La strage di Bologna è sempre stata considerata una strage di matrice fascista. Magari con il complotto dei servizi segreti deviati e della ormai arcinota P2. Una storia questa che è assodata come verità, visto che i colpevoli sono stati arrestati e condannati, benché sempre proclamatisi innocenti. Una storia che pareva di fatto chiusa, tanto che a sinistra si celebra la strage come una pagina nera (in tutti i sensi) della storia recente italiana, e come una commemorazione tipicamente rossa contro il tentativo di riportare in Italia chissà quale fascismo. Ecco però che oggi emerge una verità alternativa che lascia davvero perplessi. La strage di Bologna non è in realtà figlia del terrorismo nero, quanto di quello palestinese. Un’ipotesi suggestiva, ma che – a quanto pare – ha dei riscontri positivi.
Il documento che proverebbe un collegamento tra la strage di Bologna e i palestinesi è di Giovanni Senzani (ex brigatista rosso), il quale apprese l’informazione da Abu Ijad, personaggio dell’organizzazione palestinese, capo dell’intelligence, membro di Settembre Nero, responsabile della strage alle Olimpiadi di Monaco e di una serie infinita di azioni militari. Secondo lo scritto, l’Unione Sovietica intendeva contrastare in quegli anni lì (si parla degli anni settanta e gli inizi degli ottanta) le politiche di Francia e Germania in Medioriente. Pertanto – si legge nello scritto – “gli ultimi attentati in Europa (Sinagoga- BO e Trieste) possono essere letti in questa chiave internazionale“.
Orbene, è pressoché indubbio che la sigla “BO” faccia riferimento a Bologna, mentre quando si parla di Trieste ci si riferisce all’attentato all’oleodotto sul quale ben poche furono le indagini, essendo stata liquidata l’azione terroristica come di chiara natura neofascista. E per quanto riguarda la “Sinagoga”, è quasi certo che trattasi dell’attentato alla sinagoga di Parigi del 3 ottobre 1980. Insomma, da quanto emerge dallo scritto trovato in tasca di Senzani, la storia dei fatti tragici recenti italiani potrebbe davvero cambiare. Forse – e dico forse – la matrice neofascista non c’entra. Forse la verità sulla strage di Bologna deve essere ricercata nel campo avverso, o comunque in una sorta di join venture tra BR e terrorismo palestinese, in un contesto internazionale davvero complesso e in un periodo storico nel quale l’Italia aveva diverse sensibilità nei confronti della causa palestinese e viveva in casa propria il flagello delle falangi armate del brigatismo comunista.
Certo è che se magari prima o poi emergerà qualche nuova verità scomoda sulla strage di Bologna, i nostri amici sinistri che oggi celebrano questo triste evento come il summa delle atrocità neofasciste degli anni di piombo, dovranno rivedere un po’ le loro posizioni. Ma è quasi probabile che l’ipotesi che fuoriesce dallo scritto di Senzani verrà respinta con sdegno da coloro i quali oggi accolgono la storia come un dogma. Ormai quella di Bologna è una strage neofascista con complotti di P2 e servizi segreti deviati. E’ difficile, a distanza di trent’anni, immaginare una verità diversa, peraltro completamente opposta (da un punto di vista ideologico) rispetto a quella che ci hanno sempre insegnato e propagandato.
Quel che è certo è che personalmente non so quale delle verità proposte o assodate in un processo sia quella giusta. Da una parte abbiamo dei condannati per la strage di Bologna, dall’altra abbiamo queste ipotesi con un inequivocabile riscontro documentale. Quale che sia la verità, spetterà alla magistratura scoprirlo. Ma dubito che ciò accadrà tanto presto. Intanto, ricordiamo quei morti innocenti, che nulla c’entravano con fascisti, brigatisti, comunisti e terrorismo palestinese, e che però – per essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato – hanno pagato con la loro vita l’idiozia ideologica di questi criminali, chiunque essi siano…
Fonte: Il Tempo.










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