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Pomigliano: non vince la Fiom, ma perdono i lavoratori

3 24 giugno 2010 | Economia | Permalink

Non c’è stato il plebiscito, questo sì, ma comunque la maggioranza è schiacciante. Eppure, il sindacato rosso, longa manus della CGIL, non ne vuole sapere di rispettare la scelta dei lavoratori. Per la Fiom, quel referendum non è valido, e intende muovere azione legale contro un accordo (Fiat-Sindacati) che ritiene illegittimo.
Ma – mi chiedo – come è possibile che un sindacato che afferma di difendere i diritti dei lavoratori, poi non rispetta uno strumento così democratico come un referendum fra gli stessi? Come è possibile che non ne riconosce il risultato, solo perché non è gradito? Immaginiamo che il referendum avesse dato un risultato opposto: il 62% dei lavoratori dice no alla proposta del Lingotto. Ebbene, cosa sarebbe accaduto? Be’, non è poi così difficile capirlo: sulle pagine dei giornali e nei titoli dei TG avrebbe campeggiato l’affermazione “avevamo ragione noi”, “abbiamo vinto”, ecc. ecc. Insomma, se questo non è paradosso, cosa è?
In fondo, però, non ci dobbiamo meravigliare: a sinistra la coerenza non è di casa. La tendenza mistificatrice della realtà è tale e tanta che si è pronti a sconfessare anche se stessi, pur di avere ragione… pur di averla vinta. La Fiom non ha gradito il risultato? Ebbene, allora quel risultato non è valido e non viene riconosciuto. La Fiom gradisce il risultato? Allora quel risultato è legittimo ed è valido. Un po’ come accade anche a livello politico, con la storia del DDL intercettazioni. Quando alcuni esponenti degli ex DS vennero intercettati, il DDL Mastella (identico a quello odierno) era un’ottima soluzione, tanto da venir votato in massa dall’allora maggioranza di sinistra; oggi, invece, il DDL Alfano (la sua fotocopia) è considerato una legge liberticida e “bavaglio”.
I paradossi della sinistra… l’incongruenza della sinistra sindacale e politica, che accetta il confronto democratico e gli strumenti democratici solo e se tornano a suo vantaggio. In caso contrario, la delegittimazione è un atto quasi obbligato. Per cui, se le elezioni politiche le vince la sinistra, allora tutto buono e tutto valido: gli italiani sono persone intelligenti, colte, razionali, e hanno capito chi è capace di governarli e chi tutela la loro libertà. Se per puro caso (non può trattarsi di altro!) le vince la destra, be’… c’è qualcosa che non va. Non era contemplato un risultato anzidetto, e come sempre (!) gli italiani sono stati fregati dal potere mediatico del Cavaliere. Non sono più persone intelligenti, ma ebeti incollati ai culi e alle tette delle ballerine degli show delle reti berlusconiane.
Due pesi e due misure. E’ questa la filosofia portante della sinistra, ed è questa la filosofia che informa anche i sindacati di sinistra. E il risultato, a questo punto, è quasi scontato: la Fiat non porterà la Panda a Pomigliano D’Arco e lo stabilimento rischia di chiudere o di essere assoggettato a complicate operazioni di trasformazione societaria che potrebbe portare a un forte dimagrimento delle forze dipendenti. Insomma, senza l’accordo, Pomigliano ha un futuro che dirsi incerto è un eufemismo. E solo perché l’atteggiamento ideologico del sindacato rosso non accetta l’idea che i lavoratori di quello stabilimento abbiano una loro testa per pensare e decidere anche senza le belle menti dei vertici sindacali.
Peraltro, il paradosso più grande è l’accusa che Epifani (intervistato oggi da Repubblica) muove al Governo di aver giocato un ruolo negativo con il ministro del Lavoro che, ideologizzando la vertenza, ha puntato alle divisioni“. A parte il fatto che il Governo, con questo accordo, ha ben altri obiettivi che tutelare l’unità sindacale o qualsiasi altra unità, quanto  quella di tutelare il lavoro in una zona economicamente depressa. A parte questo, a me pare che l’ideologizzazione della vertenza sia stata fatta proprio dalla Fiom e dalla CGIL, le quali hanno sostenuto un no preconcetto, dinanzi a una soluzione che appare comunque ragionevole, tanto da essere scelta dal 62% dei lavoratori. Perciò, non devono lamentarsi se la Panda resterà in Polonia e Pomigliano verrà riconvertito e fatto dimagrire. Non dovranno proprio lamentarsene. I bei tempi delle lotte sindacali politico-ideologiche, tanto care ai sindacati massimalisti, sono passati e la crisi economica non è una signora nostalgica né, soprattutto, paziente…

Autore: Il Jester » Articoli 1417 | Commenti: 2334

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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  • OkNo
  • Max

    La FIOM non è la longa manus della CGIL. In seno alla CGIL la FIOM è in posiziona scomoda.
    Perchè la CGIL, per come è stata condotta fino ad ora, avrebbe quasi la tendenza a mediare più che a combattere.
    La FIOM è una spina nel fianco, invece.
    Ed è una delle poche sigle sindacali che tenta ancora seriamente di difendere i diritti dei lavoratori, non solo metalmeccanici.

    Quanto al cosiddetto “referendum”, beh…quello strumento è stato usato dalla FIAT ed in modo del tutto ricattatorio (ho anche sentito parlare di casi di “sollecito” da parte dell’azienda nei confronti degli operai).
    Tra l’altro, con l’arroganza di darne il risultato per scontato…e se Marchionne ha detto di aspettarsi almeno un 85% di SI, beh…forse è più lui che ha dato indicazioni di voto che non la FIOM.
    Salvo poi tentare di far vacillare il tutto perchè Marchionne era “irritato” per quel “misero” 63% di SI…peccato che sarebbe bastato il 51%, eventualmente.
    La FIOM (Landini lo ha detto chiaro e tondo), invece, non ha dato ALCUNA indicazione di voto ai suoi appartenenti ed agli altri.
    Landini ha solo detto di votare come meglio uno credeva, secondo le proprie convinzioni e necessità.
    Perchè lui quell’accordo non lo avrebbe firmato in nessun caso.
    Per la FIOM il risultato di quel referendum era irrilevante: che avesse vinto il SI o che avesse vinto il NO, poco sarebbe cambiato.
    Landini non avrebbe semplicemente MAI avvallato uno degli accordi più scandalosi che il mondo del lavoro ricordi.

    Dopodichè, si confondono ancora sindacato e politica.
    La FIOM non è una sigla sindacale appartenente per forza alla sinistra e sarebbe interessante censirne gli iscritti per vedere quanti elettori di destra ne hanno la tessera.

    Aggiungo una cosa: dato il 63% di SI, la FIAT è OBBLIGATA a portare la Panda a Pomigliano.
    Se non lo fa, avrà disatteso il risultato del referendum da lei stessa indetto.
    E non credo sia legale o costituzionale.

    Non puoi indire un referendum e poi mandarne il risultato a puttane solo perchè la percentuale di voti a te favorevole non ti soddisfa e ne volevi di più.

    La verità è che Marchionne ha PAURA di quel 37% di NO.
    Perchè significa andare a cascare entro situazioni ben note in FIAT.
    Saranno dolori e lotta sindacale, se non trattano.

    Ecco perchè voleva almeno un 85% di SI, il furbastro.

    Concludo dicendo che il risultato del referendum era ovvio.
    Di fronte alla scelta di mantenere o perdere il posto di lavoro, tu cosa avresti votato?

    Le condizioni dell’accordo ti sembrano ragionevoli?
    Ma tu che lavoro fai?
    Hai mai lavorato a turni (io si) o in catena di montaggio?
    Lo hai letto l’accordo?

    Le condizioni di lavoro diventano inumane.
    Inoltre, pretendere la rinuncia al diritto COSTITUZIONALE del lavoratore di scioperare, è un atto di pseudo-fascismo (= se scioperi, sanziono il sindacato e ti licenzio).
    Lo stesso con cui, in America, il bel Marchionne ha chiuso l’accordo Chrysler: i sindacati hanno semplicemente firmato un accordo in cui si impegnano a non scioperare più fino al 2014.
    Si sarà detto “se me lo fanno fare negli USA, perchè non anche in Italia?”.
    Se non fosse stato per la FIOM, avrebbe avuto ragione.

    • Il Jester

      Premesso: in questo blog non si offende, ecco perché mi sono visto costretto a tagliare alcune parti del tuo commento. Ciò detto, dei rapporti interni tra FIOM e CGIL a me poco interessa. Sono panni sporchi che si lavano in famiglia, ma la FIOM è la longa manus metalmeccanica della CGIL (soprattutto in questo caso), per un evidente motivo: è stata fondata in seno alla CGIL di cui tuttora fa parte. Rileggiti un po’ di storia sindacale.
      Landini non ha dato indicazione di voto, ma intanto le ha date dicendo che lui non l’avrebbe mai votato. Ovvio, lui non ha il posto di lavoro a rischio. Peraltro, i sindacati – è noto – vivono e sopravvivono (alla grande) sul disagio sociale. Se questo non ci fosse, cosa ci starebbero a fare loro? Che poi il referendum della Fiat sia ricattatorio, be’, ricattatorio o meno, mi pare che le alternative sono ben poche: se una Panda prodotta in Polonia o in India costa 100 e qui costa 500, permettimi che preferisco produrla in Polonia o India, con buona pace dei lavoratori italiani che stanno al palo, rivendicato più che diritti, privilegi. E tanto per chiarirti le idee, leggiti inoltre i dati di assenza dal lavoro per malattia proprio a Pomigliano in coincidenza di certi eventi. Li trovi su questo blog, ma pure in giro per il web se di questo blog non ti fidi.
      In ogni caso, non credo che la FIAT sia obbligata a portare la Panda a Pomigliano. Non so se lo farà, ma sono certo che alla fine, il sindacato rosso (altro non è, anche se ci sono tesserati elettori di destra) cederà qualcosa. Forse pure FIAT, e del resto non sarebbe male se l’obiettivo è salvare dei posti di lavoro, ma deve cambiare soprattutto la mentalità. Gli anni ’70 sono passati da un pezzo. Siamo nel XXI° secolo. Certi garantismi sul posto di lavoro, con la disoccupazione, il livello di crisi che attanaglia il sud e la globalizzazione dei mercati (con concorrenti spregiudicati come Cina, India e Pakistan) è un lusso che non ci possiamo più permettere. La FIOM e la CGIL vivono in un mondo tutto loro, come sempre comunque.
      Infine, non credo che il mio lavoro ti interessi, però posso dirti candidamente che io ho lavorato in fabbrica su due turni, tre turni, giornaliero e ho fatto i lavori più umili con italiani, nordisti, sudisti e persino extracomunitari. Ma ho sempre detestato i sindacati, perché sulla mia pelle ed esperienza non hanno più a cuore l’interesse dei lavoratori, visto il loro alto tasso di politicizzazione, radicalizzazione e commistione con la politica. Il loro oggi è solo un mestiere come un altro ed è il più diretto dei trampolini per lanciarsi in politica. E per quanto riguarda l’accordo, l’ho letto, o non ci avrei scritto un post.
      Sul diritto costituzionale del lavoratore a scioperare, è chiaro che non hai letto l’accordo, o se l’avessi letto, anziché ascoltare Landini, probabilmente ti saresti reso conto che non viene violata alcuna norma costituzionale. Peraltro, tanto per insegnarti qualcosina in merito, la nostra Costituzione stabilisce solo che il diritto allo sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano. E tra queste leggi esistono anche gli accordi sindacali (ovviamente limitatamente agli iscritti a quei sindacati che hanno siglato gli accordi). Non diciamo pertanto eresie. Il diritto di sciopero è sì costituzionalmente garantito, ma non è uno strumento che può essere utilizzato senza limiti. Inoltre, l’accordo di Pomigliano ha solo disciplinato situazioni tipo “estreme” come la strana concomitanza tra astensioni collettive e malattie epidemiologiche.

  • Il Jester

    Non si approvano più commenti esageratamente lunghi. Vi prego di essere molto più sintetici.

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