Quello che si pensa e che non si dice è proprio il concetto racchiuso nel titolo di questo post: la sinistra non ha grande interesse alla par condicio televisiva. Non ha interesse al pluralismo informativo. Ha interesse a ben altro: intende avere il monopolio sulla Tv di Stato. Del resto, questo lo ha sempre dimostrato, difendendo programmi indifendibili come Annozero e ora Report, o Tg come il Tg3, oppure attaccando il Tg1 di Minzolini, reo – a lor dire – di fare informazione di parte, solo perché non dà troppo spazio ai sinistrati e non attacca pretestuosamente il governo di centrodestra.
Non è un’idea peregrina la mia. Quando la Tv di Stato era l’unica Tv che gli italiani potevano guardare e Mediaset era forse solo un’idea nella mente del giovane imprenditore edile, Silvio Berlusconi, le sue trasmissioni rispecchiavano la volontà e il potere di chi governava. Era la longa manus di chi stabilmente risiedeva a Palazzo Chigi, e non c’erano grandi problemi di par condicio. Neanche era possibile o auspicabile porsi il problema. Nessun giornale osava sollevare la questione o contestare la nomina o la revoca di un direttore di rete. Sarebbe stato da pazzi. E persino l’opposizione comunista teneva la bocca chiusa: l’alternativa era scomparire dai notiziari e dagli approfondimenti. E questo finché, negli anni ‘60, tutto non era iniziato a cambiare. Dopo Rai 1, arrivò Rai 2, e con il secondo canale le prime coalizioni di centrosinistra con l’alleanza di ferro DC-PSI. E con queste alleanze anche la spartizione del servizio pubblico.Venne avviato così il processo di lottizzazione: Rai 2 entrò nell’orbita socialista e il concetto di par condicio iniziò a farsi strada, ma non nel senso che intendiamo noi oggi, ma nel senso di spartizione. I comunisti, all’opposizione, infatti, non stettero a guardare, e con la riforma della Rai del 1975 vennero accontentati. Nacque Rai 3, che nella prevedibile ottica lottizzatoria finì nell’area di influenza del PCI. Alla fine degli anni ‘70 risulteranno così tre canali: due canali pubblici influenzati dalla maggioranza che governa, e un canale pubblico influenzato dalla minoranza.
Ed è proprio tramite e grazie a Rai 3, che poi in servizio pubblico radiotelevisivo approdano giornalisti e conduttori tendenzialmente di sinistra destinati a bucare lo schermo fino ai giorni nostri; giornalisti come Michele Santoro del quale dobbiamo ricordare gli esordi televisivi marchiati Tg3 e Rai 3; per la terza rete il nostro eroe ha da sempre confezionato programmi di sicuro successo, tra cui Samarcanda e Annozero. Ma non solo Santoro. Pensiamo a Sandro Curzi, il direttorissimo di Telekabul. Lui fu addirittura uno dei fondatori di Rai 3, assieme a Biagio Agnes e Alberto La Volpe. Un altro giornalista importante che appartiene all’area è certamente Bianca Berlinguer, figlia del leader del PCI, Enrico Berlinguer: i suoi esordi è vero furono targati Rai 2, con Mixer, ma la notorietà, la nostra giornalista, la raggiunge su Rai 3, prima come conduttrice del Tg3 e poi come direttora. Ne menziono un quarto: Corrado Augias, già parlamentare indipendente nelle liste dei DS, i suoi esordi televisivi furono su Rai 3 con l’ormai mitico Telefono Giallo. E infine un quinto: Lucia Annunziata, già direttora del Tg3. I suoi esordi si consumarono proprio sulla terza rete con il programma Linea Tre. Cito per onore di cronaca anche i conduttori divertenti e satirici: Serena Dandini, Dario Vergassola, Corrado e Sabina Guzzanti, ecc.
Chiaramente ce ne sono molti altri di conduttori d’area sinistra, che qui per ragioni di spazio, non posso assolutamente elencare (tra i quali: Giovanni Floris, Gad Lerner e la freelance Milena Gabanelli). Quello che mi preme dire è invece un’altra cosa. Questa pletora di presentatori, conduttori, comici e giornalisti hanno occupato la Tv pubblica ormai da decenni (a eccezioni di alcuni che sono emigrati in emittenti private). Ormai da decenni la considerano non tanto casa loro, ma cosa loro. Ogni tentativo di riequilibrare la loro pendenza a sinistra è di fatto fallita e così pure è fallito il tentativo di imporre un’informazione più equilibrata, soprattutto dopo i fatti di tangentopoli: la sinistra politica li ha difesi e continua a difenderli a spada tratta, denunciando ogni tentativo di ridimensionarli come un attentato alla libertà di informazione. Perché l’obiettivo era ed è solo uno: creare o imporre una Tv pubblica, pagata da tutti, ma di fatto controllata dalla sinistra. Ecco che allora non desta meraviglia sentire Bersani che insiste per riformare la Rai; in quale modo e direzione possiamo immaginarlo: inserendo meccanismi attraverso i quali l’occupazione di sinistra dei Tg e dei programmi di approfondimento siano cristallizzati, consolidati e tali da non venir rimossi in alcun modo. E questo affinché i conduttori militanti possano continuare a fare il bello e il brutto tempo in Rai, propagandando gli ideali e i valori di sinistra, condizionando i telespettatori, irregimentandoli in un egemonico intruglio ideologico che pur avendo fallito nel resto del mondo qui in Italia trova ancora seguito… Insomma, per farla breve, per creare una Tv pubblica di regime orientato, dove tutto è preordinato al condizionamento culturale e politico dell’individuo e dove ogni dibattito è sostanzialmente chiuso o censurato dietro il paravento del politicamente corretto e del conflitto di interessi!
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