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La sinistra divisa sul dialogo e le riforme

1 28 dicembre 2009 | Politica | Permalink
Di Pietro da una parte e Franceschini e Bindi dall'altra remano contro D'Alema e Bersani, disponibili a dialogare con il PDL

Non amo fare la lista dei buoni e dei cattivi a sinistra, anche perché a turno, a sinistra, sono sempre stati poco buoni e molto cattivi, sebbene sempre buonisti. Ma il buonismo è concettualmente diverso dal buono, perché il buonismo ha in sé una certa (direi massiccia) dose di ipocrisia e opportunismo. Perciò confondere i due concetti è non solo errato, ma anche illogico. Anzi direi intellettualmente disonesto.
Detto questo,  esistono però periodi in cui il buonismo della sinistra lo si deve (o lo si dovrebbe) lasciare da parte per far spazio alla bontà, o meglio alla volontà di dialogo. Questo (dovrebbe) accade(re) quando ci si accorge che la macchina delle istituzioni s’inceppa troppo spesso; quando ci si accorge che un certo potere – quello giudiziario – “sfora” le proprie competenze e va oltre quello che gli è consentito dalla Costituzione per “inquinare” l’attività politica; quando la politica, a sua volta, non fa più il proprio dovere e non risolve i problemi della gente. Insomma, quando i nostri governanti e giudici non sono più in grado di offrire il corretto funzionamento degli apparati che dovrebbero garantire il  nostro benessere e il nostro sviluppo.
Questa necessità di volontà di dialogo è oggi chiamata opportunità… forza maggiore, esigenza di riforme che ormai attendono da troppo tempo, e che per la loro natura richiedono la massima convergenza possibile fra tutte le forze politiche del paese. Non è perciò un “inciucio”, come i disfattisti della domenica vogliono farci intendere. La parola – già di per sé sgradevole – ha un altro significato ed è volta a evidenziare quell’accordo sottobanco che mira a sovvertire il voto popolare per permettere l’affermazione di una forza politica altrimenti perdente. E’ inciucio quell’accordo tra Lega e sinistra – per esempio – che ribaltò il voto del 1994 e fece cadere il primo governo Berlusconi. Non è sicuramente inciucio quanto venne prodotto nella Bicamerale e i tentativi di dialogo tra maggioranza e opposizione. Perché ogni stagione riformista che si rispetti necessità della partecipazione di tutte le maggiori forze politiche del paese. Le riforme a colpi di maggioranza, sebbene possibili, non sono certo auspicabili. Le regole del gioco devono essere cambiate assieme per quanto questo sia possibile.
I disfattisti della domenica, invece, parlano di inciucio, e ne parlano probabilmente per opportunismo, strumentalmente e per logiche e fini che sono l’opposto del bene di questo paese.
Prendiamo l’IDV e Di Pietro. Questo partituccolo e il suo leader denunciano l’inciucio tra l’attuale maggioranza e l’opposizione dalemiana e bersaniana, più disponibili a dialogare per riformare il nostro sistema istituzionale, sostenendo che non si può dialogare con il diavolo. Il diavolo, capite? Già questo termine è di per sé offensivo del voto degli italiani espresso democraticamente, se poi ci aggiungiamo che è indice chiaro e incontestabile di una opposizione all’interno dell’opposizione (perché – scontato l’astio di Di Pietro nei confronti di Berlusconi – la famosa letterina a Gesù Bambino in realtà è volta a ottenere a schiacciare Bersani e il PD), possiamo benissimo immaginare da che parte stanno le idee “luciferine” volte a far affondare non solo le riforme, ma anche un sano e corretto dialogo istituzionale. E questo – sia chiaro – pur di mantenere una visibilità altrimenti inesistente per un partito che ha fatto delle manette giacobine e della finta e ipocrita giustizia (il cosidetto giustizialismo) i suoi cavalli di battaglia.
Al fianco di Di Pietro e del sua corte di giornaletti e Pm simpatizzanti, abbiamo poi l’ala del PD che non si rassegna alla sconfitta interna, e che pur di fare lo sgambetto a Bersani e a D’Alema, è disposta a sposarsi Di Pietro e le sue manette, denunciando l’inaudito e inaccettabile “inciucio” tra il PD e il PDL. Parlo di Franceschini e Rosy Bindi, un tempo democristiani, oggi piddini con vocazione dipietriste. Anche la loro “opposizione” in verità deve essere letta attraverso la lente delle logiche interne al Partito Democratico. E’ infatti chiaro che a loro di fare riforme non interessa proprio nulla. A loro interessa ottenere visibilità, visto che sono minoranza (fino a che punto “cattolica” ancora non si capisce). E per ottenere questa visibilità, l’unica strada è quella di far cadere Bersani e la maggioranza che lo ha eletto segretario del PD. Perciò sono disposti a sacrificare il clima di disponibilità e di pace tra maggioranza e opposizione dialogante, e la relativa stagione “costituente”, auspicata, tra gli altri, dal Presidente Napolitano, pur di raggiungere il risultato.
Nell’insalata anti-dialogo, ovviamente, ci vanno pure anche altri personaggi. Pensiamo a quella magistratura che, in una ipotesi riformista, perderebbe non di poco il proprio peso politico (che in verità non dovrebbe mai avere). Pensiamo alle sinistre extraparlamentari e veterocomuniste, che da un incontro fra maggioranza e opposizione e da una stagione riformista senza di loro, perderebbero ulteriori consensi fino a estinguersi del tutto (il che sarebbe davvero un progresso per l’Italia). Pensiamo ai giornalini giustizialisti: una eventuale stagione di riforme sconfesserebbe definitivamente le loro dietrologie antiberlusconiane e la loro mistificazione giornalistica.
E’ chiaro dunque che i “nemici” del dialogo, altrimenti noto come inciucio (ma – ribadisco – questo è un termine abusato e improprio in questo contesto), sono tanti, poiché dal suo fallimento dipende la loro sopravvivenza politica e giornalistica. Solo in un paese caotico e disordinato come il nostro, dove maggioranza e opposizione non si considerano avversari politici, ma autentici nemici da abbattere con statuine del Duomo o accuse di natura diavolesca (quando non sono di altra natura), questi soggetti, questi personaggi o queste corporazioni, possono sopravvivere e prolificare, alimentando se stesse e i loro consensi (e di riflesso il loro potere) con l’odio per l’avversario politico, dipinto alle masse come il mafioso, il corruttore di minorenni, il puttaniere… o peggio il diavolo.
Dinanzi a certi nemici della democrazia, mi auguro che il dialogo prosegua. Se a sinistra, più che il buonismo di facciata (per intenderci quello in stile veltroniano), prevarrà la bontà e l’amor di patria, è probabile che queste riforme si faranno, se non nel 2010, quantomeno nel 2011. E allora – dita incrociate – di Di Pietro e dell’IDV, di Franceschini e Rosy Bindi non sentiremo più parlare, se non negli almanacchi degli anni passati.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

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