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L’ira di Tremonti sulle banche per i Bond rifiutati

30 settembre 2009 | Economia, Politica | Permalink
Gli ultimi no alle obbligazioni del Governo arrivano da due illustri istituti italiani: Banca Intesa e Unicredit

Giulio TremontiSecondo Giulio, alle banche interessa solo fare i soldi con la finanza. La crisi economica è fuori dal loro mondo. Ecco perché non hanno interesse a sottoscrivere i Bond dello Stato, attraverso i quali – ricordiamo – dovrebbe essere più semplice per gli istituti di credito erogare finanziamenti alle imprese in crisi visto che tali finanziamenti vengono “garantiti” dallo Stato stesso.
Ma a quanto pare, le banche hanno altri obiettivi che non coincidono con quelli della ripresa dalla crisi economica. Anzi, per un certo verso per loro – almeno per quelle italiane – crisi non c’è mai stata. I mutui hanno tassi alle stelle, mentre i saggi di interesse a favore del risparmiatore sono praticamente da fame. Le difficoltà e la burocrazia bancaria che si incontrano prima di ottenere un prestito, poi, fanno il resto. Ecco che allora le banche ci guadagnano sempre. Investono nella finanza i soldi dei risparmiatori, magari in titoli rischiosi. Incassano premi, interessi e dividendi, e incamerano, ma non scuciono. Che si arrangino le imprese in crisi; che si rivolgano agli strozzini oppure alle banche stesse a tasso quasi d’usura.
A ragione Tremonti ritiene che il rifiuto (l’ultimo di Unicredit e Intesa) non costituisca uno sgarbo contro il Governo, e dunque un rifiuto politico, quanto uno sgarbo alle imprese che hanno bisogno di finanziamenti in questo periodo di depressione, per arginare la crisi e salvaguardare i propri posti di lavoro. Ma non solo, il Divo Giulio incalza e afferma: “fare soldi con la finanza son capaci tutti. Se le banche continuano a fare i soldi con la finanza – ha proseguito – si prepara la prossima crisi. Pensate che sia giusto che il mondo sia governato dai banchieri?
E come dargli torto? La grave crisi mondiale è stata causata soprattutto da certi sconsiderati comportamenti del settore bancario internazionale, e in particolare di quello statunitense. Pertanto, se oggi molti milioni di posti di lavoro sono andati in fumo, decine di migliaia di aziende sono fallite, è perché i loro risparmi sono stati bruciati, dalle stesse società di investimento e dalle banche, nei cosidetti titoli mortali e altamente rischiosi. Da ciò ne consegue che una ripresa del vecchio andazzo comporterà una nuova crisi mondiale.
D’altro canto, il Ministro dell’economia afferma che l’Europa dà ragione al Governo, mentre respinge le “scuse” delle banche al rifiuto dei Bond, secondo le quali gli altri governi europei hanno già erogato finanziamenti. Cosa affatto vera, sostiene il Ministro, il quale peraltro aveva già avuto modo di sottolineare che le banche italiane si sono salvate dalla crisi non perché non parlano inglese, ma perché hanno usufruito di altissime commissioni bancarie, così come dimostra uno studio della Commissione Europea. Affermazione questa duramente contestata dall’ABI.
Sia quel che sia, quello che è certo, è che in Italia il credito è ostaggio di interessi ben più grandi della soluzione di una grave crisi economica. Manca la fiducia delle banche nei confronti del cittadino. Manca la capacità di investire nelle attività reali, mentre è stata supervalutata la rendita basata sulla finanza virtuale. E’ questo il motivo per il quale in Italia e nel mondo, la crisi economica è indissolubilmente legata alla crisi nel settore bancario. E se l’Italia sul punto si salva, non è certo merito dell’iperattivismo e della robustezza della nostra economia, quando del fatto che le banche hanno le braccine corte… che è peggio.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

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