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PD-IDV: DDL che prevede sì al burqa nei luoghi pubblici

5 26 giugno 2010 | Cultura, Politica | Permalink

Mentre ci si scandalizza per l’emendamento 1707 (modifica all’art. 380 c.p.p. sulla facoltà della polizia giudiziaria di arrestare chi compie atti sessuali con minori nei casi di lieve entità), tanto da riempire i blog dei signorini politicamente corretti della sinistra, mistificando una modifica di legge assolutamente innocua e di carattere meramente procedurale, il silenzio tombale è sceso su un’altra proposta di legge (il DDL n. 3205) questa volta a proposta sinistra (PD-IDV), che chiede la modificazione della legge 22 maggio 1975, n. 152, la quale – è noto – all’art. 5 vieta nei luoghi pubblici di utilizzare capi o indumenti che coprano il viso, tra cui certamente è da ricomprendervi il cosidetto velo islamico, o niqab, ovvero burqa.
Una norma di civiltà, una norma della quale mi ero già occupato in merito alle polemiche sulla proposta della Santanché di vietare il burqa in ossequio alla predetta legge. All’epoca – a settembre 2009 – feci un’illustrazione della norma, affermando che la ratio della stessa era da ricercarsi nel contemperamento tra il diritto individuale della libertà religiosa e personale e le esigenze di sicurezza pubblica, soprattutto in un periodo nel quale il rischio di attentati all’incolumità delle persone è elevatissimo.
Orbene, a quanto pare i “buonisti-giustizialisti” della sinistra ora vogliono modificare la norma ex-art. 5, permettendo a chi utilizza indumenti per coprirsi il capo e il visto, di indossarli in luoghi pubblici, salvo che l’autorità non richieda la loro identificazione. In altre parole, se una simile porcheria di proposta passasse, per strada vedremmo donne coperte da capo a piedi, viso compreso. Un carnevale etnico-religioso che – già di per sé – è non solo un simbolo di sottomissione e repressione della donna, ma è altresì pericoloso perché legittima l’oscuramento del proprio volto in luoghi pubblici. Da qui, mille occasioni vengono offerte ai criminali per compiere delitti e attentati. Immaginiamo donne kamikaze di cui non sia possibile riconoscere il volto, immaginiamo persino finti islamici che compiono rapine, immaginiamo fughe di criminali nascosti sotto abiti religiosi che celano il volto per rendersi irriconoscibili alle telecamere di sorveglianza. E così via. E solo per cosa? Per permettere a una religione di coprire come una vergogna il volto delle donne?
Io mi chiedo sinceramente cosa passa per la testa ai signorotti dei salotti buoni e delle manette! A loro evidentemente piace vedere per strada burqa e niqab che coprono integralmente il viso delle donne, magari pure cittadine italiane. Perché – come da sempre è noto – a parole lor signorini sono per i diritti delle donne, ma poi il loro senso del “politicamente corretto” li spinge a fare proposte oscene di legge che vanno contro la dignità femminile e la sicurezza pubblica, al cui confronto l’emendamento 1707 tanto vituperato e stigmatizzato da loro e dai loro adepti politici, è un’inezia (e lo è!).
Veramente disarmante e vergognoso! In nome di una fumosa tutela della libertà religiosa e delle usanze etnico-religiose di un popolo o di un’etnia, si permette (o si chiede di permettere) nei luoghi pubblici di portare un simbolo evidente della sottomissione della donna all’uomo; un simbolo che ha poco a che fare con il credo islamico in sé, poiché legato soprattutto a regole di carattere tribale e medievale che non dovrebbero (e devono!) mai trovare cittadinanza nella nostra civiltà. Fosse per il sottoscritto, sarebbero vietate certe pratiche non solo nei luoghi pubblici ma anche nella vita privata. Perché molte donne subiscono ogni giorno violenze fra le pareti domestiche, e spesso parte di queste violenze sono ormai dovute anche a motivazioni di carattere religioso. Peraltro, a rigor di logica, se dovessimo permettere simili usanze, dovremmo dare cittadinanza anche al resto, come ai matrimoni poligamici o al ripudio della donna, ovvero al delitto d’onore (anch’essi sono o no espressione di un’usanza etnico-religiosa?). A parte il primo, gli altri due esempi sono già appartenuti alla nostra cultura giuridica e sociale, e se non sbaglio (e non sbaglio) sono stati espunti e banditi proprio in ragione del loro evidente (quanto macroscopico) contrasto con i princìpi presenti nella nostra Costituzione, quella che Bersani considera la più bella del mondo e che però il suo partito (il PD) dimostra di non conoscere e/o rispettare, davanti a una obbrobriosa proposta di legge che mi auguro fortemente venga affossata dalla responsabilità non solo della maggioranza ma anche di chi, nella minoranza, capisce che certe indecenze non possono essere accettate e accettabili in uno Stato di diritto, dove la dignità femminile è un valore e dove la sicurezza e l’incolumità pubblica non tollerano deroghe in nome di un principio religioso ed etnico che mira a tutelare ben altro che un velo islamico in una via pubblica.

Autore: Il Jester » Articoli 1417 | Commenti: 2334

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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  • OkNo
  • Andrea

    Hai ragione dall’inizio alla fine: il burqa nei luoghi pubblici non può essere legale, anche se sembra che siano parecchie le donne a favore. Permettere di girare a volto coperto sarebbe un gioco che non vale la candela. E te lo dico da \sinistro\, come sembra ti piaccia chiamarci.
    Dal tuo blog sembra che noi 2 non siamo sulla stessa lunghezza d’onda, almeno politicamente parlando. Credo però che, se il tuo intento è fare informazione (e mi pare che tu lo faccia abbastanza bene), dovresti tenere per te i commenti sugli schieramenti politici (\sinistri\ o destri che siano) concentrandoti solo sui vari disegni di legge. Dando giudizi su un determinato schieramento politico in base a una proposta di legge rischi di generalizzare, facendo magari perdere credibilità a un discorso che, altrimenti, filerebbe alla perfezione.
    Bel post, comunque.

    Pignea

    • Il Jester

      Ma io vi chiamo sinistri in modo simpatico. Almeno al contrario dei tuoi “colleghi” non offendo con epiteti ingiuriosi e ridicolizzanti i vostri punti politici di riferimento. Per quanto possa essere fortemente critico, utilizzo sempre termini bonari. Al massimo definisco Bersani “L’economista filosofo”.

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