E ti pareva. Non solo la sinistra cattocomunista si è impossessata da ormai 60 anni del 25 aprile, ma ora pretende di vantare diritti anche sulla “conversione” di Berlusconi alla festa di Liberazione Nazionale. Così ecco che Franceschini, gongolante (per cosa ancora non si è capito), afferma che l’avvicinamento del Premier al 25 aprile è merito suo.
Be’, sul punto si potrebbe prima di tutto affermare che finora Franceschini ha avuto solo un merito: rendere ancor più anonimo e insipido il PD creato da Walter Veltroni. In secondo luogo, Franceschini sta prendendo una grossa cantonata sull’avvicinamento di Berlusconi al 25 aprile, perché in verità il PDL e il centrodestra non si sono mai allontanati dai valori primi del 25 aprile (che certo non sono quelli comunisti e comunistoidi), quali la democrazia e la libertà. Piuttosto è la sinistra che se n’è indebitamente e illegittimamente impossessata, rendendola – come afferma qualcuno – una becera festa di partito dove gli unici inni e canti che si sentono sono quelle tediose e noiose Bella Ciao e l’Internazionale.
Perciò che stia tranquillo l’On. Franceschini. Non deve assolutamente festeggiare una vittoria che esiste solo nella sua testa. Certamente non è Berlusconi e il centrodestra che si devono avvicinare ai valori della sinistra, bensì è la sinistra che deve accettare un dato ineluttabile: in Italia esistono valori di democrazia e libertà che non possono essere imbrigliati nell’egemonia culturale e politica della sinistra. Non esiste in altre parole un pedaggio che si deve pagare alla sinistra per ottenere patenti di democraticità. Semmai è la sinistra a dover dimostrare ancora d’essere una forza autenticamente democratica, e certamente non è sufficiente festeggiare il 25 aprile per dirsi davvero democratici e liberali.
D’altro canto l’orgoglio di Franceschini appare persino poco lungimirante, poiché il leader del PD non si è reso conto che Berlusconi ha fatto una mossa politica, al di là di tutto, che ha fregato alla grande la sinistra: si è praticamente impossessato della festa sulla Resistenza, tanto che non stupirebbe se fra qualche anno – come dice Marcello Veneziani – diventasse la festa del PDL. Pertanto, il segretario PD – a mio modesto parere – rischia di rendersi ridicolo, quando richiede a Berlusconi un ulteriore passo avanti nell’avvicinamento ai valori della Resistenza, eliminando la proposta di legge sui repubblichini.
E a proposito della legge (1360/2008), che equiparerebbe i repubblichini ai partigiani, be’, dopo averle dato un’occhiata, io personalmente non l’ho trovata poi così scandalosa come i soliti comunisti vorrebbero far intendere, sebbene di massima non sia molto d’accordo: per quanto si possa avere rispetto e pietà per chi ha combattuto nella Repubblica Sociale di Salò, è chiaro che comunque combatteva per ideali pericolosi quali appunto furono quelli fascisti. E d’altra parte, mi viene solo l’orticaria a pensare molti dei partigiani rossi, onorati come eroi, laddove si resero responsabili di truci omicidi e stragi di persone innocenti e persino di prigionieri di guerra. Ma sul punto, scriverò un post a parte. Senza contare peraltro, che in generale il partigianesimo falce e martello aveva comunque all’epoca un secondo fine: non intendeva certo liberare l’Italia per instaurarvi una democrazia liberale, bensì per tentare un colpo di Stato e instaurare un regime comunista sotto la protezione sovietica. Pertanto, gli intenti della partiginaeria di sinistra (che all’epoca era soprattutto comunista) erano tutt’altro che nobili.
Alla luce di questo, auspico che la proposta di legge venga effettivamente ritirata, sebbene non ne farò un dramma o uno scandalo laddove dovesse essere confermata. Dobbiamo infatti ricordare che molti non combatterono nella Repubblica Sociale per volontà e convinzione ideale, bensì perché costretti. E appare davvero ingiusto che queste persone non ottengano un riconoscimento alla loro dignità di combattenti, soprattutto se persero la vita, magari per una causa in cui non credevano, con l’ulteriore beffa di essere bollate a vita come fascisti.
26 aprile 2009
Le parole di Franceschini sul 25 aprile





















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