Pareva che l’odio e l’avversione nei confronti del presidente del Consiglio, si fossero un poco attenuati. Pareva che il tragico fatto avesse un po’ fatto riflettere coloro che in questi mesi hanno dipinto il premier come il peggiore dei criminali italiani, dandogli del mafioso, del corruttore di minorenni, del puttaniere e così via, e invece ci siamo sbagliati. Dalla comunità di sinistra, dopo la solidarietà di facciata (o di convenienza) dei suoi esponenti politici, arrivano nuove bordate, peggiori peraltro delle precedenti perché vanno a infierire sull’attacco portato da Tartaglia. Già, perché, a quanto pare, i complottisti della domenica ora iniziano a diffondere sul web un’ipotesi tanto fantascientifica quanto stramba: il Duomo in faccia al premier? Solo una finzione, una montatura… un’idea “geniale” del presidente del Consiglio per far risalire i consensi nei sondaggi.
Ovviamente assurdità che fanno perno su dettagli estratti dai video che hanno ripreso l’attacco e i momenti successivi. Il sangue, per esempio, prima non c’era e poi c’è. Che magia è questa? Oppure, il sangue è falso, oppure ancora i tagli non sono sempre al posto giusto… ecc. ecc. ecc.
Fantascienza da serie C, basata sulla non rassegnazione di chi, in un modo o nell’altro, non accetta certi eventi come il culmine di una campagna denigratoria e delegittimante di un politico che – ripeto – ha ottenuto democraticamente la maggioranza dei voti per governare e che per questo deve essere rispettato, al di là della propria opinione politica, che può essere anche di dissenso, ma non certo di odio.
Di fatto, invece, è proprio l’astio estremo che muove alcune idee, che induce taluni – appiattiti su certa informazione mistificata, mistificante e figlia di un non meglio precisato interesse politico ed economico – a pensare nel solito modo e ad agire di conseguenza. Perché è chiaro che se si batte sempre sul noto giudizio del Berlusconi mafioso, corruttore e pedofilo, prima o poi qualcuno pensa che sia venuto il momento di toglierlo di mezzo e di ergersi a eroe della patria oppressa dal dittatore. Sul punto non ci piove. Come non piove sull’idea che chi invece lo difende o ha un pensiero differente rispetto alla massa politicamente corretta e orientata a sinistra, sia solo un mezzo ignorante che non capisce nulla e che si è lasciato lobotomizzare dall’informazione berlusconiana.
In ogni caso, la campagna di avversione contro il premier non è purtroppo finita con il Duomo in faccia. Continua. E continua sul web con questa stramba storia del complottismo e della presunta (quanto infondata) falsità delle ferite (in tal caso, di mezzo ci sarebbero anche i medici del San Raffaele che hanno curato Berlusconi), e continua in Parlamento con gli slanci di Di Pietro (ulteriormente rafforzato dai tentennamenti del PD) e con il neo antiberlusconismo di Casini, che pur di ottenere qualche poltroncina per il suo partito è disposto a sposarsi Bersani e lo stesso Di Pietro che un tempo affondò la sua amata Balena Bianca a colpi di manette e mandati di cattura. In tal senso è proprio vero il detto che afferma “chi disprezza compra”, sebbene si possa comprendere: se comprare significa ottenere un po’ di potere in qualche regione, il disprezzo - parafrasando – vale la candela.
Certo, adesso si parla di inciucio, che D’Alema più elegantemente chiama “compromesso che può essere utile per il paese“, e che dovrebbe portare – per l’ennesima volta – la nostra democrazia verso le grandi riforme: quelle – per intenderci – che dovrebbero ristabilire un equilibrio tra giustizia e politica e che dovrebbero permettere un rilancio dell’Italia come grande democrazia europea e mondiale. Ma è chiaro che questo “compromesso” dovrebbe tramutarsi in fatti concreti, e sappiamo bene tutti che la sinistra a parole costruisce palazzi, nei fatti neanche capanne di canna. Non è pertanto da escludere il solito “niente di fatto”, visto che D’Alema comunque stoppa sulle cosidette “leggine a favore del premier”, quasi che una legge che accorcia i tempi del processo sia una leggina pro Berlusconi. Evidentemente l’ex presidente del Consiglio ha dimenticato le tonnellate di sentenze della Corte Europea che ha condannato l’Italia per i lunghi tempi della giustizia. Ma ammesso che l’esponente PD si riferisse al legittimo impedimento, dobbiamo ricordargli che la sentenza che ha cancellato il lodo Alfano, giustifica i rinvii dei processi in cui il premier è parte, quando questi non può parteciparvi per impegni politici. Con il legittimo impedimento pertanto si è semplicemente normativizzato quanto ipotizzato dalla Consulta.
D’altra parte, dando per volontà certa la volontà del PD (o comunque della sua maggioranza) di addivenire a un compromesso che avvii una lunga fase riformatrice, l’ostacolo più grosso alla sua effettiva realizzazione è comunque l’avversione che continua a serpeggiare fra il popolo minoritario di sinistra. Un’avversione alimentata dagli estremismi giacobini di Di Pietro e sostenuta dall’informazione mistificata antiberlusconiana che in questi giorni non si è fermata e ha continuato a macinare montagne di spazzatura contro il presidente del Consiglio pur di delegittimarlo. E’ chiaro che in questo clima – nonostante gli inviti di Napolitano ad abbassare i toni e il costante lavorio delle colombe di entrambi gli schieramenti – anche la volontà più ferma potrebbe vacillare, soprattutto sotto il fuoco amico di alcuni esponenti PD più vicini al giustizialismo dipietrista, dal quale Bersani e D’Alema dovrebbero ben guardarsi.
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