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L’Italia dei governicchi e la democrazia stuprata…

30 settembre 2010 | Politica | Permalink

Le vergognose parole di Di Pietro fanno davvero impressione; il suo stesso intervento, la sua stessa libertà di parola, nel giorno del “B-Day” dimostrano al mondo e all’Italia che l’unica stupro che si può fare alla democrazia è quella di volgarizzarla come ha fatto Antonio Di Pietro, non solo trattando in modo irriguardoso la figura del Presidente del Consiglio, ma addirittura suggerendo azioni e qualifiche da pubblico ministero di terza categoria che pensa ancora di essere in un tribunale monocratico ad accusare qualche malcapitato rubapolli. Parole che non sono giustificabili in alcun modo, nemmeno con la dialettica maggioranza-opposizione. Perché è difficile ricondurre nell’alveo del democratico confronto parole come “Lei è un pregiudicato illusionista“, “Berlusconi si è presentato per quel che è, un serpente a sonagli…” o come appunto “uno supratore della democrazia” (Corriere.it). Parole inqualificabili per un deputato della repubblica, ma come al solito – da noi – all’opposizione volgare e farlocca le si perdona tutto e si legittima una illegittimazione operata contro la volontà popolare.
Ciò detto, lo vergognosa pagina delle nostre traballanti istituzioni, non è solo rappresentata dalle inqualificabili  e squalificanti parole di Di Pietro, che dovrebbe dedicarsi all’agricoltura, piuttosto che fare il deputato, bensì pure dalla intollerabile campagna finiana, la quale oggi si prende la responsabilità di quanto accadrà nei prossimi mesi. I cittadini e gli elettori intelligenti sanno bene che la colpa è di Fini se il governo e la maggioranza naufragheranno nei dispettucci dei suoi seguaci. Mille infatti sono le ragioni per le quali è lui l’unico responsabile dello stato attuale della maggioranza che lo ha portato – e questo bisogna sottolinearlo – su quello scranno, dal quale poi ha sparato sopra il partito che gli ha dato fiducia, e che in un ultimo lo ha portato a sconfessare eletti ed elettori che hanno sempre creduto nella sua persona e che invero ha tradito con la disinvoltura di un cinico calcolatore della vecchia politica da prima repubblica.
Certo, ieri ha consegnato la fiducia al Premier, ma per quale finalità? Per quale scopo? Con quale obiettivo? Se davvero intende fare un partito, senza mollare la presa sulla poltrona della Camera, allora è chiara la strategia: logorare, demolire e abbattere dall’interno il partito da lui stesso fondato e che in questi mesi ha ripudiato, nonostante vada a dire che è stato cacciato. Ma dov’è che è stato cacciato? Non si può parlare di cacciata, visto il suo “programma” politico, assolutamente incompatibile con quello del PDL. E’ un po’ come se trent’anni fa, uno come Berlinguer – tanto per fare il nome di un comunista famoso – a un certo punto avesse iniziato a sostenere che il capitale è il futuro del paese, che il liberismo è la giusta formula economica del progresso ecc. E che per queste sue parole, fosse stato allontanato dal PCI. Secondo voi, sarebbe stato solo un banale dissenso interno giustificabile con la democrazia delle idee (molto dubbia nel PCI), oppure un vero e proprio radicale cambiamento della filosofia politica  di fondo che lo avrebbe posto automaticamente fuori dal proprio partito? La risposta appare chiara, e con Fini il risultato è il medesimo.
Che non ce la meni dunque con il vittimismo della cacciata fuori dal partito, visto che è lui che si è messo di traverso al PDL e non il contrario. Il Popolo delle Libertà lo considerava un leader, la speranza per il futuro unito di tutti i moderati italiani, e invece – tanto per riprendere le parole del Premier e appiccicarle al Presidente della Camera – ha lavorato per disunire e non per unire. E il risultato ieri si è visto. Una fiducia data, ma quasi condizionata, o comunque attribuita per forza, per prolungare la legislatura quel tanto che basta per permettere a lui e ai suoi amici di rafforzare il proprio microcespuglio di pseudo-destra e nel contempo tentare di demolire il PDL, in un gioco perverso che ripropone a distanza di decenni la vecchia logica della Prima Repubblica. Se c’è qualcuno oggi che rappresenta quella vecchia logica, sicuramente questi è Fini, più che Di Pietro, più che Bersani, più che molti stessi esponenti di maggioranza e opposizione.
Ma di questo – bisogna darne atto con franchezza – dobbiamo anche dire grazie allo stesso Berlusconi. Un premier davvero premier, ieri avrebbe forse dato lo scacco matto a questa politica farlocca, a queste istituzioni che non riescono – per come sono state ingegnate e costruite da un trittico ideologico pavido nel lontano 1948 – a esprimere un governo e una maggioranza coesa e forte. Un premier davvero premier (alle De Gaulle per intenderci), vista l’aria che tirava, viste le dichiarazioni di sufficienza e visti i vergognosi attacchi dell’opposizione, capace solo di criticare e sentenziare senza avere uno straccio di merito nel progresso di questo paese, avrebbe rassegnato salutari dimissioni e avrebbe rimandato al popolo la decisione di chi ci avrebbe dovuto governare. Ma la pavidità, ieri – ammettiamolo! – è stata anche sua, malgrado giustificata da una oggettiva valutazione: le istituzioni italiane avrebbero “sanato” se stesse proponendo attraverso il noto gioco di prestigio istituzionale permesso dalla nostra Costituzione, una maggioranza diversa rispetto a quella uscita dalle urne del 2008, riportandoci così indietro di decenni (come del resto desidera la sinistra) con governicchi istituzionali, non scelti dal popolo ma dagli ingessati della politica, che si muovono su binari diversi rispetto a quelli popolari.
Il risultato di tutto ciò è l’incertezza, tipica della politica italiana e delle nostre istituzioni. Da oggi si naviga a vista e si calca una terra politica piena di insidie, dove i più pericolosi sono gli amici o i presunti tali, anziché i nemici. Da una parte i finiani interessosi e interessati, disposti a fare le alleanze con il diavolo pur di demolire e logorare la maggioranza di cui si vantano di far parte, ma che hanno già abbattuto a suon di sconfessioni e azioni politiche completamente fuori dall’ideale di destra e da un qualsivoglia progetto politico comune; dall’altra una Lega irrequieta  e inaffidabile, la quale – nonostante le manifestazioni di lealtà di facciata – insiste con comportamenti che si pongono fuori dalla logica di un partito di governo, per qualificarsi come comportamenti di piccolo partito da lotta di provincia, capace solo di curare il proprio orticello e non l’intero giardino (che potrebbe pure andare alla malora). In questo stato di cose, il PDL rischia davvero di perdere la partita odierna e quella futura elettorale, a vantaggio della destra farlocca finiana e della sinistra che non ha né capo né coda, ma che sa bene come creare un’aria di illegittimità intorno alle scelte elettorali che non gradisce…

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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