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Mi dimetto o non mi dimetto? Il dubbio finiano-aml…etico

27 settembre 2010 | Politica | Permalink

Mi dimetto ma non voglio, o non mi dimetto, ma dovrei. ll dubbio finiano-aml..etico opprime il presidente della Camera all’indomani del videomessaggio urbi et orbi sullo scandalo Montecarlo. Cosa devo fare? Mi dimetto, ma con il rischio che questo accentui la mia debolezza? Oppure non mi dimetto, ma con il rischio che mi si paragoni a quel ragazzaccio di Berlusconi? E poi, se mi dimettessi, addio a quello straccio di potere che ancora mi rimane…
Naturalmente sono solo ipotesi e impressioni. Chissà davvero che pensa Fini. E’ certo però che qualche pensiero che si avvicina alle succitate ipotesi gli deve essere per forza venuto. Del resto, già il messaggio dice tutto, quando fa i taglienti distinguo tra lui e Berlusconi, argomentando su barche, ville, avvisi di garanzia e società offshore che lui non ha e non ha mai ricevuto. E lo fa pure quando ammette di non saper nulla sui rapporti tra il cognato e le società di Santa Lucia…
Eppure, a rigor di logica, già tutto questo dovrebbe essere sufficiente per indurlo a dimettersi. Ma – come spesso ho precisato – chiedere (o rassegnare) le dimissioni per qualcosa (Montecarlo) su cui c’è ancora molto da chiarire, be’, secondo me è chiedere troppo e forzare la mano. In verità, il motivo principe per il quale Fini dovrebbe dimettersi è tutto politico: capo di un partito che non esisteva quando lui è diventato Presidente della Camera; etichetta istituzionale allegramente gettata alle ortiche quando si è trattato di andare contro il governo e la maggioranza, e osservata rigidamente nei casi opposti. Inusuale forma di comunicazione (i videomessaggi sul web) per spiegare un fatto che avrebbe dovuto essere invece oggetto di una seria conferenza stampa. Insomma, tutti comportamenti che non vanno bene per la terza carica dello Stato. Per molto meno, oggi si chiede a Berlusconi di dimettersi, e lui – ricordiamo – è pure una carica di parte e non puramente istituzionale.
Il dilemma finiano comunque c’è. In che termini questo si sviluppa, io non lo so. Ma c’è sicuramente. Fossi in lui, probabilmente non esiterei a scendere dallo scranno di Montecitorio. Avrei così davvero le mani libere per: a) organizzare il mio nuovo partito; b) rinsaldare l’alleanza (se mai ce ne fossero i margini) con la maggioranza e magari lavorare per le riforme e salvare una legislatura che non può certamente essere bruciata da una società offshore. D’altra parte, rimanere pervicacemente attaccato a una poltrona – seppur prestigiosa – in questo clima surriscaldato e con lo sfavore della maggioranza del Parlamento, è semplicemente un lento ma inesorabile suicidio politico.
Certo, poi qualcuno crede ancora in Fini. Montezemolo, per esempio. O qualche ultras di finta-destra, sui siti, nei circoli d Generazione Italia e su Facebook. C’è chi gli dà coraggio e chi è con lui a prescindere da Montecarlo e ruoli istituzionali disattesi. E c’è chi, addirittura, lo ha incoronato a nuovo eroe del liberalismo (lui che proviene dalla destra fascista!). A mio modesto avviso, comunque, sono molti meno di quanto possa sembrare. Soprattutto dopo il videomessaggio che ha rivelato un Fini debole, titubante, irato e persino ingenuo sull’affare che lo ha visto al centro delle polemiche. Mi chiedo, perciò, se uno così sarebbe davvero in grado di rappresentare il nostro paese e/o addirittura di governarlo. Voi votereste qualcuno che non sa (o dice di non sapere) cosa combina un suo familiare? Molte furono le critiche e le ilarità (forse a ragione) nei confronti di Scajola perché affermò che non sapeva chi gli avesse acquistato casa. Ebbene, a me pare che la situazione sia la medesima. Eppure – a sinistra soprattutto – questa similitudine non la si coglie o si fa finta di non vederla. Perché, come al solito, vien più comodo fare così… per ora.
Ma attendiamo il 29 settembre, quando Berlusconi farà la sua mossa. Sapremo allora quale sarà la strada che Fini sceglierà. Se quella della battaglia a viso aperto con tanto di oneste dimissioni, oppure del logoramento sotterraneo del partito di maggioranza e del suo leader, attuato dallo scranno più alto del Parlamento, o magari quella più sincera e leale di una reale e concreta offerta di collaborazione al PDL, partito nel quale lui è stato eletto e grazie al quale è diventato Presidente della Camera; ruolo che magari abbandonerà per correttezza istituzionale.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

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