Diventa Fan
su Facebook
Seguici su
Twitter!
Segui @iljst
Carica Modulo Ricerca...

L’affondo della Spagna di Zapatero

12 30 settembre 2010 | Economia, Politica | Permalink

Cosa rimane a Zapatero? A occhio e croce, un paio di matrimoni gay. Nulla di più. Tutte le riforme del leader socialista oggi si riducono a questo. La grande svolta progressista spagnola è essenzialmente un matrimonio omosessuale e nulla più. Non c’è altro, c’è solo il vuoto… c’è lo sciopero di coloro i quali lo hanno votato e il taglio di rating di Moody’s. Un bel traguardo per colui che era preso ad esempio dalla nostra sinistretta, tutta chic, tutta puzzette sotto il naso, tutta Repubblica e Il Fatto… e che ieri ha dato davvero un spettacolo degno di sé con uno dei suoi maggiori esponenti, quell’ex tale di Mani Pulite a tutti noto come Tonino Di Pietro.
Ma questo è un altro discorso, già affrontato in un altro contesto. Tornando alla Spagna, le grandi riforme zapateriste alla fine hanno dimostrato quello che sono: dannose per lo più. Sono state solo l’ennesima violenza al diritto naturale, il sovvertimento dell’etica umana, il finto-progressismo di chi crede che l’etica sia un concetto relativo. L’unico prodotto dell’era zapaterista è stato il lento ma inesorabile svuotamento dei valori umani fondamentali, in nome di un progresso farlocco e grettamente libertarista.
Oggi, milioni di persone rischiano in Spagna il proprio posto di lavoro, mentre in Italia la ripresa è lenta ma c’è. Certamente di questo non possiamo dire grazie alla sinistra, la quale ci avrebbe piuttosto portati dritti dritti in Spagna o in Grecia, se solo sfortunatamente avesse avuto le leve del potere in mano, salvo poi dare la colpa agli altri. Ma naturalmente, a sentir loro, avrebbero fatto miracoli… Certo come no! Ma ve li immaginate i sinistri e i loro ministri a tamponare l’emergenza in Abruzzo, o in Campania… o la grave crisi economica? Tutti lì a discutere se è meglio fare arrivare le ruspe o i militari, le tende riscaldate o i prefabbricati. E tutti lì a discutere se è meglio che lo Stato assuma i 300.000 precari, oppure crei nuovi fondi per i lavori socialmente (in)utili. E questo mentre magari la gente cercava di sopravvivere all’addiaccio o sommersa dalle immondizie, o moriva di fame dietro la più grave crisi economica della storia recente, che naturalmente in Italia è causata da Berlusconi, il malefico untore, l’origine di tutti i mali passati, presenti e futuri.
Va beh, è la solita solfa e lo sappiamo. La sinistra per vero non riesce ad andare oltre la nota tiritera: parla (e a volte copia) progressista ma – quando può e quando gliene è stata data l’occasione – agisce regressista. Si inventa programmi politici taroccati, tutti infarciti di grandi e bei propositi, buonisti e fuori dal tempo e dalla realtà, che incantano gli allochi, senza però mai preoccuparsi se funzionano oppure no, se crea più danni di quanti ne risolva o se avvantaggia solo una parte della società a danno dell’altra. Questo, sappiamo, è un problema dei cittadini. Mica loro! Prendiamo la Fiat. Credete davvero che Marchionne sarebbe riuscito a salvare la casa torinese senza chiedere soldi allo Stato, se al Governo ci fosse stata la “supereroica” sinistra, la cui agenda economica e sociale – è noto – è dettata dalla CGIL e dalla FIOM? Ci sarebbe stato solo da mettersi le mani nei capelli… Come sta facendo Zapatero in Spagna, ma non per gli errori altrui, ma per i propri. Perché ha creduto davvero (bontà sua o di chi l’ha votato) che una banale e retrograda teoria socialista, buona solo per le dissertazioni dotte dei salottini radical chic e per le assemblee di fabbrica potesse risolvere i problemi della gente. Ebbene, a quanto pare così non è, e persino coloro i quali prima l’hanno votato e poi oggi ne chiedono la testa, l’hanno capito, almeno fino alla prossima volta.
In verità, dobbiamo assolutamente sfatare il mito e la convinzione che sinistra sia progresso. La sinistra non è progresso! Il progressismo non è progresso. Oggi come oggi, è regresso; è il più becero e infido conservatorismo, legato alla storia del novecento e al mito sessantottino. Il fatto è che la sinistra tutta, spagnola o italiana, francese o tedesca, è ancora pervicacemente legata alla logica della contrapposizione di classe: capitale contro lavoro. Ma così non è più. Il mondo moderno è più complesso. Il mondo moderno esige politiche che coniughino capitale e lavoro, e non che avvantaggino l’uno a sfavore dell’altro e viceversa. Altrimenti torniamo indietro di decenni. Torniamo verso le aspre contrapposizioni sociali che hanno generato dittature nere e rosse, bianche e gialle, verdi e blu. E tanta, tanta, tanta fame…
Ma Zapatero comunque si può consolare. Qualche successo le sue politiche lo hanno ottenuto. Egli, per questo, avrà sempre il voto degli omosessuali. Almeno loro non glielo toglieranno… sempre che qualcuno degli interessati non abbia perso il lavoro a causa delle “allegre” politiche zapateriste…

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

Seguimi su Twitter | Pagina Facebook | Contattami

  • OkNo
  • RightWing

    Eh allora sbaglierà il mondo occidentale intero. L’Italia, assieme a Zimbabwe e qualche Paese del genere, è l’unica che capisce qualcosa…

Seguimi

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua Email

Unisciti agli altri Follower: