La corte di Cassazione ha confermato la sentenza della corte d’Appello che condannava un professore delle superiori per reato di minaccia, posto che l’uomo aveva detto alla sua studentessa che l’avrebbe bocciata e che pertanto non ci sarebbe stato alcun “recupero” per lei; tale minaccia era stata fatta in ragione del fatto che i genitori della ragazza avrebbero richiesto in un’assemblea la rimozione del professore, in relazione ai guai giudiziari e disciplinari in cui l’uomo era incappato per via di abuso d’ufficio (dava lezioni private agli studenti della propria classe), violenza privata (nei confronti del preside) e induzione alla falsa testimonianza (imponeva agli alunni di dichiarare lo svolgimento di un programma che in realtà non svolgeva).
La Corte di Cassazione, pur astenendosi da una valutazione di merito (non ammessa in sede di legittimità), ha di fatto giustificato la conferma del provvedimento sull’assunto dei giudici dell’appello, i quali avevano ritenuto che la “pressione psicologica” che viene ingenerata nello studente, nel caso di simili affermazioni, è tale da minare la libertà morale dello stesso e dunque pregiudicare il suo rendimento scolastico.
I giudici della Suprema Corte, dunque, hanno ritenuto che il reato di minaccia in tutti questi casi sussiste e proprio per questo, hanno confermato la sentenza, stabilendo un indirizzo giurisprudenziale ben chiaro.
Ovviamente, non tutti sono d’accordo con un simile esito. La politica sul punto appare decisamente unita nel ritenere che gli Ermellini abbiano esagerato. Certe decisioni vanno contro l’educazione scolastica e sono forieri di una destituzione dell’autorità del professore e dell’inalzamento dei livelli di bullismo nelle scuole.
In realtà, a me personalmente, pare che non sia proprio così. Certamente, un eccessivo garantismo e buonismo a livello di rapporto tra studente e professore potrebbe di fatto pregiudicare i rispettivi ruoli, ma è altrettanto vero che è comunque inopportuno e pericoloso superare certi limiti: l’educazione, il rispetto e l’autorità del professore non possono essere fondati sulla minaccia che possa incidere negativamente sulla psicologia dello studente. Una “promessa” di bocciatura senz’appello, peraltro non direttamente connessa al rendimento scolastico, bensì a opinioni espresse al di fuori del contesto prettamente educativo (e non già dallo studente, ma dai suoi genitori), mi pare sia del tutto fuori luogo, avvilente e frustrante.
Il professore ha esagerato, ed è giusto che paghi. E paghi in due modi: penalmente e disciplinarmente con il licenziamento. Poiché è chiaro che questo signore ha dimostrato di non essere in grado di insegnare e dunque di trasmettere valori positivi agli allievi.
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