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L’Italia degli assassini fantasma

22 dicembre 2009 | Giustizia | Permalink
Dinanzi ai più atroci delitti, gli unici indiziati si dichiarano sempre innocenti, e allora sorge il dubbio: chi compie certi omicidi?

In Italia i delitti insoluti sono davvero tanti… anzi tantissimi. Un po’ perché – a dispetto di quanto dicono i giallisti di tutti i tempi – il delitto perfetto esiste eccome, e un po’ perché di Sherlock Holmes ancora non ne sono nati; per ora l’unico rimane quello sbucato dalla penna di Conan Doyle. 
In verità, non che fra le due ipotesi poi non ci sia un minimo di rapporto. Il delitto perfetto infatti non fa riferimento solo al delitto compiuto con magistrale perfezione tanto che ogni pista imbucata dagli investigatori conduce inevitabilmente a un vicolo cieco, ma anche a quel delitto – che pur imperfetto – non porta mai a scoprirne l’autore perché ancor più imperfetti sono gli investigatori che se ne occupano. Perciò, in entrambi i casi siamo davanti a una giustizia negata a coloro che sono state vittime e ai familiari delle stesse.
E’ il caso del giallo di Garlasco che probabilmente una signora attempata e sveglia come Jessica Fletcher avrebbe risolto in due giorni e senza l’aiuto dei RIS, ed è il caso dell’omicidio di Meredith Kercher, uno stuzzichino per gente del calibro di Poirot. Eppure, né l’uno né l’altro oggi hanno dei colpevoli certi o li hanno affatto. L’assassinio di Chiara Poggi, per esempio, è ancora avvolto nel mistero: sappiamo tutti – e ne ho parlato anche in questo blog – che Alberto Stasi è stato assolto per “insufficienza di prove”, una formula – questa – dubitativa che lascia delle ombre sull’innocenza del ragazzo, soprattutto alla luce delle accuse di pedopornografia delle quali dovrà ora rispondere a marzo dinanzi al medesimo GUP che l’ha dichiarato assolto per l’omicidio della fidanzata. Una formula dubitativa (benché l’assoluzione in Italia sia sempre piena) che ha lasciato l’amaro in bocca in casa Poggi. Non a caso, la mamma della ragazza al settimanale ‘Oggi’ dichiara: “Se ci avessero detto che non era stato Alberto, se lo avessero assolto senza l’ombra del dubbio, forse ci sentiremmo più sollevati anche noi. Ma con questa sentenza per noi nulla cambia: il responsabile resta lui.” (Fonte: Il Giornale).
E che dire della povera Meredith? La ragazza inglese uccisa nella casa di Perugia. Per il suo assassinio gli inquirenti hanno identificato tre responsabili: Rudy Guede, Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Il primo condannato in primo grado a 30 anni, e nel grado successivo a 16. I secondi invece condannati in primo grado a 26 e 25 anni di carcere, in attesa del giudizio d’appello. A sentire le loro dichiarazioni, sono tutti innocenti. Nessuno di loro tre ha assassinato Meredith. Quella sera non sarebbero stati in casa o giù di lì.
In altre parole, tutti innocenti: innocente Stasi (assolto effettivamente dal giudice), innocenti Amanda, Sollecito e Guede (i quali invece sono stati ritenuti colpevoli). Sia Chiara che Meredith sono state assassinate dai fantasmi, da gente senza volto… forse dagli extraterrestri o da qualche organizzazione segreta. 
Un bell’inghippo per gli inquirenti che non sono – per nostra sfortuna – né Poirot, né Jessica Fletcher, e nemmeno Sherlock Holmes o Miss Marple. Smascherare gli autori di questi delitti e quelli di altri ancora insoluti (si pensi all’uccisione di Simonetta Cesaroni o di Emanuela Orlandi) per loro non è un gioco da ragazzi; non c’è uno scrittore geniale che, dietro le quinte, costruisce un meccanismo ben oliato e attribuisce loro un’intelligenza straordinaria; non c’è il lieto fine obbligatorio; e non c’è soprattutto l’assassino che confessa appena smascherato, magari grazie solo a un impianto indiziario che in Tribunale non reggerebbe neanche due minuti.
Non c’è nulla di tutto questo, e il giudice non può far altro che arrendersi, quando gli elementi non sono sufficienti ad acclarare la colpevolezza o la piena innocenza dell’imputato. Perché non dobbiamo pure dimenticare che dietro delitti insoluti spesso può nascondersi il dramma di un innocente… di chi magari viene additato come il presunto responsabile e poi viene riconosciuto innocente. E’ chiaro che questa eventualità (orribile) non è che l’eccezione che conferma la regola: l’approssimazione delle indagini, il pressapochismo che spesso si nasconde dietro un’attività inquisitoria più volta a confermare teoremi che a ricercare la verità, porta infatti alle peggiori storture della giustizia, cosiché gli innocenti vanno in galera e i colpevoli rimangono liberi.
Qualcuno, leggendo questo post, potrebbe pensare che io stia facendo un banale discorso giustizialista. In verità così non è. Non si tratta di giustizialismo, il quale – ricordo – è solo una stortura del senso di giustizia; ed è una stortura perché contempla solo la presunzione di colpevolezza, anziché quella di innocenza, come invece sancisce la nostra Costituzione. Trattasi piuttosto di esigenza di maggiore accortezza nella ricerca della verità dinanzi a certi fatti drammatici. Trattasi della richiesta di una maggiore professionalità nell’accertamento degli eventi delittuosi, perché la giustizia non ha bisogno di Poirot o Sherlock Holmes per svelare gli assassini, ma di persone preparate e ragionevoli.

 

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

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