Non c’è stato il plebiscito, questo sì, ma comunque la maggioranza è schiacciante. Eppure, il sindacato rosso, longa manus della CGIL, non ne vuole sapere di rispettare la scelta dei lavoratori. Per la Fiom, quel referendum non è valido, e intende muovere azione legale contro un accordo (Fiat-Sindacati) che ritiene illegittimo.
Ma – mi chiedo – come è possibile che un sindacato che afferma di difendere i diritti dei lavoratori, poi non rispetta uno strumento così democratico come un referendum fra gli stessi? Come è possibile che non ne riconosce il risultato, solo perché non è gradito? Immaginiamo che il referendum avesse dato un risultato opposto: il 62% dei lavoratori dice no alla proposta del Lingotto. Ebbene, cosa sarebbe accaduto? Be’, non è poi così difficile capirlo: sulle pagine dei giornali e nei titoli dei TG avrebbe campeggiato l’affermazione “avevamo ragione noi”, “abbiamo vinto”, ecc. ecc. Insomma, se questo non è paradosso, cosa è?
In fondo, però, non ci dobbiamo meravigliare: a sinistra la coerenza non è di casa. La tendenza mistificatrice della realtà è tale e tanta che si è pronti a sconfessare anche se stessi, pur di avere ragione… pur di averla vinta. La Fiom non ha gradito il risultato? Ebbene, allora quel risultato non è valido e non viene riconosciuto. La Fiom gradisce il risultato? Allora quel risultato è legittimo ed è valido. Un po’ come accade anche a livello politico, con la storia del DDL intercettazioni. Quando alcuni esponenti degli ex DS vennero intercettati, il DDL Mastella (identico a quello odierno) era un’ottima soluzione, tanto da venir votato in massa dall’allora maggioranza di sinistra; oggi, invece, il DDL Alfano (la sua fotocopia) è considerato una legge liberticida e “bavaglio”.
I paradossi della sinistra… l’incongruenza della sinistra sindacale e politica, che accetta il confronto democratico e gli strumenti democratici solo e se tornano a suo vantaggio. In caso contrario, la delegittimazione è un atto quasi obbligato. Per cui, se le elezioni politiche le vince la sinistra, allora tutto buono e tutto valido: gli italiani sono persone intelligenti, colte, razionali, e hanno capito chi è capace di governarli e chi tutela la loro libertà. Se per puro caso (non può trattarsi di altro!) le vince la destra, be’… c’è qualcosa che non va. Non era contemplato un risultato anzidetto, e come sempre (!) gli italiani sono stati fregati dal potere mediatico del Cavaliere. Non sono più persone intelligenti, ma ebeti incollati ai culi e alle tette delle ballerine degli show delle reti berlusconiane.
Due pesi e due misure. E’ questa la filosofia portante della sinistra, ed è questa la filosofia che informa anche i sindacati di sinistra. E il risultato, a questo punto, è quasi scontato: la Fiat non porterà la Panda a Pomigliano D’Arco e lo stabilimento rischia di chiudere o di essere assoggettato a complicate operazioni di trasformazione societaria che potrebbe portare a un forte dimagrimento delle forze dipendenti. Insomma, senza l’accordo, Pomigliano ha un futuro che dirsi incerto è un eufemismo. E solo perché l’atteggiamento ideologico del sindacato rosso non accetta l’idea che i lavoratori di quello stabilimento abbiano una loro testa per pensare e decidere anche senza le belle menti dei vertici sindacali.
Peraltro, il paradosso più grande è l’accusa che Epifani (intervistato oggi da Repubblica) muove al Governo di aver “giocato un ruolo negativo con il ministro del Lavoro che, ideologizzando la vertenza, ha puntato alle divisioni“. A parte il fatto che il Governo, con questo accordo, ha ben altri obiettivi che tutelare l’unità sindacale o qualsiasi altra unità, quanto quella di tutelare il lavoro in una zona economicamente depressa. A parte questo, a me pare che l’ideologizzazione della vertenza sia stata fatta proprio dalla Fiom e dalla CGIL, le quali hanno sostenuto un no preconcetto, dinanzi a una soluzione che appare comunque ragionevole, tanto da essere scelta dal 62% dei lavoratori. Perciò, non devono lamentarsi se la Panda resterà in Polonia e Pomigliano verrà riconvertito e fatto dimagrire. Non dovranno proprio lamentarsene. I bei tempi delle lotte sindacali politico-ideologiche, tanto care ai sindacati massimalisti, sono passati e la crisi economica non è una signora nostalgica né, soprattutto, paziente…
-
Max
Home

