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© 2010 Il Jester 03 giugno 2010

Manovra finanziaria: quando i ricchi protestano

Link breve: http://wp.me/pEivy-1LD |   Permalink Categorie: Economia, Giustizia, Politica

Finora eravamo abituati a sentire le minacce della CGIL che, in nome del mondo operaio (più in nome che nei fatti), minacciava (e tuttora minaccia) scioperi a destra e a manca, per i tagli operati dal Governo, per la mancanza del rinnovo dei contratti degli impiegati pubblici, per la pressione fiscale sulle retribuzioni  ecc. ecc. Motivazioni, a dire il vero, più o meno astrattamente giustificabili, se non fosse che spesso, negli anni, e dinanzi ai governi di centrodestra, hanno assunto il vago sapore della mera e pretestuosa opposizione politica che poco aveva a che vedere con la difesa del ceto debole per eccellenza: il proletariato.
Oggi, invece, il Governo non ha toccato gli stipendi e le pensioni per arginare la crisi, ma è andato a colpire i privilegi e quelle retribuzioni che per la loro entità sono viste come inique agli occhi dell’opinione pubblica. Parliamo degli stipendi di parlamentari, manager statali e magistrati, la cui definizione di stipendio è davvero poco opportuna e inadatta, perché chi prende 10-15 mila euro al mese, dirlo salariato è un’offesa all’operaio. In particolare, i magistrati sono coloro che oggi – dinanzi alla prospettiva di una decurtazione del loro “misero” stipendio – sono pronti a scendere in piazza per protestare. Secondo le organizzazioni di rappresentanza, infatti, “partecipare consapevolmente allo sforzo di risanamento richiesto al Paese non significa accettare tagli iniqui alle retribuzioni e un’ulteriore destrutturazione del servizio giustizia.
Capito? Fin quando i tagli non toccano la categoria dei signori giudici e pubblici ministeri, sono incresciosi, ma sono necessari. (avete mai sentito di una protesta dei magistrati perché il Governo taglia gli stipendi degli operai?). Però, se malauguratamente, gli stessi tagli danno la giusta sforbiciata a emolumenti che spesso sono sproporzionati al lavoro effettuato, allora siamo dinanzi a un’ingiustizia iniqua che va fermata anche a costo di inceppare la già inceppata macchina giudiziaria.
Ebbene, personalmente credo che di iniquo oggi ci sia solo il modo con il quale la giustizia viene amministrata da certa magistratura. E’ sufficiente passare un giorno in “pretura” per capire quale sia l’aspetto dominante dell’attività giudiziaria: la lentezza e l’esasperazione del cittadino che sa quando entra nelle grinfie dei Tribunali, ma non sa quando ne esce. “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate“, sarebbe il giusto motto da affiggere alle porte dei tribunali, e non certo la beffarda frase “la giustizia è uguale per tutti“, perché se è vero il detto, è ancor più vero quello che afferma che “la giustizia è uguale per tutti, ma per alcuni è più uguale“.
Eppure, pur di evitare il salasso, i magistrati hanno proposto al governo la loro personale formula magica per risolvere il problema degli sprechi. Infatti, le associazioni di categoria propongono la soppressione dei piccoli Tribunali, delle sezioni distaccate e della metà degli Uffici del Giudice di pace; misure, queste, che consentirebbero di risparmiare decine di milioni di euro.
Tutto vero, tutto interessante, ma – mi domando – a spese di chi? Del cittadino, ovviamente, visto che l’eliminazione dei tribunali distaccati e dei piccoli tribunali di provincia, creerebbe notevole disagio per i centri più disagiati e lontani dalle città; mentre il carico di lavoro dei giudici di pace “superstiti” verrebbe incrementato ulteriormente, con la conseguenza di un peggioramento esponenziale della già scarsa efficienza di questa figura professionale che oggi mostra ancor più di ieri la propria inadeguatezza alla somministrazione della giustizia.
E’ ovvio che una razionalizzazione delle strutture giudiziarie sia necessaria, ma ancora una volta sorge la perplessità: e se il Governo avesse indirizzato i suoi sforzi verso questa direzione? Cosa sarebbe accaduto? Be’, è fin troppo facile da immaginare: mondo civile e giudiziario in allerta. Il Governo vuole demolire la giustizia, sopprimendo le sezioni distaccate di Tribunale e metà dei giudici di pace. Altra protesta, altra rivolta. Altra ingiustizia berlusconiana.
Insomma, leggendo le lagne che provengono un giorno sì e l’altro pure dalla casta, questa maggioranza pare non azzeccarne una. Il che mi suggerisce che forse sta procedendo per la strada giusta, perché in Italia c’è da preoccuparsi solo e se, davanti a una crisi economica come quella attuale, le misure del Governo non agitano alcuna protesta. In tale ipotesi, la possibilità è solo una ed è decisamente dolorosa per il nostro didietro di cittadini…

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