È vero, non siamo riusciti a farlo capire, né alla Francia, né al Brasile. Battisti, pure appoggiato dagli ambienti della sinistra francese e brasiliana, ha trasmesso di fatto una visione distorta degli anni di piombo, come di un periodo del Far West italiano, nel quale a sparare erano un po’ tutti, e questo perché il nostro paese, ancora, non si era risollevato dalla morsa fascista. Attraverso questo messaggio, nella prospettiva straniera, Battisti è diventato l’eroe e la vittima, mentre lo Stato italiano il carnefice in mano al potere dell’estrema destra (sic!). Si legge nell’intervista di Le Monde del 2002:
Battisti s’era impegnato nella lotta armata perché “sono le circostanze che fanno l’uomo”… In quell’Italia che ancora non si era ripresa dal fascismo “il potere ci aveva spinto sul terreno delle armi”… Battisti non accetta di sciogliere attraverso il pentimento il nodo di contraddizioni che si stringono al collo di coloro che uccidono per difendere un’idea di giustizia e di libertà…
Capito? L’Italia, all’epoca, era nella morsa dell’estrema destra, mentre a governare c’erano democristiani e socialisti, e i comunisti facevano il gioco delle parti nella nota politica chiamata «consociativa».
Chiaramente asserzioni ridicole, che però a Battisti sono state utili per ottenere protezione (e successo) in Francia e poi il salvacondotto per il Brasile, dove ha trovato un ministro comunista che gli ha concesso lo status di rifugiato politico, impedendo la sua estradizione nel nostro paese.
Ma non è tanto di questo che voglio parlare. Nel senso che conosciamo bene la storia di Battisti e della sua rocambolesca vicenda, ma sono le parole di Napolitano che mi hanno lasciato un certo sapore amaro in bocca.
Perché se è vero che non siamo riusciti a far capire la nostra storia recente ai cugini francesi (ma poi ne siamo sicuri?) e ai brasiliani, una buona responsabilità di questa «incomprensione» è indubbiamente della cultura e dell’informazione italiana, che non sempre è stata all’altezza della situazione a causa di una visione ideologica e sessantottina della storia e degli eventi storici. Del resto, basta leggere i sussidiari scolastici per capire di cosa parlo. E se non avete afferrato il senso della mia sconsolata considerazione, vi invito a leggere il post sugli errori storici nei libri di testo italiani.
Quello che è certo è che non parlo a vanvera. Non a caso, dalle parti del PCI, negli anni ‘70, non si parlava delle Brigate Rosse e dei groppuscoli paralleli di matrice marxista-leninista che compivano mattanze e rapine come di criminali assassini, ma di «compagni che sbagliano», quasi che se era giustificata la loro lotta, non erano comunque giustificati i mezzi (e vorrei ben vedere). Il tono era quasi di giustificazione, più che di accusa.
Battisti è dunque il prodotto non solo della cronaca del periodo, ma anche di una narrazione storica di parte e ideologica che ha effettivamente trasmesso all’estero una storia italiana mozzata, castrata e finalizzata a nascondere ancor meglio i cadaveri negli armadi della sinistra italiana d’ogni epoca. Sinistra di cui lo stesso Napolitano in quegli anni era uno dei più illustri esponenti.
Fonte: La Stampa
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