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Le leggi bavaglio di USA e Europa

30 giugno 2010 | Diritto, Giustizia, Politica | Permalink


SPAGNA.
Nel paese iberico non esiste una vera e propria disciplina sulle intercettazioni. Esiste un generico principio che prevede la possibilità di limitare la privacy del cittadino per ragioni di giustizia. In questo senso è la giurisprudenza ad aver fissato alcuni paletti. Ma ecco che dice la norma:
a) Le intercettazioni devono essere necessarie (e la giurisprudenza di legittimità ha confermato questo principio, precisandolo). Il giudice può autorizzare la medesima solo e se non è possibile ottenere l’informazione in altro modo, e la stessa è fondamentale per il procedimento penale.
b) La proroga è di tre mesi in tre mesi, ma la concessione della proroga deve essere motivata dal giudice
c) In casi di urgenza, collegati al terrorismo e alle bande armate, l’autorizzazione può essere del Ministro dell’Interno o in sua vece del Direttore della Sicurezza dello Stato. Tuttavia, sarà il giudice entro 72 ore a convalidare il provvedimento.
d) Il materiale raccolto che esige trascrizione integrale del contenuto deve essere consegnato al giudice.
e) L’imputato ha il diritto di conoscere tutte le intercettazioni a suo carico nel termine di 10 giorni dalla conclusione delle indagini.
f) In ordine alla pubblicazione del materiale intercettato, esiste un regime rigoroso che vieta la pubblicazione delle intercettazioni, e prevede severe sanzioni penali per i trasgressori.
La giurisprudenza ha poi precisato che la sussistenza dei requisiti per richiedere le autorizzazioni all’intercettazione dovrà essere esaminata dal giudice caso per caso. L’autorità che fa la richiesta dovrà giustificare la stessa con elementi obiettivi e non in base a supposizioni, congetture e sospetti. La valutazione – anche per il corretto esercizio della difesa dell’imputato (il quale ha diritto a valutare la proporzionalità tra l’utilizzo del mezzo intercettativo e il risultato ottenuto) – dovrà essere effettuata, ponderando gli elementi esistenti al momento della richiesta, e non deve essere giudicata a seguito dei risultati ottenuti.
STATI UNITI. La disciplina federale delle intercettazioni telefoniche e telematiche, e di quelle ambientali è raccolta negli articoli 2510 e seguenti del Codice USA (US Code). In particolare:
a) Il ministro della Giustizia federale, i suoi vice, ed altri collaboratori espressamente designati, possono autorizzare la presentazione di una richiesta al giudice federale affinché questi emani un decreto di autorizzazione alle intercettazioni  da parte dell’FBI o di altra agenzia, limitatamente ai reati previsti dal Codice USA sulle intercettazioni.
b) Il procuratore capo di ogni Stato o di ogni entità politica substatale, se la legge di quello Stato lo prevede, può chiedere autorizzazione a un giudice a eseguire delle intercettazioni. Il giudice autorizza se sussistono i requisiti richiesti dalla legge statale e dal codice USA e se le intercettazioni possano fornire o abbiano fornito prova della commissione di un reato fra quelli  elencati come intercettabili.
c) I requisiti per autorizzare le intercettazioni sono: 1) il fondato sospetto che si stia commettendo un reato, o ci si appresti a commettere un reato fra quelli intercettaili; 2) il fondato sospetto che attraverso l’intercettazione si potranno ottenere informazioni utili alle indagini; 3) se si dimostra che gli altri strumenti di indagini non sono stati utili o non saranno utili a ottenere le medesime informazioni (si parla di ragionevole improbabilità); s4) se c’è il fondato sospetto che i luoghi e le comunicazioni intercettate siano utilizzati per la commissione di un reato, e sempre che appartengano o vengano utilizzati dal soggetto indagato.
d) Vi è il più severo divieto di rivelare o pubblicare le intercettazioni. La pena, in caso di violazione, può arrivare fino a 5 anni di carcere, oltre la multa.
In generale, leggendo queste discipline emergono un paio di dati interessanti. In primo luogo emerge il criterio della “necessità” delle intercettazioni e conseguentemente il loro utilizzo come ultima spiaggia (se non è possibile cioè ottenere le informazioni in altro modo). In secondo luogo, le stesse devono essere “proporzionali” rispetto alla compressione del diritto alla riservatezza del cittadino e devono incidere il meno possibile su di essa, soprattutto in materia di dati sensibili e personali, i quali comunque vengono tutelati con severi divieti di pubblicazione e diffusione; in questi termini, i tempi di durata in generale non sono lunghi e il loro rinnovo è soggetto a rigidi controlli dell’autorità (ministro o giudice). Inoltre, in tutti i paesi esaminati vi è un assoluto divieto di pubblicare i contenuti integrali delle intercettazioni, altrimenti si incorre in severe sanzioni penali, presenti anche nel caso della violazione del segreto istruttorio. Infine, il materiale è quasi sempre distrutto appena non più utile ai fini delle indagini, e certo non viene utilizzato per obiettivi che esulano quella specifica indagine.
Insomma, da questa panoramica estremamente sintetica, si può tranquillamente evincere che la nostra normativa presente e futura non è più severa di quella di altri paesi a noi vicini, e certamente non è liberticida come ci vogliono far credere. O almeno non lo è nella forma e nella sostanza di cui si legge nei vari blogghetti e giornaletti dei sinistrati nostrani. Il problema è che qui da noi la stampa politicizzata utilizza una questione delicata e importante come le intercettazioni per fini di propaganda anticentrodestra e non già per vere lotte di libertà. Altrimenti, se il punto dolens era la libertà di informazione e di stampa, le proteste avrebbero dovuto (e dovrebbero) indirizzarsi verso altre problematiche, come l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, l’abolizione del finanziamento alla stampa e l’abolizione dei reati d’opinione (o comunque la loro depenalizzazione) che ci trasciniamo dai tempi del fascismo e che per decenni hanno fatto comodo anche alla sinistra, sempre prodiga nel promuovere querele per diffamazioni a mezzo stampa, proprio lei che oggi sale in cattedra a difendere la libertà di opinione. Non vi sembra ridicolo e un tantino ipocrita?

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Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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