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Alitalia: la storia infinita

17 settembre 2008 | Economia, Politica | Permalink
Le sorti della Compagnia Aerea ancora in alto mare

AlitaliaDevo essere sincero, non ho seguito con grande attenzione il “Caso Alitalia”, anche perché sono stanco delle solite lagne italiane. Mi chiedo come sia possibile che solo in Italia succedano queste cose. In altri paesi, probabilmente ognuno avrebbe accettato il proprio ruolo e le proprie responsabilità, assumendosi la propria quota di sacrificio. No, in Italia è diverso: c’è pericolo che la nave affondi, ma nessuno vuole rinunciare ai propri gioielli… Nessuno vuole gettare a mare quel che è suo per impedire il matrimonio con l’abisso…
Un paese strano l’Italia. Qualcuno potrebbe obiettarmi: “Ma sono in pericolo migliaia di posti di lavoro!”
“Certo,” dico io. “Ma se qualche sforbiciata non si dovesse dare, credete che a rischio ci sarebbero solo poche migliaia di posti di lavoro? Credo piuttosto che allora i rischi sarebbero per tutti i posti di lavoro, perché la compagnia aerea sta miseramente fallendo, visto che è scarsamente concorrenziale e oberata da debiti fino al collo (chissà perché!).
La strada più facile (direi semplicistica) per risolvere il problema e salvare capra e cavoli, sarebbe stata quella di svendere (o regalare) la compagnia di bandiera ad Airfrance che ne avrebbe fatto polpettine facendola diventare una succursale provincialotta delle rotte francesi. Questo era l’obbrobrioso progetto del Centrosinistra. Fortunatamente, il progetto è fallito grazie alla vittoria del 13 aprile.
Da allora sono stati fatti notevoli sforzi per salvare non solo Alitalia e la sua italianità, e dunque per costituire una cordata di capitali che potessero non solo sostenerla ma anche rimetterla a nuovo. Solo che, come in tutte le cure, c’è sempre la medicina amara da ingollare, e questa medicina è un sostanzioso taglio agli esuberi lavorativi. Intendiamoci, non parliamo di poveri manovali od operai, dequalificati e poco remunerati, con famiglia monoreddito da sfamare, bensì di piloti d’aerei con sostanziosi stipendi e una qualificazione professionale che non li lascerà certo al palo, anche se si dovesse metterli alla porta.
Per cui, non capisco proprio questo cancan se non nel senso che i signori Piloti non vogliono staccarsi da mamma Alitalia, perché mamma Alitalia essendo stata finora statale, garantiva quello che una società privata non potrebbe garantire… E qui mi fermo.
Ecco dunque il fioccare di scioperi e proteste, ed ecco dunque il disagio per i passeggeri… e non solo! Ecco ancora altre perdite per alitalia: 40 voli cancellati credete che non peseranno su un bilancio già straziato?
Ci vuole solo un po’ più di responsabilità e meno sindacalismo politicizzato. Tra sigle autonome, arroccate nei loro particolari interessi e come tali orbe verso una problematica che li supera, e una CGIL in costante contrapposizione ideologica con un Governo non gradito, ma certamente emancipato dai suoi costanti ricatti sindacaioli, l’Alitalia ha davvero poco da sperare, e gli unici che si sono dimostrati responsabili in un’ottica di trattativa, sono state CISL, UIL e UGL.
Il Titanic, signori, sta miseramente affondando, ma i signorotti non ne vogliono sapere e come se niente fosse si ostinano a danzare i valzer e a bere champagne…

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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