontà dell’operazione finiana.
Ormai è chiaro che l’orologio del tempo ha ruotato le proprie lancette all’indietro, fino ai fasti degli inciuci da Prima Repubblica, dai quali la sinistra non si è mai staccata e che oggi vede un nuovo fedele «abbonato»: la cosiddetta destra moderna. L’obiettivo è la caduta del Governo Berlusconi. Conta solo questo: sedere a Palazzo Chigi senza passare per il placet degli elettori. FLI come la DC e il PCI dei tempi andati? Peggio, molto peggio…
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