Solo di qualche miliardo di dollari. Per essere precisi, nel secondo trimestre, 1.336,9 miliardi di dollari cinesi contro 1.288,3 miliardi di dollari giapponesi. Il Giappone è ancora in testa per quanto riguarda il dato annuo, ma è solo questione di tempo e la Cina comunista nell’anima ma supercapitalista nel portafoglio decreterà la sua vittoria sul liberale Giappone e inizierà a tallonare gli USA, ancora sono al primo posto per PIL prodotto.
Un risultato impressionante che parte all’incirca dieci anni fa, quando l’economia cinese iniziò a crescere a ritmi vorticosi e la produzione del comunismo più grande del mondo cominciò a “inquinare” le economie di mezzo mondo con beni di scarsa qualità, ma dal prezzo incredibilmente accessibile, prodotti chissà dove e chissà come, e chissà a quale prezzo umano; prodotti capaci di fare una feroce concorrenza ai beni nostrani, uccidendo peraltro il tessuto economico di molte economie più deboli, compresa quella italiana: il mondo della produzione terzista nel nostro paese è ormai praticamente scomparso grazie soprattutto ai cinesi. Perché è bene dire che per la Cina non importa la qualità, importa la quantità, e i cinesi sono bravi nel produrre ingenti quantità di beni di consumo, copiandoli e rivendendoli nei mercati esteri attraverso i canali della grande distribuzione e dei negozi a mandorla che ormai infestano – almeno qui in Italia – ogni paese e città. Per non parlare dei semilavorati per le produzioni. Le aziende di mezzo mondo oggigiorno si servono dei prodotti cinesi per confezionare i loro e mandano al diavolo aziende storiche che solitamente si occupavano dell’incombente, decretandone il fallimento e creando di fatto sacche di disoccupazione allarmanti.
Lascia perplessi e fa paura questa incredibile crescita cinese. Non è sicuramente una crescita normale. Un paese che fino a ieri era tendenzialmente agricolo e rurale, povero e arretrato, e che oggi, improvvisamente, diventa una potenza economica che insidia persino il primato USA, è un paese che fa paura. La sua crescita non rispetta i tempi (troppo veloci) e non rispetta il contesto sociale nel quale un’economia di mercato si sviluppa in modo sano e coerente: quello di una democrazia liberale. La Cina è – sappiamo – una dittatura comunista fra le più illiberali del mondo. E questo stride in modo allarmante rispetto alla sua economia rampante di stampo capitalistico. Il che lascia molti dubbi sulla onestà del capitalismo cinese, che per certi versi assomiglia moltissimo al capitalismo europeo e americano dell’ottocento: feroce, selvaggio, scarsamente etico e scarsamente rispettoso dei diritti umani. Con una variante fondamentale e determinante. Il capitalismo cinese è controllato da un regime che ha sposato la parte peggiore del marxismo-leninismo: il controllo dei mezzi di informazione, il controllo di molti mezzi di produzione strategici, la repressione dei diritti umani, la repressione di qualsiasi dissenso, e un disegno politico, dietro il rampantismo economico, che non mira semplicemente a conquistare la leadership economica del pianeta, ma anche quella politica.
E’ noto che dietro ogni potenza economica si cela una potenza politica. Se poi questa potenza politica è un regime comunista che non ha riguardo per la libertà delle persone, per i loro diritti fondamentali e per la democrazia, be’ allora non è in pericolo solo il popolo cinese, già oppresso quotidianamente da un regime feroce, ma l’intera popolazione mondiale, la quale, attraverso i propri governi soggiogati e piegati dalla potenza economica cinese, potrebbero derogare o sorvolare su alcuni aspetti democratici propri o interni alla Cina. Pensiamo per un attimo a un creditore al quale il debitore deve dei soldi. Pensiamo all’ipotesi in cui il debitore anzidetto non sia sufficientemente ricco da restituire in una sola volta il debito contratto, perché il suo lavoro non basta per soddisfare il credito e contemporaneamente sfamare se stesso e la sua famiglia. E’ chiaro che in questa situazione, il debitore si troverà soggiogato e condizionato dal creditore, il quale potrà fare il bello, il brutto e il cattivo tempo… persino lo strozzino, se lo vuole. Se poi il creditore è uno Stato comunista e i debitori sono gli stati democratici e liberali, possiamo ben immaginare quale sia il pericolo per questi Stati e per i popoli che rappresentano, noi compresi.
Non possiamo ignorare questa terribile eventualità. Non possiamo diventare debitori eternamente insolventi di un regime illiberale. Come ho anticipato prima, a un attento osservatore non sfugge l’impressione secondo la quale la Cina non solo ha scalato l’economia mondiale per giungere in vetta e piazzare la propria bandierina in cima, ma attraverso i propri fondi sovrani (fondi sovvenzionati dallo Stato cinese), stia tentando di scalare il debito pubblico e privato di molte economie importanti, tra cui quella italiana, e soprattutto quella statunitense, per dettare poi la propria legge. Poiché tale operazione fa di queste economie i primi e più importanti debitori della Cina, la quale, a questo punto, potrà decidere in casa d’altri non solo in materia economica, ma su ogni materia che tocca più o meno da vicino gli interessi cinesi nel mondo, compresa la questione tibetana e il rispetto dei diritti umani, la proliferazione nucleare, il clima e in generale la strategia politica mondiale. Arriverà il giorno in cui il Presidente USA dovrà chiedere il permesso ai cinesi prima di fare qualsiasi mossa politica o semplicemente per accendere il fuoco di un barbecue nel prato della Casa Bianca. E questo sicuramente non è una prospettiva allettante.
Ecco perché il mondo occidentale e quello americano dovrebbero rivedere profondamente il loro rapporti economico-politici con la Cina. Dovrebbero soprattutto attuare tutte quelle misure atte a impedire che il capitalismo selvaggio di un regime comunista, che opera senza alcun supporto democratico e nella costante violazione delle libertà fondamentali dell’uomo, possa davvero condizionare la politica e l’economia di mezzo mondo. Altrimenti, le nostre costituzioni, i nostri diritti conquistati con il sangue e con le guerre, con i sacrifici e con il duro lavoro, saranno solo involucri formali, epitaffi a futura memoria, poiché, volenti o nolenti, i nostri destini si decideranno altrove… lontano, e precisamente nelle stanze di un oscuro politburò comunista pechinese…
Avviso al lettore: ricorda, questo articolo che hai appena letto, in Cina verrebbe censurato.










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