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La disfatta del Centrodestra. Un fallimento totale. A Milano, Pisapia al 55% e a Napoli De Magistris addirittura al 65%. A Cagliari, Zedda al 59%

3 30 maggio 2011 | Politica | Permalink
Gli elettori moderati non hanno colto il messaggio di pericolo per Napoli e Milano. La sinistra si è presa le due città, e persino Cagliari. Il centrodestra e Berlusconi hanno fallito su tutta la linea.

E alla fine l’incubo si è materializzato. Napoli perde la sua occasione di riscatto e Milano diventerà un grosso centro sociale con tanto di Moschea al seguito. Ma nemmeno Cagliari è messa meglio con l’ingresso di Zedda. Non ci posso credere… Una vera debacle che forse in pochi si aspettavano in queste amministrative, che però – dobbiamo dire la verità – non sono state vinte dal centrosinistra, ma sono state perse dal centrodestra, che ha lasciato all’occasionalità, alle brutture elettorali e ai personalismi eccessivi di Berlusconi una campagna elettorale che avrebbe dovuto essere stravinta. Epperò tanti sono i motivi veri o presunti che hanno caratterizzato il fallimento di questa campagna elettorale, e non tutti possono essere attribuiti al centrodestra. Vediamoli insieme.
Sicuramente ha inciso notevolmente sugli esiti elettorali la campagna giudiziaria contro il Premier. Sul punto i dubbi sono davvero pochi. Del resto l’obiettivo era proprio questo: delegittimare il Governo e ridicolizzare la maggioranza, rendendola inaffidabile agli occhi dell’opinione pubblica. Si può dire che l’obiettivo è stato raggiunto. E una parte della vittoria del centrosinistra è attribuibile proprio al risultato di questa campagna delegittimante.
In secondo luogo, la nascita del Terzo Polo. Molti elettori del rottame politico finiano-casiniano hanno scelto candidati che sono o dovrebbero essere lontani anni luce dalle loro idee politiche. Ebbene, non hanno capito nulla sul bipolarismo, e hanno dato fiducia a chi poi demolirà i loro valori e i loro ideali. Fini e Casini non hanno certo vinto, ma sicuramente hanno fatto perdere il centrodestra, perdendo a loro volta credibilità politica, perché hanno letteralmente consegnato Milano e Napoli alla sinistra. Anzi, entrambi sono stati regalati a Bersani e Vendola, con tanti saluti alle politiche moderate.
In terzo luogo, lo scarso impegno della Lega a fianco del PDL. Il partito di Bossi, a dispetto delle parole, non ha speso troppe energie per sostenere la Moratti a Milano, e le sue politiche troppo nordiste hanno pregiudicato la vittoria di Lettieri a Napoli. Insomma, una parte di responsabilità per questa sconfitta deve essere attribuita alla Lega e alla sua ossessione per il nord. E tanto per chiudere in bellezza, v’è ora il rischio (non proprio alieno) che Bossi salti il fosso. Del resto, non è nuovo alle giravolte politiche e l’alleato «fedele» è ormai storia passata, sempre che sia mai stato storia.
Ma queste motivazioni, se da sole o in concorso, sono state determinanti per la debacle amministrativa del Centrodestra, non di meno lo è stata la pessima politica di Berlusconi e del PDL nel suo complesso, non solo nell’alleanza con la Lega (resa troppo fondamentale), ma anche nell’azione politica complessiva del partito e del suo capo.
Sicuramente una delle principali cause della sconfitta è da ricercare nel tentativo del Premier di trasformare le amministrative appena concluse in un referendum pro o contro di lui. Ebbene il tentativo paradossalmente è riuscito, ma nel momento sbagliato, quando il trend di consenso del Governo era ed è in caduta libera, vuoi per le delegittimazioni giudiziarie, vuoi per le campagne giornalistiche dell’informazione di sinistra, vuoi per le resistenze dei poteri forti che hanno riversato i loro consensi e le loro speranze sui candidati del centrosinistra, e vuoi per la scarsa azione politica di questo Governo, che tuttora aleggia le riforme (della giustizia e non solo) come un mantra, senza che ancora si sia visto uno straccio di reale volontà di portarle avanti e di comunicare agli italiani la determinazione del centrodestra di svecchiare questo paese dilaniato da una guerra civile (di parole) permanente e tuttora egemonizzato da un retroterra culturale e politico che affonda le proprie radici nei soviet del PCI.
Ma la sconfitta è radicata anche nella inesistenza del PDL come partito e come effettivo rappresentante dei valori della libertà, della democrazia, dell’identità nazionale e dell’eticità cristiana. Sotto questo profilo, il Popolo delle Libertà è stato ed è tuttora un completo fallimento. La sua classe politica ha mostrato tutti i limiti di un partito eccessivamente basato sulla leadership di Berlusconi, non essendo stato capace di portare avanti un progetto politico e un progetto elettorale concreto e reale senza che il Premier si mettesse di mezzo. E poi, diciamocela tutta, certi personaggi dovrebbero essere sbattuti fuori dal partito, perché non rispecchiano i valori e gli ideali della base elettorale che chiede a gran voce un vero partito conservatore e di centrodestra, con valori coerenti all’azione politica, e soprattutto al di sopra di ogni sospetto.
E poi ci sono i madornali errori di campagna elettorale, come le poco felici uscite della Moratti su Pisapia, nonché i manifesti di Lassini, e le bagarre napoletane… Senza contare la pessima battuta del Premier al G8, che sicuramente ha reso gli indecisi piuttosto decisi. Insomma, resto dell’idea che la gente non abbia voluto premiare Pisapia o De Magistris. Ma abbia voluto punire il centrodestra. La sensazione è questa, perché Pisapia non è mai stato un candidato politicamente attraente, né lo è De Magistris. Ma è chiaro che l’elettore è stanco e non ha mandato giù la caoticità e l’inconsistenza del PDL, né gli atteggiamenti spesso sclerotici di Berlusconi che sta trasformando la battaglia legittima contro la giustizia politica e lo strapotere dei magistrati in una mania di persecuzione bell’e buona senza alcuna coerenza né reale volontà di risolverla o arginarla erga omnes.
E il risultato di questo fallimentare modo di procedere nel 2011 è quello sotto gli occhi di tutti: Milano alla sinistra estrema di Vendola, e Napoli al partito di Di Pietro. Cosa combineranno queste due sinistre nelle più grosse città italiane, non ne ho idea. So solo che non sarà nulla di buono e molti si dovranno mettere le mani nei capelli non una ma cento volte. Ma del resto, come si dice, Berlusconi e il centrodestra se la sono cercata e alla fine l’hanno trovata…

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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  • Pingback: Milano e Napoli alla sinistra. De Magistris al 65% e Pisapia al 55%. PDL sconfitto | Milano e Napoli alla sinistra. De Magistris al 65% e Pisapia al 55%. PDL sconfitto

  • Sagra

    Banalissima sequela di scuse per lenire lo sconcerto doloroso di una giostra che ha finito di girare.
    Il proprietario della giostra non ha pagato la Luce, non ha fatto manutenzione ed i poveri bimbi saliti sulla giostrina, imprecano per la fine del divertimento, incolpando le giuste aspirazioni di tanti altri bimbi che volevano fare anche loro un giro sulla giostrina.
    Nel Certrodestra non è mai visto di buon occhio chi fa giusta autocritica.
    Il motto della Destra è sempre stato quel “Boia chi molla”, teso a minacciare anche il minimo sentore di disfattismo.
    L’autore dell’articolo ha riscoperto l’impolverato gagliardetto nero ed ha messo su l’articoletto alla “Balcone di Piazza Venezia”. Mancano solo l’orbace e le braccia sui fianchi
    La sconfitta è inequivocabile, solenne e schiacciante.
    Cercarne i distinguo nei meriti e nei demeriti fa solo sorridere.
    Liberatevi di Berlusconi ed avrete un futuro.
    Altrimenti farete la fine di quella Destra che per oltre 40 anni non seppe rinunciare al mito del Duce e rimase fuori dal gioco.

    • Il Jester

      Finché la giostrina la si cede perché altri bimbi vogliono farci un giro, nulla da dire. Si ha invece qualcosa da dire quando gli altri bimbi vogliono modificare la giostrina a loro uso e consumo. Ecco, allora la questione cambia parecchio.
      Nel centrodestra c’è parecchia autocritica, perché al contrario di quel che accade nel centrosinistra, non ci si crede superuomini o unti dal Signore, destinati a governare per diritto divino. Anche questo articolo – lungi dall’essere una banale sequela di scuse – è un segno evidente del malumore e del malcontento che serpeggia negli ambienti del centrodestra. Solo che voi di sinistra non volete ammettere che dietro la vittoria dei due vostri grandi eroi ci sono anche fattori ed elementi che vanno oltre il semplice dato politico, e che sono stati determinanti, tra gli altri, per la sconfitta del centrodestra.
      Non si accampano dunque scuse. Il post è ben chiaro: la responsabilità maggiore di questa sconfitta è da attribuire al Governo, alla maggioranza e al centrodestra, essendo stati pienamente incapaci di saper cogliere il malcontento della gente. Dire però che sia inequivocabile, solenne e schiacciante, mi pare un’esagerazione. E’ netta, ma non per merito del centrosinistra, che avrebbe potuto candidare anche gli asini volanti e avrebbe vinto lo stesso, ma per i grossi e grossolani demeriti del centrodestra e di un Berlusconi troppo scleloritizzato. Non si tratta perciò di distinguo, ma dell’evidenza dei fatti.
      D’altro canto, una rondine non fa primavera… così come un Pisapia al Comune di Milano non fa un Vendola a Palazzo Chigi. Piuttosto, questa vittoria ha sancito la fine del PD come partito moderato di sinistra. Si ritorna alle origini, alle radici del vecchio PCI. Ora è Vendola che detta l’agenda di Bersani…

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