05
lug
2008

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HegelIn questo blog ho parlato tanto del totalitarismo comunista, ho descritto – seppur sommariamente – cosa è, al fin fine, il comunismo nelle sue versioni “reali” (marxista-leninista) e quale mistificazione ci sia dietro questa ideologia sanguinaria che rappresenta il più grosso bluff a cui l’umanità abbia mai preso parte nella pia illusione di risolvere le ingiustizie sociali.
Ma in realtà, IlJester non vuole essere un blog che guarda solo al male che c’è a sinistra. Perché il male non è intrinsecamente di sinistra, come non lo è allo stesso modo di destra. Destra e sinistra sono due categorie che spesso vengono utilizzate per differenziare una visione della vita, ma – fondamentalmente – nessuna delle due (almeno in teoria) predica l’oppressione dell’uomo, sebbene la sinistra abbia in sé concetti e filosofie che non condivido affatto e che ho criticato nei precedenti articoli, tra cui certamente l’arrogante presunzione di essere superiore culturalmente e politicamente a chi non si riconosce in essa e nei suoi valori.
Il male perciò è semplicemente male. Il male assume le forme e le sembianze dell’egoismo, della cattiveria, della violenza e dell’ipocrisia. E quando il male prolifica, ogni ideologia che lo sostiene nelle cause e negli effetti diventa il nemico dell’uomo libero.
E il male, nella vita sociale umana, spesso e volentieri, si identifica con il totalitarismo. Poi, certo, ci sono totalitarismi e totalitarismi. Le cause che possono portare un paese verso la dittatura sono differenti e sono spesso giustificate da fattori economici, politici e religiosi dei più svariati. Ma chiaramente non esiste alcuna giustificazione che possa, in questi termini, confortare repressione della libertà dell’uomo.
I più grandi e brutali totalitarismi del ventesimo secolo sono facilmente identificabili: fascismo, nazismo e comunismo da una parte e repubbliche/monarchie islamiche dall’altra.
Parlando dei primi tre, cos’hanno questi totalitarismi in comune? In primo luogo le radici: nazismo, fascismo e comunismo attingono tutti e tre all’idea del socialismo marxista, con la variante esasperatamente nazionalistica dei primi due. In realtà però la questione è più complessa e coinvolge dottrine filosofiche e politiche soprattutto relative alla concettualizzazione dello Stato Etico.
Ci si chiederà perciò cosa sia lo Stato Etico? Be’, non posso certo scrivere un trattato sull’argomento. Posso solo dire che in sintesi lo Stato Etico spiega molte cose delle dittature e dei totalitarismi. Hegel, in particolare, parte dalla considerazione che lo Stato è “sostanza etica consapevole di sé”. Conseguentemente, esso Stato è fonte di libertà e norma etica per il cittadino. Il che comporta che niente e nessuno può valutare e dare dunque un giudizio morale sulla condotta dello Stato, poiché è lo Stato che stabilisce le norme morali, il fine di se stesso, ed è lo Stato arbitro assoluto del bene e del male. E lo Stato – si sa – è il popolo. Tuttavia, lungi dal venir confermato il principio democratico, tale popolo non è capace di esprimere direttamente la volontà di se stesso. Necessita di un capo carismatico, un soggetto dotato della capacità di interpretare la sua volontà in quanto Stato, e convertire dunque tale volontà in azione statuali, in norme morali e giuridiche che ogni membro della comunità deve rispettare in modo assoluto. Da qui alla dittatura il passo è breve: il capo indiscusso (il dittatore) riassume in sé lo Stato e il Popolo che è espressione di esso. E non importa che poi il capo sia il segretario di un partito comunista, un leader rivoluzionario, un generale militare oppure la guida di un partito fascista, e non importa se il popolo rappresentato sia il proletariato disagiato o la borghesia produttiva, ovvero una casta militare. Importa solo che tale capo esista, abbia il potere concentrato nelle sue mani e sia capace di esprimere in modo univoco e indiscusso la volontà di chi carismaticamente (ma non democraticamente) rappresenta.
Comunismo, Nazismo e Fascismo di fatto hanno applicato questa teoria. Sono partiti dalla considerazione che il popolo, non essendo in grado di potersi governare da solo attraverso sistemi democratici, abbia necessitato di un leader che potesse fare le sue veci, che potesse stabilire quel che è giusto e quel che è sbagliato e che perciò avesse la forza e la volontà di far applicare le regole senza alcuna possibilità di contestazione. E i risultati si sono visti: morte, distruzione, oppressione, violazione sistematica dei diritti umani fondamentali, illiberalità… e tutto in nome dello Stato Etico, del fine supremo a cui tutti i cittadini devono contribuire senza protesta e senza dissenso.
Per certi versi, lo Stato Teocratico, oggi esistente in diversi paesi di religione islamica, parte dagli stessi presupposti. Solo che, il capo carismatico non interpreta la volontà di un popolo che è esso Stato, bensì la volontà divina, e applica in questi termini la legge divina che è allo stesso tempo legge morale e legge giuridica (la Shari’a) a cui ogni fedele deve piegarsi per ottenere la salvezza, il perdono e dunque il paradiso. Da qui, l’incompatibilità assoluta con il principio democratico e con i valori che esso propugna: libertà, uguaglianza e rispetto dei diritti fondamentali, posto che le leggi religiose a cui ci si rifà sono spesso arcaiche e dunque al di fuori del contesto sociale attuale che vede l’uomo come centro fondamentale non solo di doveri ma anche di diritti.
Questi sono i totalitarismi di ieri e di oggi, ed ecco perché li odiamo: perché tentano di svuotare l’individuo dei propri diritti, della possibilità di esprimersi liberamente, di dissentire e di sentirsi eguale ai suoi simili e di partecipare appieno alla vita sociale e politica del proprio paese che non è solo Stato, ma anche Nazione, Comunità e Individui.

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1 Commento »

  • Perché odiamo i totalitarismi?…

    Perché odiamo i Totalitarismi? Eccovi il perché in un articolo sintetico e spero chiaro dei motivi che rendono i totalitarismi bestialità in ogni tempo……

    Commento di Plim.it - Vota questo articolo! - 5 luglio 2008 alle

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