Stamattina ero sicuro: se il Governo non avesse ottenuto la fiducia, il titolo sarebbe stato «Vince la partitocrazia e perde la democrazia». Fortunatamente non è andata così e il titolo come potete vedere è diverso. I giochini partitocratici non hanno avuto la meglio, e il giocoliere… il gambler di questa «partita» politica, ha perso su tutti i fronti. Ha perso politicamente e ha perso pure la propria faccia.
Parlo chiaramente di Gianfranco Fini, che in questo gioco al massacro della maggioranza, ha messo tutto se stesso, ha puntato e ha scommesso come il più audace (e forse incosciente) dei giocatori d’azzardo. E puntualmente ha perso. Il Governo ha ottenuto la maggioranza anche alla Camera: chiaramente una maggioranza simbolica, visti i pochi voti di scarto (314 no e 311 sì), ma dal forte significato politico. Perché il Cavaliere da questa fiducia ne esce piuttosto rafforzato e ispirato. Con la «maggioranza» in saccoccia, sarà lui – ancora una volta – a guidare il ballo con i riottosi di Futuro e Libertà e con i democristiani di Casini. E non già l’ex missino, automontatosi a neve in questi mesi di duri scontri, marce avanti e indietro, ambiguità e tanto tanto astio nei confronti dell’ex alleato. Né il signor Pierferdy che ora dovrà scegliere: o entrare nella maggioranza oppure finire nel bugigattolo del Terzo Polo.
Intanto al povero Fini non resta che un’unica decisione onorevole: dimettersi. Lo ha promesso, sebbene puntualizzando che lo avrebbe fatto se lo scarto di voti a favore del Governo fosse stato superiore a dieci. Una clausola di stile che davanti a questa debacle politica non ha alcun valore sostanziale. Deve levare le tende dallo scranno di Presidente della Camera e dovrebbe ritirarsi in buon ordine: il colpaccio non gli è riuscito. Berlusconi è (ancora) per i suoi dentini da latte un osso troppo duro da rosicchiare e spezzare. Di più! Posso persino azzardare che nel panorama politico italiano non vi siano ancora politici capaci di fare le scarpe al Cavaliere. E questa ennesima prova di forza lo ha pienamente dimostrato. A settantacinque anni, il Premier è ancora il più forte, e gli altri sono dei dilettanti della politica.
Se questo è vero, in un certo senso mi spiace per loro e per il loro patetico tentativo di far cadere il Governo. Per certi versi, mi ha fatto compassione vedere e ascoltare Pierluigi Bersani, che chiedeva a gran voce che Berlusconi se ne andasse. Mi ha fatto tenerezza anche Di Pietro, che ancora oggi insiste con le dimissioni del Premier, parlando a nome di un partito che si riassume solo in lui stesso e nel suo entourage. Mi ha fatto tenerezza persino Fini, che in queste settimane cercava di convincere il Premier a dimettersi, pensando che Berlusconi non andasse a vedere le carte che aveva in mano, e dimenticando (fatalmente) che uno come Berlusconi non crea un impero imprenditoriale dal nulla se non ha la vocazione a rischiare e a giocare d’azzardo; al contrario di Fini che nella sua vita ha fatto solo comizi, cene elettorali e ancora comizi e cene elettorali.
Tornando comunque alla fiducia, bisogna però essere realisti. Il voto di oggi ha un forte… anzi fortissimo valore politico e simbolico: decreta la soccombenza di Fini e la vittoria del politico Berlusconi. Ma chiaramente non porta il Governo in acque più tranquille. Tre voti di scarto sono davvero troppo pochi per governare, e i trabocchetti che i finiani e la sinistra metteranno sul sentiero dell’azione politica del Governo saranno tanti. Da pallottoliere, Berlusconi dovrà ora trasformarsi in «statista» e abile tessitore di alleanze, se vuole garantire all’Italia un Governo fino al 2013. Altrimenti, la «vittoria» di oggi, oltreché essere la classica vittoria di Pirro, costituirà solo una breve tregua fino alla prossimo agguato. Perché da Fini ormai ci si dovrà attendere tutto, tranne quello che dovrebbe fare di sua sponte: dimettersi da una carica – quella di Presidente della Camera – che ha stravolto nel suo significato istituzionale e costituzionale, trasformandola in un pulpito dal quale fare azione politica contro la maggioranza che lo ha eletto prima deputato e poi, appunto, Presidente della Camera!
Concludo con una riflessione sul vile attacco al Parlamento operato dagli estremisti della sinistra. Ancora una volta viene dimostrato qual è il concetto di democrazia che prevale a sinistra. Quella nella quale la democrazia è una cosa buona se a governare ci sono loro e i loro amici, altrimenti è solo una dittatura fascista da abbattere con la violenza…
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http://pensatorelibero.blogspot.com/ Gianni Pettinari
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