Ogni tanto Newsweek, il noto settimanale americano, si diverte a stillare classifiche. Ecco quella dei cinquanta uomini più potenti del mondo del 2009. Obama risulta (ovviamente) primo, seguito dal dittatore cinese Hu Jintao e al terzo posto da Nicolas Sarkozy, il presidente francese, il quale è considerato dalla rivista il nuovo epicentro della politica europea. A ruota seguono poi altri capi di Stato, tra cui Gordon Brown (Gran Bretagna) e Angela Merkel (Germania), preceduti però dai banchieri della BCE, della FED e della Banca del Giappone. Alle loro spalle Putin (Russia) e re Abdullah (Arabia Saudita). Il Papa si piazza al 36° posto.
E gli italiani? Berlusconi, Prodi, D’Alema, Fini, Veltroni? Di loro neanche l’ombra. L’Italia, ancora una volta, sul piano internazionale, vale meno di nulla. E questo a dispetto delle vanterie berlusconiane. Intendiamoci, la colpa non è certo delle “corna” e dei “cucu” di Silvio ai summit internazionali, quanto piuttosto di una politica ormai pluridecennale che ha visto i nostri politicanti (soprattutto di sinistra: e Prodi ne è un esempio) appiattirsi acriticamente e costantemente sulle posizioni di questo o quel paese, senza mai mostrare un pensiero autonomo. A ciò si aggiungano le bagarre interne, l’economia ballerina, il veterocomunismo strisciante, l’estrema arrettratezza strutturale e sociale in cui versa la nostra società, la criminalità organizzata e l’instabilità dei nostri governi, e il gioco è fatto: l’Italia sul piano dei rapporti fra nazioni non arriva neanche al cinquantesimo scalino. Così, mentre i nostri cugini francesi tessono rapporti e influenze in mezzo mondo, rafforzando il ruolo e il prestigio della Francia (e di riflesso, dei suoi prodotti e della sua cucina), noi – da provincialotti quali siamo – ci affanniamo sulla questione morale del PD, sul conflitto di interessi di Berlusconi e sul sindaco Jervolino che (giustamente) dovrebbe dimettersi…
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