E in principio furono Durban e Durban 2. Ricordate? I paesi del mondo, e i particolare i paesi arabi, che si riuniscono per parlare di pace e progresso, ma lo fanno attaccando (ferocemente) Israele, come se fosse il male mondiale, mentre le Torri Gemelle e gli attentati a Madrid e Londra sarebbero stati solo piccoli dettagli, incidenti di percorso di un mondo islamico che non tollera la diversità culturale e religiosa. Ricordate il “grande” discorso di Ahmadinejad a Durban 2 di qualche mese fa? Un vergognoso attacco contro Israele, l’unico paese democratico in medioriente, a differenza di quello che lui rappresenta, il quale – negli ultimi mesi – è stato piuttosto occupato a reprimere con inaudita violenza l’opposizione politica che ha urlato ai brogli elettorali; quei brogli che hanno visto vittorioso proprio lui, Ahmadinejad.
Ebbene, a quanto pare l’ONU ci riprova a piazzare uomini anti-Israele nei punti chiave della sua organizzazione. Così ecco che tocca a questo semisconosciuto signore egiziano chiamato Farouk Hosni, un tempo – fino al 1987 – ministro della cultura sotto il governo moderato di Mubarak. Un signore che si è sempre occupato di arte e letteratura, ma con un difetto… anzi, un grande difetto: detestava la cultura israeliana. Dico detestava, perché da qualche mesetto pare amarla. Forse perché ha subodorato la candidatura alla direzione della più grande organizzazione mondiale che tutela il patrimonio culturale umano: l’Unesco? Chissà! Quel che è certo, è che da maggio, il signor Hosni, settantunenne, si è scoperto “ammiratore” degli scrittori israeliani, ha promesso la loro traduzione in Egitto (sebbene non direttamente dall’ebraico, ma da una lingua occidentale, per non entrare in contatto con gli editori ebrei), ha promesso persino la ristrutturazione della sinagoga di Il Cairo, e ha promesso – guardate un po’! – l’istituzione di un museo di storia ebraica, a condizione però che gli israeliani la smettano di commettere atrocità a Gaza (quasi che difendersi dagli attacchi terroristici di Hamas costituisca un’atrocità!).
Ma prima? Prima di maggio 2009? Chi era Hosni? Be’, possiamo affermare che prima di questa data o comunque prima che questo signore apprendesse la simpatica candidatura alla massima rappresentanza mondiale della cultura, detestava Israele, detestava la cultura israeliana e addirittura affermò che se lui avesse scoperto che nelle biblioteche egiziane ci sono dei libri ebrei, be’… li avrebbe bruciati personalmente. Non solo! Fu sua la direttiva che stabilì il divieto assoluto di pubblicare in Egitto libri ebrei o comunque di autori israeliani. Questo ovviamente per “tutelare” e “promuovere” la cultura che – almeno in teoria – dovrebbe superare barriere ideologiche e religiose altrimenti insuperabili.
Ma il delirio censorio di Hosni non si è fermato a Israele e agli israeliani: nel suo modo distorto di concepire la cultura, quando era ministro vietò, censurò ed eliminò altre piccole opere d’arte, per lo più giustificati dal fatto che erano state create, composte e diffuse sotto l’influenza del “sionismo”. Il divieto, per esempio, si abbatté su Lolita di Nabokov, su L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, sul Codice da Vinci di Dan Brown (per l’evidente profilo “sionista”), sul Saggio su Maometto di Maxime Rodinson, sulle poesie medievali dell’arabo Abu Nuwas (giudicate nel 2001 “troppo sensuali”). Addirittura, Hosni chiese a suo tempo l’espulsione del premio Nobel Naguib Mahfuz dall’Unione degli scrittori egiziani perché “colpevole” – ricorda Giulio Meotti sul Foglio – di aver visto tradotte alcune sue opere in Israele e per questo bollato come un “apostata” dai fanatici fondamentalisti. Ancora, Hosni vietò Schlinder’s List (giudicato violento) e molti film israeliani, poiché ciò avrebbe comportato un’ammissione di normalizzazione dei rapporti tra Egitto e Israele! Infine, tanto per promuovere la “cultura” nel proprio paese, l’ex ministro egiziano, oggi candidato alla direzione dell’UNESCO, promosse e contribuì a diffondere a mezzo stampa e a mezzo tv il celeberrimo falso “I Protocolli dei Savi anziani di Sion“, in nome del quale – negli anni ’30 – era stata avviata la persecuzione e il genocidio degli ebrei da parte dei nazisti.
Un vero “promotore” della pace questo Farouk Hosni (non è vero?), il quale – tanto per farci ancor più del male – ha spesso giustificato il proprio delirio censorio sulla sua netta opposizione a una qualsivoglia normalizzazione dei rapporti tra Egitto e Israele. Si potrebbe perciò affermare – con buona pace dei benpensanti che lo vogliono a capo dell’UNESCO – che lui pare proprio essere la persona più “adatta” a rappresentare la cultura umana nel mondo e a tutelarne il patrimonio anche attraverso la tolleranza, la pace e lo scambio culturale tra i popoli!
E’ chiaro a questo punto (e non vi è ombra di dubbio) che l’ONU o sta impazzendo, oppure la Terra lentamente si sta trasformando in una sorta di Terrabia (mutuato da Eurabia di Fallaci), visto che nell’organizzazione mondiale trovano sempre più spazio soggetti che non nascondono la propria intolleranza e il proprio odio nei confronti dell’occidente (condizionato, a loro dire, dal sionismo) e del paese ebraico (culla di questo sionismo, come i Savi di Sion “insegnano”).
Ma giustappunto: andiamo a vedere cosa ne pensano i servi del sionismo come l’Europa, l’Italia e gli USA. E cosa ne pensano invece i Paesi Arabi e Israele.
La sede dell’UNESCO è a Parigi, e dunque la Francia è la prima a essere interessata alla candidatura. Be’, possiamo affermare che Sarkozy pare non aver posto ostacoli rilevanti alla (futura) presidenza di Hosni. In altre parole, la Francia ha dichiarato la propria neutralità. La Germania è invece orientata a sostenere la candidatura dell’uomo di Mubarak, mentre gli Stati Uniti stanno sul chi va là: Obama era deciso a sostenere la candidatura del brasiliano Marcio Barbosa, ma potrebbe anche darsi che in un’ottica di rinnovata amicizia con l’Egitto decida poi di non opporsi alla candidatura di Hosni. I paesi arabi chiaramente sono a favore della candidatura di un loro rappresentante culturale tanto da diffenderne le posizioni. Israele, infine, la più interessata alla faccenda, sembrerebbe costretta a non opporsi per via degli accordi tutt’ora segreti tra Mubarak e Netanyahu, siglati a Sharm el-Sheikh. Dopo quest’incontro, infatti, stranamente Israele pare abbia deciso di ritirare le proprie riserve sulla candidatura di Hosni; probabilmente per non incrinare i rapporti con l’Egitto, l’unico paese con il quale Israele ha rapporti non eccessivamente conflittuali. E questo malgrado molti accademici ed esponenti del mondo della cultura ebraica e israeliana si stiano mobilitando per indurre il governo a non cedere su una questione che appare davvero delicata per il futuro della cultura ebraica nel mondo.
Infine, l’Italia. Ufficialmente il nostro paese ha mantenuto la posizione espressa dal Governo Prodi di non opporsi alla candidatura di Hosni. Ricordiamo infatti che fu proprio questo governo, tramite il proprio viceministro agli esteri Ugo Intini, a proporre fra i primi la candidatura dell’ex ministro della cultura egiziana alla guida dell’organizzazione. Il che la dice lunga sull’affidabilità della nostra sinistra, buonista e retorica sulla questione mediorientale. Berlusconi, d’altra parte, non si è ancora pronunciato, mentre una protesta bipartisan (eh sì!, proprio bipartisan!) pare agitare i parlamentari guidati da Fiamma Nirenstein (PDL), decisi a chiedere al governo Berlusconi di opporsi ufficialmente alla candidatura dell’accademico egiziano. Il che sarebbe davvero opportuno.










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