La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta del Procuratore Generale di annullamento della sentenza della Corte d’Appello (che condannava Mills per corruzione in atti processuali) per intervenuta prescrizione del reato.
La questione è abbastanza semplice, e riguarda il tempo del commesso reato. Secondo i giudici di merito, il tempo del commesso reato era post-datato (29 febbraio 2000), rispetto a quello invece indicato dal Procuratore Generale (novembre 1999), con la conseguenza che proprio per via della retrodatazione, il reato oggi risulta prescritto. La Corte di Cassazione ha accolto questa ultima tesi, e ha disposto l’annullamento senza rinvio del processo d’appello perché il reato è andato prescritto.
Non si tratta certo di un’assoluzione perché il fatto non sussiste oppure perché l’imputato non l’ha commesso, come potrebbe sembrare ad alcuni profani. La Corte di Cassazione non assolve o condanna: conferma o meno le sentenze di merito (che condannano o assolvono), ovvero le annulla con rinvio o senza rinvio, indicando il punto di diritto che devono rispettare nell’emettere una nuova decisione. Pertanto – semplicisticamente – si può affermare che i giudici di legittimità si sono limitati a osservare l’intervenuta prescrizione del reato. Permangono invece a carico di Mills il risarcimento del danno a favore della Presidenza del Consiglio (costituitasi parte civile) e le spese processuali. Sul punto la sentenza non è stata cassata.
I difensori dell’avvocato inglese naturalmente sono soddisfatti di questa sentenza (e ci mancherebbe altro se non lo fossero). E questo sebbene non si possa certo parlare di assoluzione, e dunque del riconoscimento di una non responsabilità del loro assistito. Bisognerà certo attendere la motivazione, per sapere esattamente quali siano le argomentazioni di diritto addotte dai giudici di legittimità. Non è esclusa una valutazione nel merito che attenui la responsabilità del prevenuto oggi prosciolto. Ma personalmente ne dubito.
Una cosa è certa però, l’esito di questo procedimento non potrà non influenzare anche il processo gemello a carico di Silvio Berlusconi (il quale veste in questo caso i panni del presunto corruttore). I giudici di Milano sicuramente non saranno ben felici di apprendere l’esito del processo in Cassazione, e tra Berlusconi e la prescrizione del reato ci sono solo 11 mesi, tenendo presente che il processo è ancora alla fase di primo grado. Perciò è quasi certa la prescrizione, a meno che il tribunale di Milano non intenda applicare anticipatamente la normativa sul processo breve e risolvere la questione nel giro di qualche mesetto portando il tutto in corte d’appello (che certo non sarebbe sufficiente). Pura fantascienza ovviamente: devono essere sentiti parecchi testimoni, devono essere espletate rogatorie internazionali e devono essere svolte una marea di attività giudiziarie. Neanche il giudice più veloce del west riuscirebbe a completare l’istruttoria dibattimentale in undici mesi, soprattutto dinanzi a un processo così complesso. Credo pertanto che per Berlusconi il processo Mills si possa considerare chiuso oggi. Il resto è solo un proforma fino al compimento degli 11 mesi. Dopo di che, il giudice di Milano dovrà dichiarare la prescrizione del reato.
Un’ultima riflessione riguarda le ripercussioni politiche. Svanito anche il processo Mills, la sinistra non ha più alcun appiglio giudiziario al quale aggrapparsi per vedere Berlusconi uscire fuori dalla scena politica. Sicuramente su questo punto sono stati infranti anche i sogni di Di Pietro e compagnia cantante. Insomma, il premier sarà ancora protagonista della vita politica italiana per qualche annetto, almeno finché le sue ossa glielo permetteranno, salvo ulteriori risvegli giudiziari, che non sono mai da escludere del tutto. “Le strade del Signore sono infinite,” dice la Bibbia. Altrettanto quelle dei pubblici ministeri.
-
Davide
-
Batman
Home

