Ma dove è finito l’ex leader di Alleanza Nazionale? Perché, vedete, è probabile che a sedere sullo scranno più alto della Camera sia una sua controfigura… peggio, un ultracorpo tesserato al PD. E del resto, più passa il tempo e più si tende a credere che il baricentro politico di colui che infiammò fino a qualche anno fa i cuori degli anticomunisti e dei destrosi si stia spostando sempre più in pericolose zone di palude, negli acquitrini della sinistra sedicente democratica. Roba da fantascienza, verrebbe da dire. E lo sarebbe stato fino a qualche anno fa. Oggi, dopo i ripetuti interventi del Presidente della Camera, potremmo pure avvicinarci al probabile. Magari poi domani al certo. Chissà!
L’ultima della serie riguarda il testamento biologico. Parto però con una premessa d’obbligo. La posizione superpartes di una figura istituzionale come quella del Presidente della Camera imporrebbe a chi la ricopre di astenersi da giudizi politici sulle decisioni legislative adottate dal quel specifico ramo del parlamento. In altre parole, il ruolo istituzionale richiede solo discorsi e interventi di circostanza, regolati essenzialmente dalla diplomazia politica. Il che significa che il Presidente della Camera non deve assolutamente prendere o propendere per una posizione politica anziché un’altra. Anche quando la decisione dei parlamentari è favorevole alla sua parte politica.
Ebbene, a quanto pare Fini non ha inteso rispettare questo ruolo, e più volte è intervenuto delineando un orientamento politico che i parlamentari avrebbero dovuto assumere nelle decisioni sui provvedimenti legislativi discussi. In verità, fin qui nulla di grave: molte prassi sono state rotte, interrotte e poi riprese in passato. Per cui, non v’è nel comportamento del presidente della Camera nulla di scandaloso. Un tempo – per fare un esempio forte – il Presidente della Repubblica era una soprammobile istituzionale previsto dalla nostra Carta Costituzionale. Oggi invece ha un ruolo più incisivo; e tutto – ricordiamo – fu merito di Cossiga.
Ma tornando a Fini, dicevo che fin quando il nostro presidente della Camera rompe una prassi istituzionale e decide di prendere attivamente parte al dibattito politico, nulla di grave. Del resto, anch’egli è parlamentare e dunque ha tutto il diritto di esprimere la propria opinione… e perché no? Persino di condizionare i suoi colleghi. Altra cosa però è prendere parte al dibattito politico, ponendosi in una posizione diametralmente opposta o comunque in contrasto con la parte politica a cui egli appartiene e nelle file della quale è stato eletto parlamentare. Questo sì che appare strano e rende Gianfranco Fini uno straniero in casa propria.
Ed è in quel preciso istante che nascono i perché. Perché tutto questo? Perché l’ex missino, un tempo definito fascista, poi post-fascista e oggi… boh!, ha iniziato a prendere posizioni politiche scomode nel centrodestra? Che si stia davvero avvicinando alle posizioni della sinistra o del centrosinistra? Che davvero abbia deciso di migrare verso lidi più rossi o rosati, abbandonando il nero e persino l’azzurro?
Non lo credo. Sebbene scherzosamente abbia detto che il Presidente della Camera non sia il vero Gianfranco Fini ma un ultracorpo tesserato al PD, sono certo che questo Fini sia il vero Fini. Solo che ha qualche suo strano piano per mettersi in mostra, per acquisire quella credibilità da leader che possa permettergli fra qualche anno di sostituire Berlusconi, ormai avviatosi al tramonto, anche perché decisamente logorato dagli incessanti attacchi della sinistra nostrana, la quale – ricordiamo – mal digerisce chi, da quindici anni a questa parte, le ha rotto le uova nel paniere e le ha sottratto di mano il potere mediatico e culturale attraverso il quale per decenni ha influenzato e condizionato le classi meno abbienti del nostro paese.
Sì, penso proprio che Gianfranco Fini abbia un suo piano, e questo piano è ben chiaro. Il nostro Presidente della Camera sta lavorando a una politica di immagine. E lo sta facendo sia con la sua naturale parte politica, sia con la sinistra. Con la sua parte politica, il centrodestra, Fini sta definendo in modo marcato la sua posizione su tematiche fondamentali molto sentite e sta prendendo le debite distanze dalla Lega Nord, poiché è chiaramente consapevole che non tutti – a destra – digeriscono la Lega e il suo estremismo; e tutti o quasi – sempre a destra – sognano un partito politico affrancato dal leghismo. Da qui dunque un tentativo di conquista lenta ma inesorabile di quell’elettorato conservatore e laico che concorda con Fini su tutto o quasi. Passando invece alla sinistra, Fini tenta chiaramente non tanto di diventare amico del PD o comunque della sinistra stessa, quanto di non essere suo nemico, e dunque di essere un semplice avversario. E del resto lo dimostrano gli atteggiamenti degli esponenti politici e della stampa avversa: se Berlusconi oggi è percepito dalla sinistra come un nemico da abbattere, da eliminare politicamente, Fini viene invece percepito come un autentico avversario, come un politico con il quale è necessario confrontarsi e del quale bisogna avere massimo rispetto. Un bel cambiamento in quindici anni: non c’è che dire!
Orbene, ora la domanda è inevitabile: darà frutto? Sarà vincente il presunto piano finiano? Oppure Fini rischia di bruciarsi come futuro leader del centrodestra? In verità non ne ho idea. A volte ho persino pensato che Fini e Berlusconi giochino al poliziotto buono e al poliziotto cattivo: Berlusconi fa il poliziotto cattivo, anche con il supporto di Bossi, mentre Fini fa il poliziotto buono. L’obiettivo è sempre quello: fregare la sinistra, renderla inoffensiva politicamente ed elettoralmente. E del resto, nelle file del PD (e non solo), a parte l’esigua area cattolica ereditata per lo più dalla Margherita, impera il laicismo dogmatico. Se il piano di Fini fosse reale e non il semplice parto della mia fantasia, potrebbe anche darsi che il Presidente della Camera stia dando un messaggio chiaro agli elettori non cattolici: a destra non ci sono solo politici condizionati dalle encicliche papali, ma anche politici laici che credono nella laicità dello Stato. Pertanto, se siete laici e non siete di sinistra, non dovete più turarvi il naso e votare comunque a sinistra. Avete una casa anche a destra e io sono il vostro garante.
Ovviamente – come ho detto – le mie potrebbero essere semplici ed effimere fantasie, ma mi piace pensare che uno degli uomini che ha contribuito a cambiare il volto della politica italiana, sdoganando la destra e rendendola forza di governo, non stia facendo un cammino politico che rischia di assumere ogni giorno di più il vago sapore del voltagabbana. Non mi pare da Fini, certo, ma in politica, come in amore, non ci sono regole, e non vedo perchè uno come lui dovrebbe costituire l’eccezione…
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