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L’ANM minaccia lo sciopero contro le riforme punitive

2 29 ottobre 2009 | Giustizia | Permalink
Secondo i magistrati, il governo intenderebbe riformare la giustizia contro i giudici e i pubblici ministeri

giustizia-bendataE’ curioso. Appena Berlusconi parla di riformare la giustizia, ecco che i magistrati scalpitano e ammoniscono affinché non vengano fatte riforme punitive. E allora io mi domando: e quali dovrebbero essere queste riforme punitive? Non esistono simili riforme, se non in una dittatura, e noi – fortunatamente – non siamo in una dittatura. Esistono riforme che servono a rendere più efficiente la macchina statale, e nello specifico, la macchina della giustizia, sempre più lenta e inefficiente.
Ma i magistrati chiaramente non ci stanno se queste riforme vanno a toccare il loro status. Se, per esempio, propongono una separazione funzionale e carrieristica tra giudici e PM. Questo – secondo loro – sarebbe uno scandalo, uno scempio, un attentato all’autonomia e all’indipendenza della magistratura, soggetta soltanto alla legge e non già alle logiche politiche, come invece Berlusconi vorrebbe far credere.
In verità, non è proprio così. Non voglio certo affermare che tutti i magistrati siano politicizzati, che usano le sentenze e le indagini per fini politici. Sarebbe non solo semplicistico, qualunquista e persino infondato, ma sarebbe pure ingiusto nei confronti di una categoria che in un modo o nell’altro, nel bene e nel male, combatte con le leggi penali pastrocchio la criminalità comune e organizzata. Voglio solo dire che esistono comunque settori della magistratura che non ci stanno a essere condizionati dalla politica, ma al contempo pretendono che la politica venga condizionata dalla magistratura.
Ecco, se è vero che le riforme devono essere fatte affinché la giustizia venga dispensata con maggiore celerità e più equamente, è anche vero che le stesse riforme devono essere fatte anche contro questo genere di magistrati che usano il potere giudiziario per condizionare e influenzare la politica, il governo e il parlamento, emettendo sentenze di colpevolezza dal loro mondo perfetto e intoccabile.
Ma anche i magistrati sono dipendenti pubblici. E se è vero che la Costituzione afferma che essi sono soggetti solo alle legge, è anche vero che spesso questa legge non esiste. I privilegi, le inamovibilità, e l’irresponsabilità civile e penale per gli errori commessi nel loro operato li pone di fatto al di sopra della legge. E questo non è capito dal cittadino medio che vede spesso queste figure come personaggi della mitologia statale, lontano dalla gente e dal sentimento comune. Il giudice è il giudice, pensa. Egli è terzo: è nel mezzo tra chi accusa e chi difende. Egli non ha rapporti né con il primo, né con il secondo, né con il pubblico ministero, né con il difensore. E’ al di sopra delle parti, è l’incarnazione della giustizia italiana che emette sentenze qualche volta appellabili, altre volte inappellabili, e lo fa in nome del popolo italiano e dunque in nome di ognuno di noi.
Suggestivo, vero? Peccato però che tale suggestione sia solo fumo negli occhi. Non a caso, l’ufficio del giudice è a fianco a quello del pubblico ministero, che entrambi (il PM e il giudice) hanno fatto il concorso assieme, che magari sono stati pure colleghi, nella medesima funzione, seppur in un ufficio diverso. Ecco che allora l’illusione e il mito crolla. La parità tra accusa e difesa va a farsi benedire, così come la terzietà. Il giudice terzo si rivela infatti per quello che è: solo una figura retorica e giuridica che non trova riscontro nella realtà, perché la legge e la Costituzione non stabiliscono una sostanziale differenza tra chi accusa e chi giudica, ma solo una differenza formale: il primo è un magistrato che chiede condanna, il secondo un magistrato che decide la condanna, ed entrambi appartengono al medesimo ordine, mentre il difensore (l’altra metà del cielo) è solo un privato cittadino che esercita – come si suol dire – funzioni di pubblica utilità o necessità. Non è un magistrato, né può diventarlo senza apposito concorso. Perciò egli non ha gli strumenti che ha il pubblico ministero per accertare la verità, e non è soprattutto collega e spesso amico del giudice. Dal che se ne deduce che la bilancia della giustizia troppo spesso non è tarata: pende in modo evidente da una parte.
Intendiamoci: non voglio dire che queso stato di fatto sia una regola. Voglio solo dire che è pia illusione credere che tra le due funzioni ci sia quella distanza che si vorrebbe uguale a quella tra il giudice e il difensore. Non è così. Come non è considerato “pari” il rapporto tra il medesimo difensore e il PM nella fase delle indagini preliminari, dove abbiamo un’accusa che ha il controllo della situazione e un accusato che spesso ignora quello che sta accadendo e che non ha accesso agli atti, in quanto secretati.
Cosa buona e giusta, ovviamente. Le indagini non possono essere inquinate, né deve darsi l’occasione all’indagato di depistarle. Perciò non è questo l’aspetto che viene messo in discussione, quanto la necessità di fare un’ulteriore distinzione tra il pubblico ministero che indaga e il pubblico ministero che accusa. Il primo semplice supervisore e garante della correttezza costituzionale e legislativa delle indagini; il secondo accusatore nel processo penale e titolare dell’azione penale agli esiti pre-istruttori. E’ questo un aspetto fondamentale: settorializzare l’amministrazione della giustizia e renderla più efficiente e più equa con un giudice che non ha contatti né con l’accusa né con la difesa, e con un PM che non sia una sorta di superintoccabile, capace – nella fase delle indagini – di andare oltre  la semplice necessità di accertare la verità dei fatti.
Tornando a bomba, dunque, la riforma che l’Italia chiede è quanto è già logico e previsto in altri ordinamenti: giudici e pubblici ministeri separati, ma con le medesime garanzie costituzionali. Pubblico ministero titolare delle indagini, ma in qualità di garante e di supervisore dell’attività di polizia giudiziaria, senza reali poteri di indagine ma solo di analisi e di indirizzo delle stesse. Meccanismi cuscinetto tra politica e giustizia che permetta alla prima di svolgere in completa autonomia e indipendenza il proprio lavoro di governo e di legislazione e alla seconda di perseguire la giustizia in ogni settore della vita pubblica e privata senza che ciò dia adito a scontri istituzionali o fra poteri costituzionali che spesso assumono il vago sapore di azioni politiche extraparlamentari.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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  • OkNo
  • giuseppe

    Se i magistrati sono soggetti solo alla legge per quanto riguarda il loro operato, allora perche hanno privilegi e immunità? perchè non lo sono come tutti gli altri cittadini, ed anzi a maggior ragione proprio perchè sono i tutori imparziali dovrebbero dare l’esempio e PAGARE CIVILMENTE E PENALMENTE per i loro sbagli sia casuali che volontari, che danneggiano i cittadini che hanno diritto ad una giustizia che li tuteli e non che li umili ancora di più perchè oltre al danno si unisce la beffa. Il povero cittadino è impotente contro queste situazioni, contro ogni possibile abuso di un personaggio della magistratura, non gli resta che chiedere aiuto a Dio perchè per quanto riguarda le persone nessuno può aiutarlo o perlomeno risulta economicamente dispendioso e per non parlare per i tempi per ottenere giustizia, ovviamente è meglio lasciar perdere in partenza, si rischia di morire di frustrazione. Io credo che chiunque arreca danno ad un’altra persona DEBBA PAGARE, secondo legge, e questa LEGGE DEVE ESSERE UGUALE PER TUTTI, anche e soprattutto per i MAGISTRATI, anzi,  a maggior ragione, devono dare l’esempio di onestà e imparzialità, applicando perfettamente quanto dice la costituzione, che devono rendere conto solo alla legge. MA IN ITALIA, I SIGNORI MAGISTRATI VISTO CHE HANNO LE IMMUNITA’ non rendono conto a nessuna legge!!!! MA NESSUNO SE NE ACCORGE???? Con tanti intellettuali, tanti arguti uomini politici, tanti professori, possibile che si riesce a capire che loro non danno conto alla legge, ma sono al di sopra della leggere, avendo l’immunità e l’impunità. Hanno quindi il potere di usi e abusi a loro discrezione, altro che democrazia, altro che la legge è uguale per tutti. I magistrati si oppongono ad ogni riforma? allora si vede che  ai loro occhi la giustizia e la magistratura funziona bene e sono utili al Paese, non accorgendosi che i cittadini sono stanchi, amareggiati e frustrati della loro inefficienza e chi non arriva alla fine del mese e deve pagare per anni e anni avvocati che grazie alle inefficienze della magistratura e dei magistrati che per un processo hanno dei tempi biblici (tanto, a chi devono dare conto? al povero cittadino vittima della loro inefficienza che è intimidito dalla loro suscettibilità e non può neanche dire la sua davanti al padreterno di turno?). Aggiungo solo una cosa, VERGOGNA! E ci dovremmo vergognare anche noi come cittadini che abbiamo creato dei mostri attaccati al loro potere e certamente non tutelano i cittadini ma i loro interessi, i loro privilegi, la loro immunità e le loro impunità. SE QUESTA E’ DEMOCRAZIA, E SE QUESTE SONO LE LEGGI IN ITALIA, preferirei andarmene in qualche altro Paese migliore di questo.

    • Il Jester

      Il problema non è che nessuno se ne accorge. Il problema è che tutti sanno, ma a molti va bene così. Comunque, bisogna dare atto che non tutti i magistrati sono di questa pasta. Il 90% è costituito da brave persone che lavorano. E sono certo che sono molto critici nei confronti dei loro colleghi più suscettibili.

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