Nati come una one-man band, cioè una band di nome ma non di fatto, perché unico membro era il suo fondatore, il poliedrico e creativo Steven Wilson, i Porcupine Tree hanno avuto un exploit di successi già a partire dalla fine degli anni ’90 con un album che li ha consacrati fra i gruppi emergenti del panorama neoprogressivo con maggiore probabilità di entrare nelle classifiche musicali di mezzo mondo e che oggi rappresentano una solida realtà in quella terra di mezzo tra il colto rock progressivo di stampo kingcrimsoniano e pinkfloydiano e il cupo progmetal nato dai fasti dei Dream Theater.
L’avventura dei Porcupine Tree iniziò alla fine degli anni ’80, quando Steven Wilson praticamente suonava tutti gli strumenti e cantava. Il primo disco, On The Sunday Of Life del 1991, risente notevolmente delle influenze psichedeliche (soprattutto barrettiane) dei primi anni ’70, tanto che il disco, pur riscuotendo un discreto successo fra gli appassionati, fu tacciato di manierismo e di scarsa creatività.
Ma Wilson insistette con il suo progetto, tanto che coinvolse altri musicisti che poi divennero membri ufficiali della band. Il primo fu Richard Barbieri (ex Japan) alle tastiere, poi arrivarono Colin Edwin al basso e Chris Maitland alla batteria.
I lavori successivi acquistarono a questo punto di spessore, e il paragone con i Pink Floyd di Barrett si attenuarono. Steven Wilson, pur insistendo con gli sperimentalismi psichedelici, diede una nuova impronta stilistica alla band, tanto che lo stile porcupinetree ben presto divenne un qualcosa di originale e autonomo rispetto ai maestri ispiratori.
Gli album che vennero composti durante gli anni ’90 possono essere definiti a ragione i lavori dell’epoca più autenticamente neoprogressiva dei Porcupine Tree. Parlo di On The Sunday Of Life, Up The Downstair, Lightbulb Sun, Signify, Stupid Dream e The Sky Moves Sideways… Album intensi e belli sotto ogni punto di vista. Soprattutto apprezzati dai fans pinkfloydiani che nei Porcupine Tree hanno ritrovato molti elementi che hanno fatto grande la band capitanata prima da Barrett, poi da Waters e infine da Gilmour. Ovviamente, non tutti i fans. Purtroppo ho conosciuti molti pinkfloydiani che non hanno mai apprezzato i PT.
Ma la vena progressiva dei Porcupine Tree è destinata a finire o comunque ad attenuarsi con il nuovo secolo. Non a caso, Stupid Dream (1999) rappresenta l’ultimo album dell’epoca anzidetta e il successivo In Absentia (2002), lo spartiacque tra un modo di fare musica e un altro, molto più vicino al metal. Non a caso, In Absentia i power chitarristici aumentano e sono più presenti, nonostante lo stile porcupiniano sia ancora ben distinguibile e anzi, persino raffinato, grazie anche alla maggiore tecnica creativa di Gavin Harrison che sostituisce alla batteria Chris Maitland.
I tour sono naturalmente un successo enorme (lo erano già in passato) e consacrano i Porcupine Tree un gruppo che va ben oltre la passione underground, visto che firmano un contratto con la Atlantic che garantisce loro maggiore visibilità.
Contemporaneamente al crescere della notorietà dei PT, Steven Wilson avvia progetti collaterali (No-Man, Blackfield), collaborazioni con altre band di successo (Opeth, Marillion e Fish) e instaura rapporti con altri musicisti creativi (tra cui il grande Robert Fripp). Da ciò l’appellativo di musicista indefesso e stakanovista.
Ma tornando ai Porcupine Tree, lo stile più marcatamente metal si evidenzia in tutte le sue caratteristiche nel penultimo album della band: Deadwing, maggiormente orientato – a quanto è dato sapere – al mercato americano.
Ed è di fatti a questo che la band punta maggiormente, tanto che la linea stilistica più marcatamente metallara viene confermata (seppure un pochino più attenuata) nell’album successivo: Fear Of A Blank Planet (2007). Un disco comunque affascinante che mantiene intatta la creatività di Wilson e dimostra che la band, nonostante il maggiore successo e notorietà ottenuti negli ultimi anni, non ha rinunciato alla qualità.
Affianco agli album ufficiali, infine, non si contanto gli EP, le edizioni speciali, i dvd e i singoli. Tra i più importanti e famosi: Voyager 34 e Yellow Hedgerow Dreamscape, due ep di straordinario successo e fascino.
Una menzione meritano le copertine degli album porcupiniani, disegnate da Lasse Hoile, grande maestro del cupo antico. Personalmente le ritengo vere e proprie opere d’arte.
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